Economia Analisi

Economia: il punto

Piano casa entro metà marzo

Eurogruppo-Grecia, malgrado la Germania le Borse europee sono fiduciose

piano casa
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«Affrontiamo il tema della casa rimettendo sul mercato 20mila alloggi ad affitto calmierato, vendita calmierata o ad affitto destinato alla vendita calmierata. Lo facciamo senza consumare un centimetro del terreno italiano. L’impegno di spesa si aggira intorno ai 400 milioni di euro: 150 milioni di investimento pubblico per quello che riguarda il sostegno degli affitti e 240-250 milioni di vantaggi fiscali per coloro che intervengono su alloggi che già esistono e sono invenduti». Ecco le prime parole del viceministro delle infrastrutture, Riccardo Nencini, che ha presentato a Roma a un convegno promosso dal ministero con i costruttori dell’Ance, Cassa depositi e prestiti e Abi, il nuovo piano casa.

Riqualificare le città ma soprattutto dare una mano a quelle categorie sociali che hanno caratteristiche di fragilità attraverso un piano che sarà pronto entro metà marzo di quest’anno. «Il provvedimento è da costruire – ha detto il viceministro – ma siamo già a buon punto sulla definizione. Il convegno di oggi serve per presentarlo e recepire le proposte. L’ipotesi di housing tiene conto da una parte dell’obiettivo di riqualificare pezzi di città, perché il 65% degli italiani vive nelle periferie. In poche settimane presenteremo al Consiglio dei Ministri la delibera sul tema delle smart city, dove le periferie sono una questione centrale. Per Bisogna lavorare tenendo conto dell’Isee, più che del reddito imponibile per il metodo di assegnazione e fissare un termine temporale per la residenza. Bisogna dare la possibilità di accedere a mutui agevolati per le giovani coppie, consentendo l’accesso alla forma più larga. Gli alloggi devono essere di immediata cantierabilità e dunque di immediata immissione sul mercato. La sinergia tra pubblico e privato è obbligatoria perché l’Italia ha risorse insufficienti se non vengono legate a fondi privati».

Notizie positive in Italia giungono anche dall’Eni. L’azienda guidata da Emma Marcegaglia e Claudio Descalzi, chiude il 2014 con un utile netto pari a 1,33 miliardi, contro i 5,1 miliardi del 2013 e un utile netto adjusted pari a 3,71 miliardi (-16%). Nel  quarto trimestre, l’azienda italiana, chiude però con una perdita di 2,34 miliardi e un utile netto adjusted di 0,46 miliardi (-64%).

Secondo quanto riportato nel comunicato del gruppo petrolifero, il cda dell’Eni intende proporre all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 1,12 euro per azione di cui 0,56 distribuiti nel settembre 2014 a titolo di acconto. Il dividendo a saldo di 0,56 per azione sarà messo in pagamento a partire dal 20 maggio 2015 con stacco cedola il 18 maggio 2015. Malgrado il calo dei prezzi del petrolio,  nel 2014 la produzione di idrocarburi ha registrato un +6,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per l’intero 2014 la produzione è invece pari a 1,6 milioni di barili, in aumento dello 0,6%. Le vendite di gas naturale sono invece diminuite del 7,3%.

Non sono per niente positivi invece i dati presentati dall’Istat in merito alla produzione delle costruzioni nel 2014. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, in Italia, rispetto al 2013 la produzione nelle costruzioni è diminuita del 6,9%. A dicembre l’indice corretto per gli effetti di calendario è diminuito in termini tendenziali del 5,2%, mentre nello stesso mese, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni, ha registrato un incremento del 2,3% su novembre. Nella media del trimestre l’indice è diminuito dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.

Intanto in Europa si aspetta di capire in che modo si raggiungerà l’accordo per allungare il “prestito ponte” che scadrà a fine novembre. Dalla Grecia fanno sapere che domani presenterà agli uffici dell’Eurogruppo la sua richiesta di estensione del prestito da parte delle autorità europee. Fino a ieri sembrava che la Grecia avrebbe inviato oggi una lettera al presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem con la richiesta di un’estensione di sei mesi del programma di aiuti.

La volontà di trovare un accordo l’ha espressa il presidente della commissione Ue, Juncker al settimanale WirtschaftsWoche: «Sto lavorando insieme al presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem per raggiungere un’estensione del programma esistente, in modo da allungare i tempi fino all’estate».  Lo stesso Juncker ha tenuto però a precisare che l’obiettivo e’ quello di dare maggior tempo ai rappresentanti dell’Eurozona e ai greci per concordare un nuovo programma di riforme e di crescita per Atene.

A prescindere dalle parole del presidente della Commissione europea, la Germania non sembrerebbe intenzionata più di tanto a venire incontro alle esigente del governo Tsipras. A confermare tale sensazione è il  portavoce del ministero tedesco delle Finanze, Martin Jager, che in una conferenza stampa a Berlino ha detto: «Non è accettabile e non sarà accettata un’estensione senza la realizzazione delle riforme decise, le due cose sono inscindibili».  Nella riunione del 16 febbraio, i paesi dell’Eurozona hanno fissato cinque condizioni per proseguire nel loro sostegno finanziario ad Atene e, almeno per quanto riguarda la Germania, non ci si discosterà da quanto è stato pattuito.

Nonostante la posizione intransigente della Germania, le Borse europee sono fiduciose circa un accordo tra l’Eurogruppo e la Grecia. Secondo i mercati quindi, malgrado le schermaglie degli ultimi giorni tra Germania e Grecia, il “prestito ponte” verrà prolungato. Infatti, Piazza Affari chiude in forte rialzo con l’indice Ftse Mib che ha guadagnato l’1,85% a 21.659 punti. Bene anche Atene che chiude la giornata con un +1,06% mentre Madrid e Parigi con un +0,9%. Buon risultato anche per la  Borsa di Francoforte che chiude la giornata con un + 0,60%, con l’indice Dax in rialzo a 10.961 punti. Risultato non esaltante per Londra  che registra un -0,15%.

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