sabato, dicembre 16

Per sconfiggere l’ideologia jihadista bisogna comprendere l’Islam politico L' intervista a Zouhir Louassini, accademico marocchino e giornalista per Rai News

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Zouhir Louassini, originario di Tangeri in Marocco, è dottore di ricerca all’ Università di Granada, ha lavorato in agenzie di stampa, televisioni e radio in Spagna e nel mondo arabo. È autore di libri e “visiting professor” in diverse università. Da più di vent’anni risiede in Italia e lavora a Rai News. È editorialista de “L’Osservatore Romano”, giornale della Santa Sede. “Questo è un particolare molto importante – afferma Louassini – perché essendo un giornalista di cultura musulmana evidentemente il Vaticano ha voluto dare un segnale di apertura”.

Mai come adesso, con le notizie di attentati terroristici che si susseguono un giorno dopo l’altro, i paesi arabi sono considerati a rischio. Tuttavia il Marocco ha una storia differente. Il re, Muhammad VI, ha saputo costruire uno Stato sicuro e stabile politicamente che ha relazioni solide e intense con l’Europa, in particolare con la Francia e la Spagna. Ma anche con l’Italia.

Il percorso formativo e professionale di Zouhir Louassini riflette questo intreccio di culture diverse. Quindi nessuno meglio di lui per comprendere un paese affascinante e ricco di potenzialità come il Marocco.

Quali sono i punti di forza del partenariato tra Italia e Marocco?

“Dal punto di vista degli scambi economici Italia e Marocco possono fare molto di più. Di recente i giornali hanno parlato del progetto della Fiat finalizzato ad aprire un’altra fabbrica nel paese nordafricano. Si parla spesso di una collaborazione ogni giorno più attiva tra i due stati. A livello di capitali privati i francesi e gli spagnoli sono i primi investitori in Marocco. Gli imprenditori italiani partecipano a bandi e appalti. Si limitano ad aspettare le risposte del governo marocchino prima di agire. È una tendenza riscontrata da molte persone che lavorano nel settore. L’ambasciata e i consolati del Marocco sono consapevoli di questa “abitudine” del capitale italiano. Ciò rappresenta un handicap per l’Italia che potrebbe essere più presente in un paese dinamico a livello economico dove imprese come Renault, Peugeot e Nissan hanno investito con decisione”.

Gli imprenditori italiani non vogliono rischiare.

“È un trend generale, non c’è più voglia di mettersi in gioco, la gente vuole andare sul sicuro. D’altra parte, sulla base delle informazioni che arrivano, investire adesso in un paese arabo può essere un rischio. Tuttavia chi conosce bene il Marocco sa che è uno stato politicamente stabile. Negli ultimi dieci anni la crescita economica si è attestata intorno al 4-5%. Un dato positivo se si considera il periodo di crisi. Il Marocco ha un problema grave: l’enorme differenza tra ricchi e poveri. L’assenza di giustizia sociale è un elemento di rischio perché può provocare una reazione da parte della popolazione”.

Di recente gli abitanti della regione del Rif, una delle più povere del Marocco, sono scesi in piazza per protestare. Questo potrebbe minare il clima di pace costruito dalla monarchia?

“Credo che ciò che sta deteriorando il clima di pace in Marocco sia la risposta sbagliata da parte delle autorità. La popolazione del Rif si è ribellata per la condizione di emarginazione in cui si trova da anni. Il governo ha reagito in modo violento e ha messo in prigione molti leader del movimento. Le istituzioni non hanno capito cosa significa essere un paese democratico. Ogni volta che il Marocco fa qualche passo avanti per cercare la sua strada nel mondo della democrazia e della libertà, la vecchia guardia fa di tutto per far ritornare indietro il paese. Questo è un rischio. La monarchia è molto popolare ma se i governanti continuano a giocare con il fuoco potrebbero finire per bruciarsi le mani. La repressione non può essere la strada per risolvere i problemi sociali”.

Qual è stato l’effetto delle Primavere Arabe sul Marocco? Le proteste del Rif possono essere considerate un’appendice di quelle rivolte?

“Certo, a prima vista potrebbe sembrare che il Marocco abbia trovato la risposta giusta alle rivolte popolari. La monarchia ha attuato cambiamenti alla Costituzione. Dopo che si sono calmate le acque il governo e l’amministrazione hanno pensato che, passata la tormenta, si potesse tornare alle vecchie abitudini. Questo è l’errore commesso dalle autorità marocchine. Non è possibile immaginare che un popolo, davanti a una situazione così grave di ingiustizia sociale, rimanga sempre zitto”.

Che cosa fa il Marocco nell’ ambito dell’attività di prevenzione del terrorismo?

“Da questo punto di vista il Marocco sta facendo un buon lavoro, ha un ottimo controllo del territorio, il paese è tranquillo. Dopo gli attentati del 2003 a Casablanca il governo ha preso le necessarie contromisure. Vengono monitorate le persone “a rischio” che si arruolano nell’Isis. I servizi segreti collaborano con i paesi europei e gli Stati Unii. Tutto sommato la situazione non desta preoccupazione. Certo, può succedere quello che può succedere in qualsiasi parte del mondo. Il terrorismo jihadista è fondato su un’ideologia di morte che appartiene a una specifica interpretazione dell’Islam e che potrebbe fare breccia in un paese musulmano come il Marocco, in particolare in alcuni strati della popolazione. Chi decide di fare un viaggio in Marocco corre gli stessi rischi che corre facendo una passeggiata a Roma”.

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