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Papa Francesco e i Rohingya

Ecco chi sono quei «fratelli cacciati via da un Paese, da un altro, e poi da un altro»

Rohingya migrants sit on a boat drifting in Thai waters off the southern island of Koh Lipe in the Andaman sea on May 14, 2015.  The boat crammed with scores of Rohingya migrants -- including many young children -- was found drifting in Thai waters on May 14, according to an AFP reporter at the scene, with passengers saying several people had died over the last few days.     AFP PHOTO / Christophe ARCHAMBAULT        (Photo credit should read CHRISTOPHE ARCHAMBAULT/AFP/Getty Images)
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«Il conflitto si risolve con il rispetto delle identità. Noi vediamo quando guardiamo la tv o sui giornali conflitti che non si sanno risolvere e finiscono in guerre. Una cultura non tollera l’altra. Pensiamo a quei fratelli nostri del Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, e poi da un altro, e vanno sul mare. Quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via sul mare. Questo è un conflitto non risolto, questo è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere». Parola di Papa Francesco ai ragazzi del Meg, il Movimento eucaristico giovanile, ricevuti oggi in udienza in Vaticano.

Ma chi sono i Rohingya?

Si considerano discendenti di commercianti arabi, turchi, bengalesi o mongoli e fanno risalire la loro presenza in Birmania al 15esimo secolo. Sono i Rohingya, la minoranza che l’Onu considera la più perseguitata al mondo e cui appartengono i migranti che, nelle settimane scorse alla deriva su barconi nell’Oceano indiano, sono stati rimpallati tra Indonesia, Thailandia e Myanmar.

La loro origine è molto discussa: alcuni dicono che siano indigeni dello Stato di Rakhine (noto anche come Arakan o Rohang in lingua Rohingya) in Birmania, mentre altri sostengono che siano immigrati musulmani che originariamente vivevano in Bangladesh e che, in seguito, si sono spostati in Birmania durante il periodo del dominio britannico, ragione per cui il governo li considera come immigrati illegali bengalesi. Nel 1982 una legge gli ha revocato la cittadinanza birmana e, dopo oltre 30 anni di sofferenze, non sono rimasti in più di 800mila, di religione musulmana, in un Paese di oltre 51milioni di abitanti a maggioranza buddista.

Nel giugno del 2012, un Rohingya venne accusato di avere violentato una birmana. Sarà questo il punto di partenza di una campagna di pulizia etnica nell’Ankaran, lo Stato nel nordest della Birmania dove vivono. Per l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, infatti, il regime birmano così come diversi monaci buddisti avrebbero partecipato o favorito un ‘crimine contro l’umanità’. Le autorità, sostiene l’Ong, avrebbero preso parte alla distruzione di moschee, avviato ondate di arresti e bloccato l’accesso delle agenzie umanitarie ai musulmani sfollati.

Il servizio di Francesca Lancini racconta bene il mondo dei Rohingya: ecco i ‘figli di un Dio minore’.

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3 commenti su “Papa Francesco e i Rohingya”

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