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Il Fondo Patronati si assottiglia

Patronati e Legge di Stabilità. Una mannaia per chi?

Intervista a Pasquale Mautone, giuslavorista e docente presso l'Università "Federico II"

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I patronati sono una realtà diffusa capillarmente sul territorio italiano. In totale sono oltre 4000 le sedi che si diramano da nord a sud. Non esiste territorio, regione o provincia che non abbia la sua sede territoriale. Tali sportelli si interfacciano con i cittadini e propongono funzioni di servizio, come l’aiuto nella compilazione di una dichiarazione dei redditi (quest’ultima di competenza dei CAF), nell’incartamento di una pratica di invalidità o nella presentazione di un ricorso. Offrono, inoltre, consulenza nella stesura delle domande di pensione, dei conteggi contributivi di lavoratori autonomi e dipendenti.

Ci sono i patronati di categoria (agricoltori, artigiani, metalmeccanici etc.) quelli supportati dalle grandi Organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) e quelli che operano in maniera autonoma e disgiunta dalle Confederazioni. Nella Legge di Stabilità 2016 è previsto un ulteriore taglio al Fondo Patronati, quello finanziato con i contributi dei lavoratori, che serve a finanziare le cosiddette ‘fasce deboli’, (pensioni di invalidità, indennità di accompagnamento,  di maternità o di malattia etc.).

La questione riaccende il dibattito sulla tracciabilità delle entrate e delle uscite nei bilanci. Questione spinosa che richiede un quadro ricostruttivo non agevole. In questi anni, l’INPS ha incassato da CGIL, CISL e UIL euro quasi 60 milioni di trattenute sugli ammortizzatori sociali e 260 milioni di finanziamento pubblico, a cui si sommano i 15 milioni dell’INAIL e altri milioni dall’Inpdap. A questi si aggiungono altre forme di finanziamento elargite sempre dall’INPS per il calcolo dell’ISE e dell’ISEE, per una somma pari a 45 milioni di euro all’anno. L’INPS, poi, fa arrivare nelle casse dei sindacati circa 372 milioni per le quote associative dei pensionati, per intenderci le trattenute in busta paga decurtate per il pagamento mensile della tessera sindacale. Questi sono soltanto alcuni dei dati diffusi da Wikispesa, il portale digitale a cura dell’Istituto Bruno Leoni.

I patronati denunciano che i tagli, in particolar modo quelli susseguitisi dal 2011 ad oggi, hanno rappresentato una vera e propria mannaia. Una mannaia per chi? Per i contribuenti o per chi usufruisce dei contributi? L’Indro ha chiesto a Pasquale Mautone, Giuslavorista, Avvocato Cassazionista e Docente presso la Scuola di Specializzazione Professioni Legali presso l’Università “Federico II” di Napoli, secondo quali parametri di spesa vengono effettuati questi tagli e quali saranno gli effetti della Legge di Stabilità 2016.

 

Nella legge di Stabilità 2016 è prevista un’ulteriore sforbiciata ai finanziamenti pubblici destinati ai CAF e ai patronati sindacali (si passerà da 28 milioni di euro a 15 milioni). Una tendenza che suggella la spending review iniziata con il Governo Monti nel 2011 e proseguita negli ultimi anni che ha colpito, tra i vari settori, anche le parti sociali. Secondo lei, sulla base di quali parametri di spesa avvengono questi tagli? Sono tagli orizzontali oppure avvengono secondo particolari criteri di oculatezza?

Penso sia stato utilizzato il principio di rappresentatività. Chi si occupa di relazioni sindacali e contrattazione collettiva sa bene a cosa ci si riferisce; ma diciamo preliminarmente che i CAF o Centri di Assistenza Fiscale sono organizzazioni nate attraverso la Legge 413/1991 (e successive modificazioni) che hanno ottenuto l’autorizzazione all’iscrizione all’albo nazionale dei CAF tenuto presso il Ministero delle Finanze. Nei Caf i lavoratori ricevono assistenza prima di compilare la dichiarazione dei redditi. La consulenza è gratuita perché per ogni pratica compilata lo Stato versa un compenso. Per i Patronati, invece, ogni sindacato ha il suo. Il compito è quello di tutelare i cittadini nel rapporto con gli enti previdenziali come stabilito dalla legge 152 del 2001.

Da quali enti pubblici e sulla base di quali requisiti, negli ultimi anni, vengono erogati i fondi destinati ai patronati ai CAF e ai patronati? Sono criteri di efficienza?

Non sempre rispondono a criteri di efficienza ed economicità! Il ruolo previsto dalla legge italiana per il patronato è quello di tutelare i diritti individuali di qualsiasi cittadino presente sul territorio nazionale o estero. L’attività di assistenza e consulenza di un patronato è mirata al conseguimento di prestazioni previdenziali, sanitarie e di carattere socio-assistenziale, incluse quelle in materia di emigrazione e immigrazione. I patronati ricevono un finanziamento attraverso un fondo specifico accantonato presso gli enti. Tale fondo è composto da una percentuale dei contributi versati dai lavoratori dipendenti in ogni anno. Il finanziamento è trasferito ai patronati in maniera proporzionale all’attività svolta, verificata dal ministero del lavoro attraverso i propri ispettori. La quota percentuale, oggi pari allo 0,226%, è versata su un conto del Ministero del Lavoro che provvede, con decreto, a ripartire i fondi tra i patronati, in base all’attività svolta. Il finanziamento è accordato con un sistema “a punteggio”, che riconosce “punti” solo per alcune tipologie di pratiche a condizione che la pratica stessa abbia avuto esito positivo. Le stime, in assenza di bilanci, sono approssimative ma i sindacati mantengono un apparato di prima grandezza e hanno circa 20mila dipendenti. Sono i numeri di una multinazionale che però si comporta come un’azienda con meno di 15 dipendenti.

Oltre ai finanziamenti pubblici, da quali altre ‘sorgenti’ i patronati attingono risorse per autofinanziarsi?

Possono introitare risorse attraverso i variegati servizi offerti alla collettività (ricorsi, assistenza, conteggi, consulenza ecc.).

Con quali modalità e strumenti avvengono i finanziamenti alle rappresentanza sindacali nel resto d’Europa? Quali sono le differenze rispetto all’Italia?

Ogni Paese ha una sua storia ed una propria peculiarità. Il sindacato tedesco, ad esempio, che ha natura associativa ha come scopo principale la tutela del socio alla cui centralità si ordina l’intera struttura organizzativa. Il finanziamento è basato sul contributo degli iscritti raccolto nelle imprese dai fiduciari e viene utilizzato, tra l’altro, per compensare i costi degli scioperi e per rispondere ai bisogni degli associati (welfare associativo). La rappresentanza degli iscritti attribuisce al Sindacato la competenza esclusiva in materia di contrattazione collettiva il cui iter decisionale si svolge all’interno delle strutture di rappresentanza cui compete la validazione dei contratti stipulati, anche attraverso referendum riservati agli iscritti, laddove lo statuto lo prevede.

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