sabato, dicembre 16

Piccolo almanacco di assurdità giudiziarie Quando la legge non ha logica. Vicende grottesche in nome del popolo italiano

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Da dove si vuole cominciare, in questo incomprensibile almanacco giudiziario? Magari da un paradosso della giustizia italiana che comincia a consumarsi la notte tra il 29 e il 30 gennaio del 2016. Quella notte, a Brescia, una banda di ladri fa saltare il bancomat di una banca. Uno di questi malviventi viene raggiunto da un colpo di fucile sparato dal balcone di casa da un signore che viene svegliato dal trambusto. Il ferito fa parte di una banda di rumeni e moldavi che per mesi prende di mira i bancomat del bresciano. Come finisce la storia? Il cittadino che ha reagito alla rapina viene processato.

L’imputazione nei suoi confronti è tentato omicidio. Se la cava (si fa per dire) con una condanna a due anni e otto mesi perché ha scelto la strada del patteggiamento.  Il rapinatore ferito sceglie anche lui la strada del patteggiamento e rimedia una condanna a due anni e quattro mesi. Il capo della banda se la cava con quattro anni e otto mesi; gli altri quattro con tre anni, e uno con un patteggiamento di quattro anni.

Lasciamo la parola al cittadino che ha reagito alla rapina, e che è stato condannato a una pena maggiore dei rapinatori: «Ho sentito rumori, mi sono affacciato e ho visto gente incappucciata e armata che mi diceva di rientrare in casa. Cosa dovevo fare? Ho sparato. Lo Stato non mi ha tutelato, ma ormai funziona così e ora rischio anche di dover risarcire quel ladro che ho ferito perché se dirà che non potrà più lavorare lo dovrò mantenere per tutta la vita». Non occorre aggiungere altro.

Andiamo a Imperia. Si sta inaugurando, forse, una nuova fattispecie di reato. Secondo alcuni buontemponi dare del ‘bastardo’ a un sindaco non è insulto; piuttosto un ‘reato di solidarietà’. Definire in questo modo quella che, si sia sindaci o meno, non è certo una carineria,  è perlomeno fantasioso, che sottende che tutti noi si abbia scritto in fronte ‘giocondo’ per aderire a questa tesi. Ma non è neppure questo il punto. Il fatto è che quel sindaco e’ stato definito ‘bastardo’ nel settembre del 2015, e due anni dopo ancora non si è stabilito se sia insulto o ‘reato di solidarietà’, qualsiasi cosa si intenda con questa espressione.

Ma c’è anche di meglio. Parcheggiare la propria automobile troppo vicino a un’altra auto, in modo tale da impedire l’apertura dello sportello  lato guida, è un reato: violenza privata. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione. Cioè: ben tre gradi di giudizio, giudici, avvocati, apparato giudiziario, tempo, denaro, per questo… Evviva!

Ora un paio di episodi che sono a cavallo tra l’incredibile e l’assurdo. I genitori di una ragazza diciassettenne, Eleonora Bottaro, vengono assolti dalle accuse mosse nei loro confronti. Hanno rifiutato la chemio per la figlia; il fatto non costituisce reato. La ragazza per quel rifiuto alle cure è deceduta per un tumore il 29 agosto del 2016.

Ancora una sentenza della Cassazione. Vincenzo Forastefano, boss recluso al regime speciale del 41 bis, non può vedere la televisione; evidentemente è considerato particolarmente pericoloso, e dunque da isolare. Però può ascoltare la radio, e leggere i giornali. Dunque! Dov’è la logica?

Prima di finire, un passo nella storia. Si chiamavano Silvio Ortis, Basilio Matiz, Giobatta Corradazzi e Angelo Massaro; alpini di nulla colpevoli, sottoposti a un processo farsa, e fucilati il 1° luglio 1916 a Cercivento, in piena prima guerra mondiale. Vittime del cinismo e dell’incapacità di generali felloni. E’ ora di riabilitarli.

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