mercoledì, aprile 26
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Omosessualità, ancora lager. Molti i secondini

Tutti si aspettano parole chiare dalla Chiesa, che dica cosa pensa del lager ceceno per gay e dell’omosessualità, invece arrivano affermazioni generiche che producono solo delusione
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Carlo Carretto era un cattolico intelligente e piuttosto noto quando si fece piccolo fratello, sposando la causa di Charles De Foucauld che, a sua volta, sedotto da Gesù, aveva abbandonato donne e successi per vivere tra gli ultimi in Africa, nel deserto. Una sera, leggendo le numerose lettere che gli arrivavano dagli amici di una volta, Carretto pensò che non avrebbe più risposto. Bisognava ‘fare una cesura‘ con la vita precedente.

Ciò che abbiamo appreso in questi giorni, a proposito di un campo di concentramento per omosessuali in Cecenia, internati per essere ‘rieducati’, rimanda a quell’affermazione. Bisogna fare una cesura col passato, chiara e definitiva, anche all’interno dalla Chiesa cattolica, che non riesce a misurarsi con la questione gay, pure essendone intrisa in profondità. “Nella mia diocesi”, mi dice un parroco “almeno il cinquanta per cento di noi è omosessuale, e lo è pure il vescovo. Mi chiedo con che diritto ci mettiamo fare le pulci agli altri gay”. Non saprei se il dato sia preciso, diciamo che non mi sono sentito scosso. Qualche tempo fa, quando contava ancora qualcosa, Camillo Ruini dispose il divieto di ammissione nei seminari per le persone omosessuali, ma mi chiedo chi avrebbe dovuto decidere se ammettere o meno un postulante. Si sarebbe trattato spesso di giudizi autobiografici.

Quello che è accaduto in Cecenia, puro nazismo, dovrebbe fare uscire ciascuno dalla propria ambiguità, soprattutto agenzie morali capaci, per la loro autorevolezza, di orientare l’opinione delle masse. Continuare a fare finta di niente, quando la Chiesa è un’istituzione a forte connotazione omosessuale, non aiuta le persone che si trovano in una condizione di grave discriminazione, quando non di violenza, a reclamare i propri diritti.

Tutti i consacrati, presi singolarmente, al riparo da occhi e orecchi, ammettono che il fenomeno è endemico e che spesso li riguarda personalmente, ma il discorso si ferma qui. La paura paralizza, si procedere a vista, fidando nelle distrazioni collettive, ma il tempo non è più propizio.
La scorsa settimana, un simpatico e bravo sacerdote, omosessuale, di cui mi sono occupato una dozzina di anni fa, mi raccontava del nuovo compagno, suo confratello, materia ordinaria, “Ci incontriamo una volta al mese. Acquietiamo i nostri sensi e andiamo avanti fino alla prossima volta. Altri si acquietano con gli incarichi, la carriera rende più tranquilli, anzi il timore di perderla consiglia prudenza estrema, è sorprendente come un sacerdote cambi paesaggio interiore quando assume un incarico di prestigio, potreste non riconoscerlo più. Tutta la carica rivoluzionaria che manifestava prima, diventa un pigolio, ma per completare l’opera, la prudenza non è mai troppa, il prete in carriera raffredda o sospende qualsiasi rapporto umano possa creargli anche il minimo danno di immagine o costringerlo a porsi domande scomode.

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