venerdì, luglio 20

PD, M5S, Centro-destra sull’orlo di una crisi di nervi Fortissime tensioni nel PD; forti contrasti nel centro-destra; malumori e maldipancia nel M5S. Chi imploderà per primo? e imploderà da solo?

0

Il surplace (letteralmente ‘sul posto’) è una tecnica, utilizzata soprattutto nelle gare di velocità del ciclismo su pista, che permette di rimanere fermi in equilibrio sulla bicicletta, in attesa del momento migliore per attaccare e sorprendere l’avversario. Nel trial lo si utilizza per studiare il sistema migliore per superare l’ostacolo.

Ecco: in attesa del secondo giro di consultazioni un po’ tutti, attori e caratteristi del ‘teatrino’ politico italiano, si esibiscono in questa tecnica, impegnati come sono in entrambe le garedi velocità e di trial: chi agguanta la postazione di palazzo Chigi, chi riesce a superare senza troppi danni gli ostacoli e le mine esplosive disseminate sul sentiero. Vero è che su alcuni di questi personaggi converrebbe stendere un pietoso velo. Per intenderci: in queste ore la palma la conquista meritatamente la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Appena apprende della tragica follia di Munster, preoccupata di non arrivare seconda, inforca il mouse e si produce in un ‘pensiero’ che non si commenta come merita per pura carità di patria: «Esprimo il più sentito dolore per le vittime dell’attacco terroristico di Munster, in Germania. Lo spettro dell’integralismo islamico si è drammaticamente riaffacciato. In questi momenti l’Europa deve dimostrare di essere più forte di qualsiasi fondamentalismo».

Virgilianamente conviene non curarsi di loro, e ‘passare’. Passare, per esempio, all’assemblea  Sinistra anno zero, organizzata a Roma da Giuseppe Provenzano, vice-direttore dello Svimez, e di area orlandiana. Tra gli intervenuti l’anziano Emanuele Macaluso, storico dirigente del PCI, non iscritto al PD e titolare di una seguita e apprezzata rubrica su Facebook. Nel corso delle sue 94 primavere, Macaluso ne ha viste e sentite tante; carico di esperienza, sa coniugare passione civile a capacità di lettura disincantata delle situazioni. «Oggi siamo arrivati al dunque», dice Macaluso, senza girarci intorno. Il succo della sua analisi: «Il PD è l’unica forza capace di contrastare processi che minacciano la democrazia in Italia». Ma  -qui sta la carne del problema-  sarà capace «di trovare le ragioni per rimanere unito, senza scissioni?». Lo scrosciante applauso che accompagna il suo intervento non autorizza tuttavia alcun ottimismo.

Qui entra in scena il surplace. Cosa dice il leader della Lega Matteo Salvini? Che il Presidente del Consiglio deve essere lui: la coalizione di centro-destra ha raccolto i maggiori consensi; lui e la Lega sono i più votati all’interno della coalizione. Aggiunge che il centro-destra è unito e compatto, e non esiste alcuna maggioranza che escluda Silvio Berlusconi e Forza Italia. Berlusconi al Presidente Sergio Mattarella opziona per una personalità dialto profilo‘. Già questo rivela l’unità di intenti; transeant. Berlusconi annuncia che non vuole nessuna intesa con i populisti targati Luigi Di Maio. Evidentemente quelli di casa sua gli bastano e avanzano.
«E’ finita la guerra», proclamano inipotinidi Beppe Grillo; e ‘offronoal Partito Democratico (ma anche alla Lega di Salvini) la partecipazione al Governo.
E’ la volgarizzazione del detto attribuito a Francesco Guicciardini: la lunghissima lotta, tra il 1500 e il 1650, tra la corona di Francia e l’impero di Spagna; guerre in buona parte combattute in una Italia frantumata in una classe politica municipalistica inetta e incapace di vedere oltre gli angusti limiti del proprio comune o regione. Per quei signorotti e le popolazioni che angariavano, appoggiarsi a questo o a quello era indifferente, contava la convenienza, sia pure effimera. Di qui, il detto «O Franza o Spagna, purché se magna».
Fatto salvo che non si comprende chi sia l’equivalente di Ferdinando il Cattolico e di Carlo V, e fatte anche le debite proporzioni, lo stagno politico italiota presenta parecchie analogie. Non potrebbe essere più incerto, più frammentato, più fragile.
Gli ‘attorirecitano un copione mostrando di poca o nessuna consapevolezza di quello che dicono e fanno. Tutti i sondaggi e le rilevazioni demoscopiche certificano una crescente diffidenza e ostilità, insoddisfazione e sfiducia. Un pessimo, pesante, palpabile clima. Terreno fertile per qualcuno, qualcosa che potrebbe decidere di approfittare di questa situazione in avanzato stato di decomposizione. Non sarebbe del resto la prima volta che accade.

Macaluso, che con l’esperienza derivante dalla sua lunga storia, avverte che siamo giunti al punto nodale, individua nel PD l’unica forza capace di contrastare processi che minacciano quel che resta della democrazia italiana. Il problema è: il PD vuole essere questa forza? Ma di più: è consapevole di questi processi e di queste minacce? Torto o ragione che avesse, Enrico Berlinguer, quando si sente ‘minacciato’ ed è preoccupato per il golpe in Cile che rovescia Salvador Allende, affida a ben tre numeri del settimanale ‘Rinascita‘ le sue riflessioni sulla ‘via italiana al socialismo’ e il ‘compromesso storico’; non trascurabili particolari: la noiosissima ‘Rinascita‘, colonne e colonne fitte di piombo tipografico, era letto e postillato da migliaia di ‘compagni’, oggetto di riflessione, dibattito e confronto in centinaia di sezioni e case del popolo sparse nel Paese. E ad ascoltare Berlinguer c’era un Aldo Moro che probabilmente più allargava le braccia verso Berlinguer, più aveva l’intenzione di ghermirlo per meglio immobilizzarlo. Ad ogni modo, quelli erano i tempi, il clima, le persone: dai leader ai militanti di base.
Oggi si comunica via twetter, 140 caratteri. Il dibattito pubblico si esprime in battute di un minuto e trenta affidate a microfoni compiacenti, e a battute da cabaret durante i talk show. Questi sono i tempi, il clima, le persone: dai leader ai militanti.

Da quando ha annunciato, settimane fa, che si dimetteva da segretario del PD, che si sarebbe limitato a fare il semplice senatore e non avrebbe aperto becco per almeno due anni, Matteo Renzi interviene su tutto, pretende di dettare la linea facendo inalberare perfino i miti Paolo Gentiloni e Maurizio Martina; e fa, lui in prima persona o attraverso i suoi ‘cari’ quotidiana azione di ‘guastatore’. E non sono in pochi a ipotizzare che tutto questo lavorìo sia finalizzato a che si determini una situazione che gli consenta di ritirare le dimissioni.

Il problema del PD non è però Renzi (o solo Renzi). E’ vero: ha collezionato il poco invidiabile record di sette sconfitte consecutive. E’ vero: il PD a guida renziana da 12 milioni di voti è passato a 6… Ma c’è altro, e molto più grave, in questo PD malato. E’ da un quarto di secolo che nella sinistra italiana si riscontra una progressiva incapacità di rappresentare il suo ‘popolo’; di coglierne gli umori, tensioni, passioni, esigenze, aspirazioni. Da un quarto di secolo il PCI e le successive declinazioni che questo partito ha assunto non rappresenta più il suo elettorato. Ora i nodi sono venuti al pettine. E ilpettine PD non solo non scioglie questi nodi, contribuisce a ingrovigliarli ulteriormente.

Il dibattito politico (si fa per dire), in corso in questi giorni è quanto di più avvilente e fuori dal mondo. Le questioni reali sono accuratamente evitate. Qualche esempio: Il vice-presidente della Commissione dell’Unione Europea Jyrki Katainen ci mette in guardia, sia pure con parole spalmate di miele: «Ci sono decine di modi per fare il reddito di cittadinanza, non ho una posizione sul tema, anche se potrebbe essere molto costoso». Non si è spinto a dire che sarebbe meglio di no, sarebbe stata presa come indebita ingerenza. Ha ‘solo’ osservato che potrebbe essere ‘molto costoso’, e implicitamente ci chiede chi, come, quando pagherà. Katainen stia sereno: troveremo quello più oneroso per tutti, nessuno escluso. Qualcosa di efficace ed efficiente tipo gli 80 euro di renziana mancia.

«Franza o Spagna, purché se magna»: è di tutta evidenza. Qualcuno prende in considerazione una delle cose elementari e che pur costituisce perno e pilastro di una democrazia: il recupero della funzione del Parlamento? Il suo ruolo dovrebbe essere restituito a quel compito che non a caso gli viene affidato dalla Costituzione: battaglie parlamentari su obiettivi concreti. Qui si torna al PD. E’ su questo terreno che dovrebbe vederlo protagonista e propulsore; altro che avvitarsi sullo sterile dibattito sui punti e le virgole di un aspirante Presidente del Consiglio tecnicamente ignorante di congiuntivi e geografia, che ha un’opinione buona per ogni mutevole stagione.

Sì, come dice Macaluso, il PD è aldunque‘: dopo la violentissima sberla subita può imboccare due strade. La prima è una lenta eutanasia: arroccarsi ulteriormente, come propone Renzi; un paio d’anni di agonia, e poi l’estinzione. Oppure un altrettanto traumatico colpo di reni, una classe dirigente che trova il coraggio di mettersi in radicale e totale discussione; avere il coraggio di sottoporti a un processo di dialisi, cambiare davvero tutto. Nel complesso l’attuale classe dirigente è la peggiore che ci sia dal dopoguerra; quella del PD è il peggio di questo peggio: alle sue spalle, veri e propri Attila, dove sono transitati hanno distrutto ogni forma vivente.

Accantonato il PD, in evidente stato confusionale, è opportuno dare un’occhiata agli altri ‘campi’. Salvini non è ancora in condizione di rompere con Berlusconi; se lo fa, automaticamente viene meno il suo potere contrattuale con Di Maio: da leader della coalizione vincente di centrodestra (37 per cento di voti), diventa il capo di un partito che ha raggranellato il 17 per cento. Il Movimento 5 Stelle quasi il doppio: 32 per cento. Salvini rompe con Berlusconi e può aspirare a un Ministero, non certo a Palazzo Chigi. Lui per primo ne è consapevole: «Non mi ci vedo a fare il Ministro di Di Maio».

Problemi li ha anche Di Maio. Ammesso e non concesso che riesca a convincere Salvini a fare a meno di Berlusconi, glielo dice lui all’elettorato pentastellato che fa l’inciucio con i leghisti? Hai voglia a dire: si parla delle cose concrete. Sempre Lega e leghisti sono. Non per caso sono insistenti i rumors che vogliono sia Grillo che Alessandro Di Battista (per non dire di Davide Casaleggio) inquieti e scontenti per lesvolte di Di Maio.

Per riassumere: fortissime tensioni nel PD; forti contrasti nel centro-destra; malumori e maldipancia nel M5S. Chi imploderà per primo? E soprattutto: imploderà da solo? E come fare per impedire che accada?

Il Presidente Mattarella è alle prese con questo desolante scenario, costretto a camminare come se il pavimento sia costituito da un tappeto di uova. Ma forse da questo generale e generalizzato male, potrà trovare meglio la quadra e così uscire da questo mortifero pantano. Non sarebbe la prima volta che da un ‘male’ si ricava un ‘bene’ (beninteso, il ‘male’ resta tale, e il ‘bene’ è molto provvisorio).

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore