mercoledì, settembre 19

Parlamento UE: Passa la riforma del Diritto d’Autore Fortemente richiesta ed estremamente contestata, oggi la riforma è stata approvata

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Oggi, a Strasburgo, il Parlamento dell’Unione Europea ha votato la proposta di legge sul Diritto d’Autore. Con 438 voti favorevoli, 226 contrari e 39 astenuti, la proposta è passata.

Non sono però mancate le polemiche per una proposta che è una rielaborazione in chiave più morbida di quella già bocciata lo scorso luglio.

Il nodo centrale della proposta presentata dal tedesco Axel Voss, esponente della CDU (Christlich Demokratische Union Deutschland: Unione Cristiano Democratica di Germania) e quindi del PPE (Partito Popolare Europeo), sta in due articoli: l’articolo 11 e l’articolo 13.

Nell’articolo 11  si prevede un meccanismo che obblighi le grandi piattaforme della rete a pagare i diritti agli autori tramite una sorta di tassa sugli hyperlink: questo non vale per i singoli utilizzatori che continueranno ad avere diritto ad accedere liberamente alle informazioni.

L’articolo 13, invece, introduce il principio di responsabilità per le grandi piattaforme digitali in caso di violazione del Diritto d’Autore.

Rispetto alla proposta bocciata lo scorso luglio, la nuova versione del progetto di legge è stata ammorbidita specialmente per quanto riguarda gli oneri a carico di quelle realtà che permettono la circolazione di informazioni senza fine di lucro. Per essere più chiari, questa direttiva andrà a toccare i portafogli di realtà come Facebook, Google o Youtube; non riguarderà, invece, realtà come Wikipedia, come i piccoli gruppi che rilanciano informazione in rete o i singoli utenti; infine, vengono escluse dalla normativa le realtà che si occupano di open source.

Un aspetto molto importante della nuova normativa riguarda il principio di responsabilità. Fino all’avvento dell’era digitale, chi pubblicava qualcosa era responsabile delle proprie affermazioni: giornalisti ed autori rispondevano di eventuali violazioni della legge. Si tratta di un meccanismo di controllo che, su internet, è quasi totalmente assente: l’anonimato garantito dalle reti social permette la diffusione virale di notizie prive di fonti e, in molti casi, apertamente false: le cosiddette fake news o, con terminologia più nostrana, le ‘bufale’.

La proposta del relatore Voss ha immediatamente provocato la reazione dei gruppi economici coinvolti: da un lato ci sono gli editori e i produttori di contenuti intellettuali, favorevoli alla proposta, dall’altro le grandi aziende di internet, contrarie.

Le grandi multinazionali del web, Facebook e Google intesta, hanno intrapreso subito una pesante campagna per far naufragare un progetto che, oltre a costare cifre non indifferenti, introduce principi di responsabilità non graditi a queste potentissime realtà. Nell’ambito di questa campagna di influenza politica, sono state messe in atto, da un lato operazioni di influenza (il cosiddetto lobbying) nei confronti degli Euro-Deputati (come confermato dal ceco Jiří Maštálka, del Gruppo Confederale della Sinistra Europea), dall’altro, vere e proprie campagne di mistificazione, facendo circolare voci su presunte normative liberticide e censorie, ad esempio, nei confronti di Wikipedia (che, invece, non viene toccata dalla legge in questione).

Sul fronte dei chi produce materiale creativo, va segnalato il forte impegno della Società Italiana Autori ed Editori (SIAE), con il coinvolgimento in prima persona del Presidente Giulio Rapetti Mogol.

La politica, a sua volta, si è fortemente divisa sul sostegno al disegno di legge. La divisione, però, è stata piuttosto trasversale tra i gruppi. Paradossalmente, uno dei gruppi maggiormente divisi a riguardo è stato proprio il PPE del relatore Voss, che al suo interno presenta anime molto differenti tra loro. Nonostante le posizioni di alcuni dissidenti, la linea del PPE è comunque stata favorevole al progetto, come sottolineato dalla soddisfazione espressa dal Presidente del Parlamento UE, Antonio Tajani di Forza Italia (FI). Una posizione simile si può registrare tra i membri della ALDE (Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa).

Anche all’interno della famiglia del S&D (Socialisti & Democratici) il supporto al disegno di legge è piuttosto compatto anche se, per ragioni legate al timore di perdita di sostegno da parte di una parte del proprio elettorato molto affezionata ai temi ideologici della libertà della rete, l’entusiasmo non è stato quello che ci si aspettava. Un discorso simile vale per i gruppi della GUE (Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica).

Compatti nel contrastare il disegno di legge, invece i Parlamentari appartenenti al gruppo ADDE (Alleanza per la Democrazia Diretta in Europa) e del MENL (Movimento per un’Europa delle Nazioni e della Libertà). Soprattutto in Italia, i membri dell’attuale Governo si sono espressi contro la legge votata dal Parlamento UE, seppur con toni differenti: da un lato la Lega (federata al MENL), parla di legge di stampo sovietico (che già a luglio aveva deciso di votare contro allontanandosi dai propri ex-alleati di FI); dall’altro il Movimento 5 Stelle (appartenente alla ADDA) che, seppur dicendosi contrario agli interessi delle grandi multinazionali di internet, di fatto ne sostiene gli interessi, criticando il metodo ed il merito dell’impianto di legge UE sul Diritto d’Autore.

Nonostante le divisioni interne ai gruppi che sostenevano il disegno di legge e l’attività delle grandi compagnie di internet, questa volta l’esito del voto è stato differente da luglio: allora i voti favorevoli furono 278, contro i 318 contrari e i 31 astenuti. La nuova proposta, ammorbidita per convincere le i membri riluttanti dei vari schieramenti, è passata. In ogni caso, è molto probabile che le polemiche non si placheranno a breve e che, in fase di applicazione, la legge si imbatterà in nuove contestazioni e numerosi ostacoli.

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