domenica, maggio 27

Papa Francesco e la ‘riconciliazione’ della Colombia Visita pastorale, la quinta del suo pontificato in America Latina, come 'pellegrino di speranza e di pace'

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Da oggi e fino al prossimo 10 settembre Papa Francesco sarà in visita pastorale in Colombia – la quinta del suo pontificato in America Latina – come «pellegrino di speranza e di pace», ha detto nel messaggio inviato ai fedeli prima della partenza. La Colombia, ha sottolineato, ha bisogno di «una pace stabile, duratura, perché possiamo vederci e trattarci come fratelli, non come nemici».

Non è in agenda un incontro ufficiale con gli esponenti delle Farc, ma le Forze armate rivoluzionarie della Colombia e l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) – che hanno sottoscritto una tregua dal 1° ottobre al 12 gennaio proprio alla vigilia dell’arrivo del Papa nel Paese -, saranno in qualche modo il riferimento più importante di Francesco, sicuramente uno dei pontefici più attivi con la diplomazia vaticana nel costruire un futuro di pace in America Latina (da Cuba in avanti).

La Colombia è uno dei dieci Paesi con il maggior numero di cattolici al mondo tra cui Brasile, Stati Uniti, Italia, Messico e Filippine. Infatti, secondo quanto riporta El Espectador, un’altissima percentuale della popolazione colombiana risulta essere di fede cattolica (su 49 milioni di abitanti ben 45,3 milioni sono cattolici) secondo l’Annuario Pontificio e le statistiche della Chiesa. Proprio per questo la visita di Papa Francesco – evento tanto atteso e alquanto rilevante, secondo quanto emerge dalle principali testate e agenzie locali – ha creato numerose e importanti aspettative a livello nazionale. L’importante presenza cattolica rende l’odierna visita, quindi, un evento importante per l’intera nazione, con inevitabili rivolti soprattutto di carattere politico e sociale.

E’, quindi, necessario individuare una chiave di lettura appropriata in grado di interpretare il vero significato dell’arrivo di Papa Francesco in Colombia. Secondo El Tiempo, si tratterebbe di una visita ‘para avanzar, conciliar y reflexionar’ ovvero per progredire, riconciliare e riflettere’, mentre secondo quanto riportato nella sezione speciale del Espectador – dedicata appositamente all’arrivo di Papa Bergoglio in Colombia – il suo arrivo supererebbe la tradizione religiosa, diventando così un fatto politico-diplomatico. Secondo quanto pubblicato da El Tiempo, l’arrivo del Papa coincide con un momento particolare per la Colombia, ovvero un contesto nazionale che vede come necessaria la riconciliazione politica. Non è infatti un caso che, sempre secondo quanto riporta El Tiempo, Papa Francesco con questa visita proporrà ai colombiani di ‘intraprendere il primo passo’, un gesto volto a trasmettere coraggio e ad intraprendere un percorso di ricongiungimento sia politico che spirituale, un percorso verso la pace, la convivenza e la fiducia.

Secondo Monsignor Pedro Mercado, Presidente del Tribunale Ecclesiastico di Bogotà, il messaggio del Papa in Colombia « ….tocca direttamente la nostra realtà politica e sociale. Ci invita a cambiare. Noi colombiani abbiamo vissuto decenni di conflitti armati e sociali e da quella violenza abbiamo appreso altra violenza. Il Papa ci invita a liberarci, assumendo un nuovo modello di coesistenza civica fondato sui valori della giustizia e della fraternità». In un’intervista pubblicata ieri da El Tiempo, Monsignor Octavio Ruiz, segretario del Consiglio Pontificio per la promozione della nuova evangelizzazione in Vaticano, ha affermato che la visita del Papa rappresenta un evento importante per le esigenze del Paese, e che il Pontefice lancerà un messaggio di pace, a prescindere dalla polarizzazione politica dovuta ai trattati firmati con le Farc a La Avana.

La visita di oggi non è, così, di facile interpretazione, in quanto il contesto colombiano socio-politico ed economico risulta essere alquanto particolare e sembra che Papa Francesco abbia alquanto a cuore la Colombia e i colombiani. Pertanto, per poter comprendere ogni aspetto e sfaccettatura della visita in sé e del contesto colombiano, è necessario, a questo punto, analizzare il Paese che il Pontefice incontrerà, e quali sono le sue principali sfide per il progresso. Secondo El Espectador, l’ex-Presidente colombiano, Álvaro Uribe, avrebbe inviato al Pontefice una lettera per esprimere le sue ‘preoccupazioni’ su questioni come il narco-traffico, il deterioramento dell’economia colombiana e gli accordi di pace con le Farc. Suddette preoccupazioni di Uribe rappresenterebbero, in breve, le principali sfide che la Colombia starebbe affrontando oggi.

La coltivazione di foglie di coca e il narcotraffico – ad essa collegato – rappresentano l’eterna sfida del Governo colombiano. La coltivazione di cocaina ha rappresentato da sempre l’unico mezzo di sopravvivenza per le famiglie meno abbienti nelle periferie, e l’incapacità – o l’impossibilità – del Governo di fornire loro un’alternativa in termini di entrate economiche risulta essere, ad oggi, una delle principali sfide per il Governo di Bogotà. Oltre ciò, il narcotraffico sembra essere un virus stanziatosi da anni nel Paese. Per più di 35 anni il mercato illegale di droghe ha arricchito ‘lo carteles de la droga’ in Colombia, rappresentando, inoltre, la principale fonte di espansione delle Farc nelle aree più remote del Paese.

Gli ultimi risvolti politici – i recenti accordi di pace tra il Governo colombiano e le Farc – non sembrano aver risolto la questione del narcotraffico, anzi sembra che la situazione sia addirittura peggiorata. Infatti, le Farc controllavano il 70% delle piantagioni di coca nel Paese, e adesso che sono entrate in politica, si è venuta a creare una vera e propria guerrilla in cui l’Esercito di Liberazione Nazionale colombiano, ENL, ed altri gruppi criminali minori si stanno contendendo il controllo di questi territori, rendendoli così aree sempre più difficili da controllare.

Un’ulteriore sfida per il Paese sembra essere la corruzione – una problematica che, ultimamente, sembra aver invaso quasi l’intera regione latinoamericana. In un’intervista pubblicata dal The Ciepher Brief, Sergio Guzmán, analista colombiano presso il Control Risks con sede nella capitale colombiana Bogotà, riconosce la corruzione come una problematica importante che contribuisce alla mancanza di stabilità nel Paese. Alla domanda ‘Quanto la questione corruzione alimenta l’instabilità in Colombia?’, l’esperto ha riposto che «la scorsa settimana hanno arrestato un senatore sulla costa colombiana…. il senatore con più influenza nella rielezione del Presidente Juan Manuel Santos. – questo arresto – …probabilmente comincerà a rivelare alcuni fatti molto scomodi per l’attuale Amministrazione e, naturalmente, per la coalizione cui appartiene… cosa che comporterà per Santos un’inevitabile perdita di popolarità…. Santos sta terminando il suo mandato in una posizione estremamente debole dovuta a un pubblico insoddisfatto in parte per l’attuazione dell’accordo di pace con le Farc…. Sicuramente il fatto che queste indagini siano in corso sta inevitabilmente riducendo la stabilità in Colombia».

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