lunedì, novembre 20

Pensionati all’estero: tra convenzioni e costi, ecco le mete ideali Tra i vari Paesi in cui il Governo italiano permette di percepire la pensione senza subire la doppia tassazione, ci sono Albania, Bulgaria, Portogallo e Spagna

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Le ultime statistiche hanno registrato una crescita, sempre più consistente, di pensionati italiani residenti all’estero. La Fondazione Migrantes ha rivelato, alcune settimane fa, che a livello continentale, oltre la metà dei cittadini italiani (+2,5 milioni) risiede in Europa (53,8%) mentre oltre 1,9 milioni vive in America (40,6%) soprattutto in quella centro-meridionale (32,5%).

Ma quali sono i Paesi che permettono al pensionato italiano di evitare la doppia imposizione delle tasse?

Le convenzioni sono state stipulate con tutti i Paesi dell’Unione Europea ma anche con una lista di Paesi extra europei.

L’Inps specifica che il pensionato può decidere se riscuotere la propria pensione direttamente nello Stato in cui intende stabilirsi oppure conservare il pagamento in Italia.

Sono molte le Nazioni europee ed extraeuropee che permettono di espatriare e percepire la pensione a regime agevolato. Inoltre, nelle Nazioni in cui l’emigrazione italiana è più forte sono state strette convenzioni bilaterali. Tra i vari Paesi in cui il Governo italiano permette di percepire la pensione senza subire la doppia tassazione, ci sono Albania, Bulgaria, Portogallo e Spagna.

 

ALBANIA

Questo Paese offre un grande vantaggio, ossia le pensioni non vengono tassate, sia per quanto riguarda i pensionati stranieri sia per i cittadini albanesi.

Abbiamo intervistato Carmine Iampietro, nominato referente ufficiale in Albania del gruppo Pensionati uniti all’estero. Carmine vive a Durazzo insieme alla moglie albanese.

Lo Stato albanese sta facendo qualcosa per attirare i pensionati stranieri nel loro territorio?

Per quanto ne so, lo Stato albanese non sta facendo niente. Anche se per avere il permesso di soggiorno, in questo momento, lo Stato albanese sta creando diversi problemi. Importante dire che per ottenere la residenza albanese un pensionato è costretto a comprare casa, non basta solamente avere una pensione e un contratto di affitto. Ci sono, quindi, tre possibilità: acquistare una casa, avere un reddito oltre alla pensione, quindi un contratto di lavoro o anche un contratto con un associazione di volontariato, oppure avere la moglie o il marito albanese. Sto cercando, insieme ad altre persone, di avere dei contatti con esponenti del governo albanese per cercare di far capire che i pensionati stranieri sono una risorsa notevole per la povera Albania. Vogliamo togliere il vincolo dell’acquisto della casa.

 

L’Italia ha firmato, nel 1994, una Convenzione con l’Albania per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio.

Dato che ci viene confermato anche da Carmine, che aggiunge: “Per avere la defiscalizzazione, l’Inps rilascia un modulo chiamato EP1, che poi deve essere portato all’ufficio delle imposte albanesi, deve essere timbrato e mandato all’Inps e ottenere, così, la detassazione. Purtroppo, però, non è così semplice perché lo Stato albanese non riconosce questo modulo. Tanto è vero che ho dovuto minacciare di procedere per vie legali. Dopo un anno sono riuscito ad ottenere la detassazione”.

Carmine gestisce anche un gruppo su Facebook chiamato Pensionati italiani in Albania, nel quale si rende disponibile per eventuali domande di pensionati, curiosi di sapere com’è la vita lì.

“In Albania il costo della vita è la metà e si vive discretamente. In più, questo Paese mi permette di recuperare un 20,25% della mia pensione. Certamente anche l’Albania ha i suoi pro e i suoi contro, ad esempio la sanità pubblica è scadente. Io, grazie ai soldi che risparmio dalle tasse italiane, mi  sono potuto permettere un’assicurazione sanitaria privata. Importante sottolineare la sicurezza sociale, la micro criminalità non esiste, la qualità della vita è decisamente superiore dell’Italia”.

 

BULGARIA

Per quanto riguarda la Bulgaria, la Convenzione è stata firmata nel 1988.

La Bulgaria, oltre ad essere comoda da raggiungere, è anche economica. L’importante riduzione del costo della vita che c’è in questo Paese, pari a circa un terzo rispetto a quello italiano, anche a livello di acquisto o affitto delle case, la rende la meta ideale per chi, con la sua pensione, non può permettersi di trasferirsi sulle spiagge del Portogallo o delle Canarie.

Inoltre, a differenza dell’Albania, concede la residenza per un’intera settimana, questo permette al pensionato di poter vedere la città e decidere se trasferirsi.

Abbiamo intervistato Giuseppe Daquanno, socio di A.P.I.C.E (associazione pensionati italiani e connazionali all’estero): “La Bulgaria non attira i pensionati INPDAP (Istituto Nazionale Previdenza Dipendenti Pubblica Amministrazione). L’Italia ha stipulato, con la maggior parte dei Paesi, delle convenzioni contro la doppia imposizione, inserendo però delle clausole per cui il pensionato pubblico, cioè INPDAP, continuerà a pagare le tasse in Italia, sempre, anche se risiede all’estero. Questa è un’ingiustizia, perché il pensionato INPS che va ad abitare in Bulgaria, ottiene la defiscalizzazione della propria pensione e percepisce la pensione lorda, senza pagare più IRPEF e addizionali. Io sono 12 anni che risiedo in Bulgaria e continuo a pagare l’IRPEF al governo italiano più le addizionali regionali e comunali. La Tunisia, come il Cile, è uno dei pochissimi Paesi in cui i pensionati INPDAP ottengono la defiscalizzazione. Noi, come associazione, abbiamo già fatto tre ricorsi, di cui due sono già partiti per arrivare alla Corte Costituzionale e far dichiarare incostituzionale il contenuto del trattato. Ma la cosa buffa è che, non è nemmeno un anno, che l’Italia ha firmato la Convenzione con il Cile e nel trattato i dipendenti pubblici hanno diritto alla defiscalizzazione”.

Per quanto riguarda l’aspetto sanitario, Giuseppe dichiara che ci sono delle incongruenze. “Quando una persona ottiene la residenza all’estero, ottiene anche il modello S1 che sancisce la cancellazione dalla sanità italiana. Questo poi, verrà presentato alle autorità bulgare  per ottenere l’iscrizione alla sanità bulgara. La meccanica di questo ‘gioco’ è che ogni volta che io usufruirò del servizio sanitario bulgaro, lo Stato segnerà le spese che sta sostenendo per curarmi, e alla fine dell’anno, queste verranno mandate in Italia, così da ottenere il rimborso. Non è, quindi, un’assistenza gratuita ma a rimborso”.

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