venerdì, settembre 22

Onu: “Nord Corea e Siria lavorano su armi chimiche” Stasera il Consiglio di Sicurezza Onu voterà le nuove sanzioni

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La Corea del Nord starebbe lavorando con la Siria per sviluppare il suo programma di armi chimiche e di missili balistici. È l’allarme lanciato da un gruppo di otto esperti delle Nazioni Unite incaricati di monitorare lo stato delle sanzioni contro Pyongyang. Il panel sta indagando su una presunta cooperazione con Damasco su armi convenzionali, armi chimiche proibite e missili balistici, tra cui programmi sui missili Scud e la manutenzione di sistemi di difesa terra-aria. Un’indagine è anche in corso per determinare se entità o individui nordcoreani già colpiti da sanzioni stiano continuando ad operare nel Paese mediorientale.
Nel rapporto stilato dal gruppo di esperti si legge che due Paesi membri dell’Onu hanno intercettato carichi diretti Siria. Un altro Paese membro ha informato il gruppo di sospettare che il carico facesse parte di un contratto della Mining Development Trading Corp nordcoreana (Komid, principale esportatore di materiale collegato al programma di armi convenzionali e missili balistici) con Damasco. I destinatari, secondo gli esperti, erano entità siriane designate dall’Ue e dagli Stati Uniti come società di facciata del Centro di ricerche e studi scientifici siriano, che sarebbe responsabile del programma di armi chimiche del regime di Bashar Al Assad.

Intanto si segnalano nuove minacce dalla Corea del Nord agli Stati Uniti. In una dichiarazione il regime di Pyongyang ha affermato che gli Usa pagheranno il ‘prezzo dovuto’ se spingeranno il Consiglio di sicurezza dell’Onu a varare una risoluzione ‘illegale’ per imporre nuove sanzioni al Paese. Il Consiglio voterà infatti alle 18 ora di New York (le 22 in Italia) la bozza di risoluzione presentata dagli Stati Uniti per imporre nuove sanzioni contro il regime di Kim Jong-un, che mantiene il divieto di esportazioni tessili, ma abbandona il ventilato embargo petrolifero preferendo l’imposizione di quote.

La bozza consente «fornitura, trasferimento o vendita a Pyongyang di tutti i derivati del petrolio sino a 500 mila barili per un periodo di tre mesi a partire dal primo settembre, e sino a 2 milioni di barili all’anno a partire dal primo gennaio 2018». Questo però «a condizione che siano impiegati esclusivamente per il sostentamento della popolazione e che non generino profitti da investire nei programmi nucleari o balistici».

In Estremo Oriente Sono oltre 300mila i musulmani di etnia Rohingya che hanno lasciato il Myanmar per il Bangladesgh, in fuga dall’offensiva lanciata dal governo birmano contro i ‘terroristi’ nello stato di Rakhine. Lo ha detto il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), secondo cui «si stima che 313mila Rohingya siano arrivati in Bangladesh dal 25 agosto scorso».
Contro tale minoranza sembra essere in corso un’operazione di «pulizia etnica da manuale». La denuncia arriva dall’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Raad al Hussein, parlando in occasione della sessione plenaria del Consiglio Onu per i diritti umani a Ginevra.
Al Hussein ha anche chiesto l’avvio di un’inchiesta internazionale sull’uso eccessivo della forza da parte delle autorità del Venezuela, per valutare se negli scontri degli scorsi mesi siano avvenuti «crimini contro l’umanità».

Sulla questione migranti, «Frontex non è impegnata in alcun tipo di negoziato o di contatto con i gruppi che operano in Libia. Naturalmente, non possono commentare su quello che Stati membri stanno avviando in questo campo, perché Frontex non è coinvolta in questo tipo di contatti». Lo afferma  il direttore esecutivo dell’Agenzia, Fabrice Leggeri, rispondendo durante un incontro con la stampa a Bruxelles in merito alle indiscrezioni sugli accordi stretti dalle autorità italiane con i gruppi attivi sulle coste libiche, per ostacolare i flussi migratori diretti verso le nostre coste.
Sui rimpatri dei migranti irregolari, Leggeri ha detto che «sono una questione complessa, ma malgrado le complessità Frontex è riuscita a portare a termine quest’anno un numero di voli di rimpatrio migranti organizzati da Frontex già doppio rispetto all’anno scorso». 

In Egitto il sedicente Stato Islamico (Is) ha rivendicato l’attacco sferrato contro un convoglio della polizia a 30 chilometri dalla città di Arish, nella Penisola del Sinai.  Intanto è salito a 18 poliziotti morti e 7 feriti il bilancio dell’attentato. L’attacco è iniziato con l’esplosione di una bomba al passaggio del convoglio, che ha distrutto tre veicoli corazzati. I militanti hanno poi iniziato a sparare contro i militari usando mitragliatrici.

Tornando in Estremo Oriente, Lee Ming-che, insegnante e attivista per i diritti umani di Taiwan, accusato in Cina di sovversione, si è dichiarato colpevole davanti al tribunale della provincia di Hunan.
Lee ha ammesso di aver pubblicato articoli e di aver preso parte a Guangzhou ad attività contrarie al «Partito comunista, al governo cinese e all’attuale sistema politico cinese». Nel processo è imputato anche l’attivista cinese Peng Yuhua. Nel caso di Lee è la prima volta che un attivista taiwanese viene processato in Cina. Lee era scomparso a marzo, dopo essere entrato in Cina attraverso la colonia portoghese di Macao. Successivamente, le autorità cinesi avevano confermato il suo arresto.

Almeno 10 persone sono morte a Cuba a causa degli effetti dell’uragano Irma, la maggior parte a causa del crollo di alcuni edifici. L’uragano ha lasciato gravi danni su quasi tutto il territorio di Cuba, secondo quanto riferito dal presidente Raul Castro in un «appello al nostro combattivo popolo». In totale la scia di distruzione lasciata da Irma conta fino a 45 vittime: con i 10 a Cuba, sale a 38 il numero dei morti nelle isole dei Caraibi, a cui si aggiungono i sette registrati in Florida. Il presidente Usa Donald Trump, oggi impegnato nelle celebrazioni dell’anniversario dell’11 settembre, annuncia che presto sarà in Florida per osservare di persona i danni causati dall’uragano Irma. Trump non ha voluto anticipare una stima dei danni, forse per non alimentare le voci che parlano già di una cifra di 200 miliardi di dollari.

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