martedì, agosto 21

Olimpiadi Invernali: slittino, tra incidenti e storie eccezionali Armin Zoeggler, un esempio di dedizione, di professionalità e di longevità, il tutto condito da una carriera che più vincente non si può.

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Si conclude domani, con la gara a squadre, il programma di slittino dei Giochi Olimpici. Gare spettacolari, ed estremamente pericolose: lanciarsi a 140 chilometri orari giù in discesa dentro un budello ghiacciato, sopra un attrezzo largo poco più di mezzo metro e pesante meno di 25 chili, richiede una buona dose di coraggio ed una passione per il brivido della velocità pura. Del resto, due delle quattro vittime nella storia dei Giochi Invernali vengono proprio da questo sport: 54 anni fa, ad Innsbruck, fu l’anglo polacco Kay-Skrzypecki a rimanere vittima di un ribaltamento, mentre otto anni fa, in Canada, il georgiano Kumaritashvili perse la vita andando a finire contro un palo. In entrambi i casi, ci furono polemiche legate alla sicurezza della pista, ed in entrambi i casi il CIO parlò di inesperienza degli atleti.

Il regolamento è semplice: vince chi riesce a scendere con lo slittino in una pista naturale o artificiale nel minor tempo possibile. Si disputano 4 manches, proprio per evitare che una discesa sfortunata possa pregiudicare un’intera gara. Il tempo è misurato in millesimi, proprio come nelle gare di formula 1, e questo può dare l’idea della velocità folle raggiunta durante le gare.

La gara a squadre di domani, in particolare, è tra le più spettacolari: tutti gli equipaggi di una nazione scendono consecutivamente, con il primo che arrivando deve toccare il sensore per far aprire il cancelletto al secondo, e così via. Più che una gara a squadre, una staffetta vera e propria.

L’origine di questo mezzo è, tanto per cambiare, scandinava, e veniva usato inizialmente come veicolo di locomozione per scendere a valle. Solo nel XVII secolo si cominciò a gareggiare, e solo nel XIX si crearono i primi “budelli” artificiali. Le piste sono chiamate così per la loro forma stretta, lunga e piena di curve. Da regolamento, devono essere almeno di un chilometro e mezzo. Come in tutti gli sport che prevedono l’uso di un mezzo, la tecnologia ha completamente stravolto l’iniziale forma dello slittino: dall’iniziale seggiola di legno con delle lame piatte, ai fantascientifici slittini di oggi, che nulla ormai hanno in comune con gli “sleigh” descritti nella canzone “Jingle Bells”

E parlando di slittino il nome che viene in mente è subito quello di Armin Zoeggler. Per questa disciplina Zoeggler è ciò che è stato Schumacher nell’automobilismo: un esempio di dedizione, di professionalità e di longevità, il tutto condito da una carriera che più vincente non si può. L’altoatesino (è nato a Merano) che da piccolo usava lo slittino per scendere dal suo maso verso la scuola è l’unico atleta in assoluto ad aver vinto medaglie in sei olimpiadi consecutive, dal 1994 al 2014, oltre ad aver vinto 10 coppe del mondo ed oltre 60 gare singole a livello mondiale.

Scrupoloso e perfezionista, arrivò a costruirsi una palestra dentro casa per potersi allenare. La sua vittoria più bella, quasi sicuramente, è quella di Torino 2006. Nelle Olimpiadi di 12 anni fa, su quella pista di Cesana Pariol che lo ha visto sempre vincitore, conquistò l’oro a pochi mesi dalla morte della madre, accogliendo quella vittoria con commozione ma senza spettacolarizzarla in stile americano. Dopo il bronzo di Sochi (bronzo che potrebbe diventare argento, se le indagini sul doping dell’ultima edizione confermeranno i sospetti) si ritira dalle competizioni, e lo fa nella sua divisa da carabiniere, che porta orgogliosamente. Gente seria e silenziosa, quella dell’Alto Adige, che merita sempre il massimo rispetto.

Adesso, a 44 anni, è il direttore tecnico della nazionale italiana. La figlia sedicenne sta seguendo le orme paterne e si è già qualificata per la coppa del mondo.

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