sabato, luglio 21

Paolo Nespoli ha acceso dallo spazio l’albero di Gubbio Tra tre giorni tornerà sulla Terra

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La missione di Paolo Nespoli sta volgendo al termine, dopo una permanenza di circa cinque mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale, a 400 km. di distanza dalla Terra e si poserà sulle depressioni del Kazakhstan quasi sicuramente il prossimo 14 dicembre. E con la simbologia che è cara agli uomini del quarto ambiente, l’astronauta italiano ha da poco acceso dallo spazio l’albero di Natale più grande del mondo, inviando dalla sua postazione della SSI il segnale che ha dato vita ai 300 punti luminosi che ne modellano la sagoma e le altre 250 che raffigurano la cometa; così il gigantesco abete che a Gubbio illumina l’intero versante sud-ovest del monte Ingino. Come riporta Ansa,da tempo l’albero di Gubbio è entrato nel Guinness dei primati con i suoi 700 metri di lunghezza che quest’anno è stato dedicato alla scienza e al progresso tecnologico, rappresentato dalla collaborazione tra Agenzia spaziale europea e l’Agenzia spaziale.

«Per quanto sia bello e appagante essere nello spazio, questa sera avrei voluto essere lì a godere lo spettacolo con voi» ha detto via radio l’astronauta Paolo Nespoli. Ma ovviamente lo spazio in cui si sta muovendo la scienza in questo momento non è solo la banalizzazione di una coreografia natalizia.

La Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli sul viaggio di Nespoli ha dichiarato: «Avere sulla Stazione un astronauta italiano è un fatto molto importante, perché dietro la presenza di Nespoli c’è un sistema che funziona e che ottiene risultati di alto livello» aggiungendo poi: «Sullo spazio, l’Italia ha un’idea e un punto di vista forte, in grado di influenzare l’intera comunità spaziale internazionale». Siamo convinti che se un rappresentante del governo si esprime così, ha sicuramente la consapevolezza che per quanto matura, la disciplina spaziale va seguita e alimentata con i finanziamenti necessari e con le persone capaci alla guida.

Nespoli –lo ricordiamo- fa parte della missione Expedition 52/53, la terza delle sei che la NASA ha messo a disposizione dell’Agenzia Spaziale Italiana nell’ambito dell’accordo per la consegna dei moduli logistici, Leonardo, Donatello e Raffaello realizzati in Italia. Quindi la presenza degli astronauti italiani a bordo della Stazione Spaziale fin da primo, che fu Franco Malerba nel 1992 con la missione STS-46, fa parte di un negoziato molto preciso che basa le sue regole su transazioni bilaterali. L’accordo infatti stabilisce che a fronte della fornitura dell’ASI all’ente spaziale statunitense di tre moduli abitativi MPLM (Multi Purpose Pressurized Module), la NASA garantisca all’Italia delle opportunità di volo sulla Stazione Spaziale. Insieme ai suoi colleghi, l’astronauta italiano lungo l’intera traiettoria della sua partecipazione nella grande astronave, si è occupato della manutenzione degli strumenti di bordo, collaborando a esperimenti di vario tipo, molti dei quali dedicati a valutare gli effetti sull’organismo della permanenza in condizioni di microgravità per lungo tempo. Poco prima del lancio,avvenuto lo scorso 28 luglio, il presidente dell’ASI, Roberto Battiston disse: «La missione metterà al centro del lavoro una serie di importanti esperimenti biomedici che riguardano gli effetti sull’uomo di lunghe permanenze nello spazio e in particolare di come proteggere gli astronauti dalle radiazioni cosmiche. Si tratta di un aspetto fondamentale in vista dei viaggi del futuro e in particolare dell’esplorazione umana di Marte, che è il prossimo obiettivo a cui tutti puntano con decisione».

Gli esperimenti selezionati dall’Agenzia sono stati in parte biomedici ma anche di tecnologia generale, ma le sue giornate hanno avuto aspetti mediatici costituiti da collegamenti con scuole, università, centri di ricerca e istituzioni, ma Nespoli è stato attivo in questi mesi anche con testimonianze twittate di informazioni e immagini. L’attenzione però è stata meno acuta di quella avvenuta con Samantha Cristoforetti: probabilmente con preparazione inferiore perché al lancio della prima astronauta donna italiana il mondo dello Spazio nazionale era in subbuglio per dimissioni, carcerazioni e scandali grossolani che insozzavano la limpidezza della scienza trattata e probabilmente l’Arma a cui apparteneva AstroSamantha aveva chiesto una forte positività alla sua ufficiale pilota. Poi c’era la componente di genere, ma questa è un’altra storia su cui vorremmo sorvolare proprio per il rispetto dell’uguaglianza dei sessi.

Paolo Nespoli ha viaggiato per la prima volta nello Spazio nel 2007, a bordo dello Shuttle Discovery, per consegnare e assemblare il Nodo 2 della SSI, all’epoca in costruzione e a dicembre del 2010 è nuovamente partito verso la postazione orbitante, nell’ambito della missione italiana MagISStra, per condurre esperimenti e dimostrazioni, rimanendo in orbita per 159 giorni.

Ora, la fase parcellizzante della sua terza missione, a 60 anni di età, ha riguardato la sperimentazione di progetti realizzati da diversi istituti e consorzi di ricerca italiani, sotto il coordinamento dell’agenzia governativa. Tra questi ricordiamo Perseo, un giubbetto anti-radiazioni pieno d’acqua utilizzabile come scudo contro le irradiazioni cosmiche e in caso di brillamento solare, ma il suo uso sarebbe efficace anche con la contaminazione nucleare causata da una guerra atomica. Altro esperimento è stato Nanoros, per studiare gli effetti antiossidanti delle nano particelle, analizzando le cellule cardiache in orbita per valutare se i corpuscoli di ossido di cerio siano in grado di guarirle. Si tratta, come si evince, di spaccati che forse a molti non dicono nulla; agli scettici infatti non mancheranno le solite argomentazioni riguardanti sprechi e inutilità di certe ricerche. Forse gli scienziati che sono a Terra e che aspettano i risultati da analizzare la pensano in un altro modo e varrebbe la pena lasciar loro approfondire certe tematiche che potrebbero essere poi risolutive per la salute e il benessere dell’umanità. Infatti, se l’Orthostatic Tolerance può ancora rappresentare una nicchia scientifica, non va trascurato che un programma di allenamento fisico per prevenire problemi scheletrici e cardiocircolatori oggi valutato per mitigare i disturbi legati alla microgravità  non possa essere la base anche per gli abitanti della Terra e ben altra attenzione dovrebbe essere rivolta a Myogravity, che testerà le cellule muscolari con l’obiettivo di studiare le cause della degenerazione cellulare di chi è affetto da atrofia muscolare, o anche Serism, che ha indagato sul comportamento delle cellule staminali presenti nel sangue, per analizzarne le capacità di rigenerazione in orbita. Non sono mancate anche applicazioni che riguardano le coltivazioni: Multi-Trop è stato un esperimento per studiare come si comportano le radici delle piante in microgravità una volta germinate dal seme.

Si potrebbe parlare a lungo e approfondire le generalità affrontate con studiosi, scienziati, allievi e strutture portanti della nostra cultura e della nostra economia. In questo modo si sfata la coniugazione che Spazio è solo la soddisfazione della curiosità di pochi sfaccendati ma si comprende quanto valga la pena continuare ad investire in discipline che appaiono molto più lontane di quanto non lo siano concretamente. Dai due giorni di viaggio necessari inizialmente, ora le agenzie hanno rivisto i propri protocolli riducendo a sei ore il percorso e l’attracco. Un altro progresso reso possibile dalla ricerca e dal potenziamento degli studi effettuati. Si dice che presto gli americani si sganceranno dal monopolio della Soyuz proponendo il nuovo sistema di viaggi promesso da Elon Musk, ma per adesso lo slogan di America First di Donald Trump cozza contro una consolidata tecnologia dell’ex mondo sovietico che si è mostrata pronta a colmare i pericolosi vuoti lasciati dalla navatte riutilizzabile costruita negli Stati Uniti. Non c’è tanto da ridere in Europa, però perché con la nostra civiltà e la nostra cultura multietnica siamo ancora molto lontani da certe tecnologie anche perché le scelte continentali hanno preferito orientarsi sulle strumentazioni automatiche ma in questo modo l’Agenzia Spaziale Europea –e le industrie fornitrici- si sono malamente tirate indietro da un mercato di grandi promesse e forti redditività.

Non si può parlare di sfortuna ma solo di visioni politiche dalla miopia patologica dovuta a rivalità, compromessi, inefficienze. Ora, non è detto che l’aggressività di Trump sia meglio di quanto si predica nel Vecchio Continente ma lascia pochi ragionevoli dubbi il fatto che l’Europa sia veramente ancora indietro, costretta a pagare un prezzo troppo alto per la sua modesta capacità di affrontare sequenzialmente quanto chiede il mercato.

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