venerdì, settembre 22

Perù: dietro la deforestazione c’è l’olio di palma L'indagine che collega la deforestazione alla concessione di terreni per la produzione di larga scala

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In Perù ormai da anni si denuncia la gravità di una deforestazione che non pare arrestarsi. Una deforestazione cui corrisponde proporzionalmente l’aumento delle coltivazioni di prodotti richiesti dal mercato mondiale. Secondo le ultime indagini, dietro l’avanzata delle ruspe, si nasconderebbe la ‘concessione’ non proprio legale di terreni per la produzione dellolio di palma. Più ettari, più coltivazioni, più lucro. Semplice.

Tutto questo accade a circa 500 chilometri da Lima, nella regione amazzonica di Ucayali. Proprio qui, dal 2013, pare che siano stati concessi centinaia di certificati di acquisizione di terreni a persone che, in alcuni casi, non ne avevano nemmeno conoscenza. Terre concesse e poi finite non casualmente nelle mani di una impresa, la Melka. Insomma, un giro di concessioni, di contratti ben mascherati per far sì che quei rigogliosi terreni diventassero maxi coltivazioni.

Secondo le accuse, l’azienda è stata la mente pensante a comando dell’architettata operazione finanaziaria. L’impresario ceco-statunitense ha fondato l’azienda nel 2010 insieme ad una ventina di altre imprese con sede a Loreto e Ucayali. Il fondatore, Dennis Nicholas Melka, è stato accusato per aver causato la deforestazione di ettari di 13 mila ettari di terreno amazzonico per la produzione di palma da olio e di cacao con l’aiuto dei funzionari regionali del Governo peruviano, colpevoli di aver coperto tutto.

Convoca’, gruppo giornalistico peruviano, insieme a ‘Proetica’, la prima organizzazione non governativa che in Perù si occupa proprio della lotta alla deforestazione, hanno deciso di capirci qualcosa in più. E’ partita così l’inchiesta per scoprire chi fossero gli individui coinvolti in questi eventi e nelle questioni sociali ed ambientali della regione. Tra i primi rilievi, il fondamentale ruolo dei funzionari della DRAU, la Direzione Regionale per lAgricoltura di Ucayali; sarebbero stati loro ad approvare i certificati di concessione dei terreni in favore di individui già precedentemente denunciati per il contrabbando di terre per la piantagione S.A.C., impresa creata (guarda caso) ad appoggio del gruppo commerciale Melka.

E cosa commercia la S.A.C.? Olio di palma su larga scala.

Una decina di agricoltori della zona del Bajo Rayal si sono rifiutati di vendere parti delle loro imprese e terre costruite da Melka. «Non è nostra intenzione vendere i nostri terreni. E’ la società che ci minaccia. Sono venuti per distruggere», afferma Carmela Castro Najarro, una contadina di Pucallpa, capitale della regione Ucayali. Carmela ha a che fare con la Melka dal 2012, anno in cui la grande impresa ha iniziato ad estendersi nelle terre della regione amazzonica con l’intento di abbattere alberi e rimpiazzarli con coltivazioni di palme da olio e di cacao.

La ‘mascherata’ cessione di terre a privati è aumentato e Ucayali è proprio il centro del problema. Lì si registrano più di 3.500 atti di concessione di terreni tra il 2011 e il 2014. Il modo in cui Melka agisce per avere l’accesso desiderati ai ricchi terreni si ripete da anni: l’azienda acquista titoli di proprietà o simili dai privati. Così, la Melka è riuscita ad acquisire circa tre mila ettari, di cui quasi mille corrispondono all’area intera di Bajo Rayal. Un’immensità. Gli agricoltori del luogo che si trovano ad avere a che fare con una delle compagnie targate Melka, la ‘Ocho Sur U S.A.C.’ (la ex ‘Plantaciones de Ucayali S.A.C.’) sostengono di aver ottenuto i permessi attestanti la loro proprietà fino al 2013, ovvero, prima dell’acquisizione delle terre da parte dell’impresa. Ciò nonostante, a metà del 2014 quelle istanze furono cancellate per essere concesse in maniera irregolare a terzi che, posteriormente, le hanno vendute alla compagnia Melka. Tutti i dati sono stati raccolti dal Pubblico Ministero di Ucayali. «Nel 2013 abbiamo dato un permesso per la proprietà e la direttrice della DRAU Celia Prado Seijas, la ha annullata e data in seguito alla società», denuncia Emerson Ponce Claudio, l’ex Governatore di Bajo Rayal.

Ma come è stato possibile tutto questo? Attraverso una serie di contratti, secondo quanto scrive Convoca. Nelle consultazioni, spuntano nomi e decine e decine di contratti. Il rappresentante della compagnia Plantaciones de Ucayali, ha affermato di aver acquisito ettari di terreno da «circa 100 persone». Secondo i dati raccolti, l’azienda ha comprato più di 900 ettari per poco più di 900.000 soles. Un modo per legalizzare una serie di azioni con un preciso intento: deforestare.

Nell’indagine partita nel 2014, si è cercato di capire chi avesse ottenuto le terre degli agricoltori. Tanti sospetti. Si evidenziano i nomi di Carlos Ramírez e di Javier Bartra, ovvero, il cognato dell’allora direttore della Plantaciones de Ucayali, Alfredo Rivera Loarte. Ma non sono le uniche cose a destare perplessità. Tra gli abitanti di Bajo Rayal destinatari di quelle istanze finite poi nelle mani di Melka, appaiono nomi di persone in realtà residenti in altre zone del Paese. Questo dato contrasta con il quadro messo in piedi dalla Melka, poiché, chi riceve una proprietà come in questo caso deve dimostrare, per legge, di aver lavorato nella zona citata.

Nonostante indizi e sospetti che avevano portato il PM a formulare accuse per delitti contro la pubblica amministrazione, concussione, appropriamento indebito ed altro, l’indagine è stata archiviata nel Febbraio del 2017. L’ex direttrice della Dirección Regional de Agricultura de Ucayali (DRAU), Celia Prado Seijas è stata una dei funzionari sotto indagine per la questo caso. Su di lei, l’accusa di appropriamento indebito, finita nel nulla dopo l’archiviazione del caso. «Non è stato mai provato nulla», aveva subito dichiarato alla stampa. La Melka, diverse volte, ha evitato accuratamente qualsiasi confronto o dichiarazione con i media.

Gli agricoltori, alla luce dei numerosi sospetti ormai venuti alla luce, hanno iniziato a rifiutare le proposte di compravendita con il gruppo fondato da Dennis Melka, iniziando ad accusarlo della pesante deforestazione. Ed il clima si fa sempre più caldo. Qualche giorno fa, in una spietata sparatoria hanno perso la vita sei agricoltori. Secondo i leader indigeni della regione di Ucayali, sarebbe stata una banda criminale a sparare dopo un diverbio ed il rifiuto dei contadini di cedere le loro terre. Sullo sfondo ci sarebbe la solita estensione del mercato delle palme da olio, ormai un mercato promettente e lucrativo. I cadaveri sono stati ritrovati a margine di un fiume con mani e piedi legati. Alcuni testimoni parlano di circa 40 uomini armati con cappucci a coprire i loro volti.

La lotta per la salvaguardia ambientale ha prodotto in tutto il globo circa 120 morti solo nel 2017. «Questi contadini hanno pagato il prezzo dell’inerzia dello Stato e delle autorità locali nell’affrontare il contrabbando dei terreni», ha affermato Robert Guimaraes, Presidente della federazione indigena locale ‘Feconau’ che accusa senza mezzi termini i poteri locali di aver elargito titoli falsi. Ormai più dita sono puntate al Governo regionale. «La mancanza di chiarezza e di conformità dei titoli fondiari nell’Amazzonia peruviana è stata per lungo tempo una bomba per un violento conflitto sociale», ha detto Julia Urrunaga, direttrice della Environmental Investigation Agency (EIA). L’Agenzia peruviana ha raccolto dati per quattro anni. «Caos, abusi, violazioni dei diritti della comunità indigena e delle leggi a protezione dell’ambiente e delle foreste. Tutto ciò con l’impunità in un ambiente dominato dalla corruzione che finisc eper favorire gli investitori di larga scala».

Gli esperti temono che la violenza cresca incontrollata e la deforestazione non venga arrestata; il tutto per gli interessi economici e speculativi che circondano l’universo delle grandi produzioni. Il Governo centrale sta da tempo assicurando che l’espansione delle coltivazionu non minaccerà le loro foreste. Ma, dati alla mano, non sembra una promessa capace di tranquillizzare gli animi. Il Perù, dinanzi alle Nazioni Unite nel 2014 si è impegnato a ridurre la deforestazione per il 2021. Un obiettivo che ci pare sempre più arduo da conseguire. Il Perù deve dimostrare di saper affrontare le sfide che riguardano il cambiamento climatico e l’emissione dei gas a affetto serra; certo è che la deforestazione dovrebbe essere la priorità.

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