venerdì, settembre 22

ONU: al via la settanduesima Sessione dell’Assemblea Generale Al centro, le varie questioni che ostacolano la pace e la sicurezza internazionale

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A poche ore dal suo inizio, sembra tutto pronto per la settanduesima Sessione dell’ Assemblea Generale dell’ ONU. Riunitasi per la prima volta, a Londra, il 10 gennaio 1946, a pochi mesi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’ Assemblea Generale si configura come l’ organo più rappresentativo delle Nazioni Unite.  Tra i suoi compiti, la presa in esame delle diverse questioni in essere circa il mantenimento della pace, della sicurezza tra le nazioni e l’adozione di raccomandazioni rivolte tanto agli stati membri che al Consiglio di Sicurezza. La partecipazione di ciascuno Stato membro all’ Assemblea avviene mediante dei rappresentanti (al massimo 5), disponendo, però, di un solo voto.

Ogni questione può essere portata all’ attenzione dell’ Assemblea da parte di un qualsiasi Stato membro e può essere oggetto di discussione, prima o dopo, a seconda della rilevanza, anche del Consiglio di Sicurezza, qualora sussistano i presupposti per un’ azione più concreta. Sulla scala delle prerogative esecutive, si colloca al secondo posto dopo il Consiglio di Sicurezza, ma rimane, comunque, un attore primario, nel contesto ONU, in grado di invocare su alcuni temi l’ attenzione dei Membri permanenti.

A ricoprire un ruolo importante, nell’ ambito dell’ Assemblea, è il Segretario generale, oggi António Guterres, cui è assegnato il compito, su consenso del Consiglio di Sicurezza, di informare l’ Aula di quelle che sono le tematiche più scottanti trattate dai Membri permanenti. Tra gli altri compiti dell’ Assemblea che inizierà tra poche ore, vagliare le relazioni del Consiglio di Sicurezza e degli altri organi dell’ ONU, ossia le Commissioni, approvando, al termine, il bilancio generale. Le decisioni dell’Assemblea generale circa l’ elezione dei membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza o le raccomandazioni, necessitano di una maggioranza pari a due terzi dei membri che si trovano in aula e votano mentre, per altri casi, è richiesta la maggioranza semplice.

L’ Assemblea generale 2017 sarà decisiva per comprendere i futuri assetti internazionali. Già nel corso della sua campagna elettorale, il Presidente Trump aveva fatto intendere di non sopportare l’ istituzione e aveva promesso: «All’Onu sarà tutto diverso dopo il mio insediamento alla Casa Bianca». La reazione dura del nuovo inquilino della Casa Bianca era stata provocata dal al voto con il quale il Consiglio di Sicurezza, grazie all’astensione degli Stati Uniti sotto la Presidenza di Barak Obama, aveva condannato, per la prima volta nella storia, Israele per gli insediamenti nei territori occupati. L’ insofferenza di Donald Trump nei confronti degli organismi multilaterali era già emersa quando l’ accusa di inutilità era stata lanciata contro la NATO, anche se, almeno su quest’ ultima, il giudizio pare essere cambiato. Potrebbe, il Presidente Trump, proporre una riforma dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite, alla cui discussione, però, secondo quanto dichiarato dal portavoce di Putin, la Russia non sarebbe stata invitata.

L’ avvento della nuova Amministrazione all’ ONU è stato segnato dalla nomina, come Ambasciatore degli Stati Uniti presso il Palazzo di Vetro, di Nikki Haley, già Governatore della Carolina del Sud, che molto si sta spendendo nel suo nuovo incarico. Proprio per questo, si è attirata le offese da parte della Corea del Nord che, tramite l’ agenzia di stampa nazionale Kcna, l’ ha definita « una principiante in politica e diplomazia, visto che è stata oggetto di critiche pubbliche per la sua serie di rifiuti sul lancio del missile balistico della Rpdc nel marzo scorso (…) diffamandola sulla inesistente “questione dei diritti umani” (…) Così miserabile è la difficile situazione degli Stati Uniti, che hanno presentato una donna così depravata e un diplomatico principiante come rappresentante in ambito Onu. Ha parlato come se la RPDC stesse cercando una guerra mentre gli Stati Uniti volevano la pace, affermando che c’è un limite alla pazienza degli Stati Uniti. Senza retorica, gli Stati Uniti vogliono nascondere la loro vera natura di paese responsabile dell’aggressione e della guerra e devastatore della pace (…)Nikki dovrebbe stare attenta con la sua lingua (…) l’ Amministrazione statunitense dovrà pagare un caro prezzo per i suoi pessimi discorsi». 

Proprio la minaccia rappresentata dalla Corea del Nord, sarà uno dei temi all’ ordine dei lavori della settanduesima Assemblea Generale. A fronte dell’ ennesima provocazione di Pyongyang, con il test della bomba H della settimana scorsa, la Rappresentante statunitense Halley aveva proposto nuove sanzioni, questa volta sul petrolio, contro il regime di Kim Jong-Un. Come analizzato precedentemente, la questione coreana è estremamente divisiva nel consesso internazionale, in special modo rispetto alla Cina e alla Russia, di nuovo ostile all’ America dopo le sanzioni approvate dal Congresso USA. Quest’ ultima, tramite il Ministro degli Esteri Lavrov, ha reso noto che è «prematuro prevedere esito risoluzione Onu su Pyongyang».

Stando a quanto messo in evidenza da un board di otto esperti dell’ ONU, la Corea del Nord starebbe collaborando con la Siria per sviluppare il suo programma di armi chimiche e di missili balistici e Scud. Il board avrebbe denunciato una violazione delle sanzioni contro Pyongyang da parte di Damasco che collaborerebbe con Kim Jong-Un per il perfezionamento di “armi convenzionali, armi chimiche proibite e missili balistici”.

«Due Paesi membri dell’Onu», avrebbero scoperto gli esperti, «hanno intercettato carichi diretti alla Repubblica araba siriana. Un altro Paese membro ha informato il panel di avere ragione di credere che il carico facesse parte di un contratto della Mining Development Trading Corp nordcoreana con la Repubblica siriana». In particolare con «entità siriane designate dall’Ue e dagli Stati Uniti come società di facciata del Centro di ricerche e studi scientifici siriano».

E’ probabile, però, che, come hanno reso noto alcune fonti diplomatiche riportate da numerosi siti di informazione, gli Stati Uniti accettino di mantenere solo le sanzioni contro le esportazioni tessili e di stornare l’ embargo petrolifero e il congelamento degli investimenti e delle proprietà di Kim Yong-Un dalla bozza di risoluzione sulla Corea del Nord  da presentare al Consiglio di sicurezza, nel tentativo di ottenere l’ appoggio di Mosca e di Pechino. Per l’ approvazione di nuove misure presso il Consiglio di Sicurezza di oggi, occorre il voto unanime di 15 membri e niente sembra scontato.

Altra questione aperta, non meno importante, è il Venezuela di Maduro. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ràad al Hussein, ha comunicato in queste ore l’ apertura di un’inchiesta sull’ “uso definito “eccessivo” della forza da parte delle autorità venezuelane” e sulla “detenzione arbitraria di manifestanti e presunti oppositori politici”, con l’ accusa di “crimini contro l’umanità”. Oltre 130 le vittime degli scontri da aprile ad oggi. La situazione rimane grave, di grande difficoltà per i cittadini, privi, perfino, dei beni di prima necessità e dei medicinali. «Credo che le Nazioni Unite devono farsi sentire lì per aiutare» ha detto Papa Francesco ai giornalisti, in viaggio di ritorno dalla Colombia, a proposito del Venezuela

Come ricordato dal Premier italiano Paolo Gentiloni, «la sfida migratoria sarà uno dei temi oggetto dell’Assemblea generale dell’Onu» ed è una questione su cui molto si sta spendendo il suo Ministro dell’ Interno Minniti. Problematica su cui anche il Pontefice ha espresso sostegno al governo italiano e greco: «Sento comunque il dovere di esprimere gratitudine per l’Italia e la Grecia perché hanno aperto il cuore ai migranti. Accoglierli è un comandamento di Dio… Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria della prudenza. E dunque, primo: quanti posti hai. Secondo: non solo accoglierli, ma anche integrarli. Ho visto esempi in Italia di integrazione bellissima. Quando sono andato all’università Roma Tre, l’ultima dei quattro studenti che mi hanno fatto domande mi sembrava di conoscerne la faccia. È una di quelli che sono venuti da Lesbo con me nell’aereo. Ha imparato la lingua, ha fatto l’equiparazione degli studi. Questo si chiama integrare. Tre: c’è un problema umanitario. L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni in cui questi migranti vivono nel deserto, ho visto delle foto. Ho l’impressione che il governo italiano stia facendo di tutto in campo umanitario, per risolvere anche problemi che non si potrebbe assumere. Allora: cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria. Poi però c’è il nostro inconscio collettivo che pensa: l’Africa va sfruttata. Bisogna capovolgere questo: l’Africa è amica e va aiutata».

Dunque l’ Africa, altra tematica scottante per le sue ripercussioni sulle nazioni occidentali, con tutti i problemi connessi, citati da Francesco: integrazione, contrasto al traffico di esseri umani, contrasto al traffico di armi, ma anche sviluppo economico e tecnologico e la necessità di ricostruire quell’ equilibrio venuto meno con la caduta dei regimi, si veda il caso libico, su cui sono stati comunque fatti dei progressi grazie alla mediazione dell’ Italia e della Francia. Si pensi alla Birmania in cui sarebbe in corso una vera e propria pulizia etnica contro la minoranza musulmana.

Poi il Medioriente, lacerato dalla guerra siriana, dalle recenti sconfitte dell’ Is; la complessa questione israelo-palestinese, oggetto di un recente viaggio del Segretario Generale Guterres, che, anche in virtù del nuovo impegno americano, potrebbe trovare una sua soluzione; l’ Iran e la questione nucleare che potrebbe tornare alla ribalta dopo gli ultimi scambi di accuse con gli Stati Uniti.

Insomma lo scenario è quanto mai ingarbugliato. Come sosteneva non molto tempo fa il Presidente emerito della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, «le Nazioni Unite dovrebbero essere una delle stelle fisse della Comunità internazionale, ma nel “disordine mondiale” di oggi vivono un’ eclissi». La settanduesima sessione dell’ Assemblea generale potrebbe riportare l’ONU nel firmamento globale?

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