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Olanda: un populismo ʹsui generisʹ?

La particolarità del sistema politico olandese rende impossibile confrontarlo con l'assetto politico di Francia e Germania.
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L’Europa si sta rendendo conto che la deriva populista non deve essere relegata in un angolo, facendo finta che non esista: il problema è evidente e deve essere affrontato e discusso. Se l’estrema destra sta ʹspopolandoʹ vuol dire che, in qualche modo, riesce a toccare problemi che gli altri partiti non hanno avuto finora la capacità di affrontare.

Che il populismo sia in grado di minare alla radice l’Europa come noi la conosciamo oramai è diventato tanto evidente che, in questa settimana – appena iniziata – di celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma, si stanno moltiplicando le conferenze e i dibattiti attorno al tema. Lo scorso 15 marzo l’UE ha superato il primo banco di prova della deriva populista: le elezioni presidenziale olandesi. Il Primo Ministro in carica Mark Rutte ha sconfitto il candidato populista Geert Wilders, leader del PVV. Ma, anche se dall’UE la sconfitta di Wilders è stata vissuta come un segno positivo, ancora l’Europa non può rilassarsi difronte alla popolarità dei partiti di destra. Infatti, l’Olanda non è un modello per i Paesi europei dove il populismo sta dilagando, poiché il suo sistema politico è molto diverso rispetto a quello degli altri Stati.

Per analizzare l’esito delle elezioni olandesi e le ripercussioni che avranno in Europa, soprattutto in Francia e Germania, abbiamo chiesto il parere di Christian Blasberg, coordinatore Accademico del Master Luiss in European Studies, ricercatore e docente di Storia Contemporanea, Scienze Politiche e Linguaggio e Cultura Tedesca all’ Università di Heidelberg, alla Upter University a Roma e per la Fondazione Luigi Einaudi a Roma. Blasberg afferma che l’Olanda ha un sistema politico molto particolare e il populismo di Winders è da considerare ʹsui generisʹ, poiché si allontana molto dalle idee radicalmente conservatrici dell’estrema destra europea.

L’UE sostiene che questo voto abbia fermato il populismo? Ma è davvero così?

Non si può dire che la vittoria di Rutte su Wilders abbia fermato l’onda populista che aleggia in Europa. Sicuramente la vittoria di Rutte ha fatto tirare un sospiro di sollievo, però parlare di uno ʹstopʹ è troppo: sicuramente sarà interessante vedere cosa succederà in Francia, che ha un sistema e un panorama politico molto diverso da quello olandese e, su questa base, è difficile capire come il voto olandese influenzerà le elezioni francesi. Il Front National di Le Pen è molto più insediato nel sistema politico rispetto a quello di Wilders in Olanda: il partito populista francese esiste già dagli anni ’80, mentre quello olandese esiste da soli 15 anni, un tempo relativamente breve per un partito. In Olanda, poi, non sono venuti fuori gli scandali di corruzione che stanno compromettendo quasi tutti i candidati alla presidenza francese; questo è un altro elemento che fa delle elezioni in Francia un contesto totalmente diverso da quello olandese. Ciò che è interessante in Francia è il parallelo che si può fare tra Le Pen padre e sua figlia, infatti la situazione elettorale francese del 2017 rispecchia quella di 15 anni fa, quando a concorrere per la presidenza era proprio Jean-Marie Le Pen: in questa occasione Le Pen padre vinse il primo turno, ma al ballottaggio non prese voti in più. Ciò che bisogna vedere nelle elezioni francesi di quest’anno sarà se Marine Le Pen riuscirà, al ballottaggio, ad ottenere voti in più rispetto a quelli ottenuti al primo turno. Se la Le Pen riuscisse a prendere anche più del 30% di consensi al secondo turno questo sarebbe molto preoccupante, perché vorrebbe dire che il populismo in Francia si sta rafforzando rispetto alle elezioni del 2002.

E, invece, per quanto riguarda la Germania?  

È difficile intravedere come verranno portate avanti le campagne elettorali dei diversi candidati, dato che fare pronostici da qui a Settembre è quasi impossibile in un panorama europeo e mondiale così mutevole. Ad oggi è difficile capire quanto le elezioni olandesi influenzeranno il voto in Germania; bisogna vedere cosa porterà l’estate: ogni attacco terroristico o ondata di migranti può cambiare totalmente il pensiero dell’opinione pubblica. Possiamo dire che in Germania, ad oggi, il vero sfidante di Merkel è Shulz , che ora nei sondaggi è solo ad un punto di distanza dalla Cancelliera; però questa ʹvolataʹ dell’ex Presidente europeo potrebbe essere provvisoria: la campagna elettorale è ancora molto lunga e temo che Shulz potrebbe perdere consensi se non creerà una campagna veramente competitiva a quella di Merkel. Bisogna anche dire che in Germania stanno venendo fuori delle notizie negative su Shulz: sembra che quando era Presidente europeo abbia favorito certi suoi collaboratori; se questa faccenda fosse dimostrata potrebbe causare non pochi problemi al candidato tedesco. Ciò che invece lo favorisce è la sua visione politica diversa rispetto a quella classica social-democratica degli ultimi anni: è un uomo che si è costruito dal basso, che piace molto all’elettorato perché sa parlare con la gente. Un punto determinante, che influenzerà il voto dell’elettorato tedesco, è quello dell’immigrazione e del rapporto con la Turchia, che potrebbe determinare le sorti delle elezioni in Germania come è stato in Olanda, dato che la comunità turco-tedesca raggiunge quasi 3 milioni.

Wilders ha conquistato molti seggi, però non ha sfondato, ci può spiegare perché?

Il fattore determinante in Olanda, che ha deciso le sorti del voto, è stato proprio l’affare fra Paesi Bassi e Turchia; la reazione di Rutte nei confronti dei pesanti attacchi di Erdogan è stata abbastanza forte e decisa, cosa che è piaciuta molto agli elettori che lo hanno votato. Forse se Erdogan non si fosse intromesso nelle questioni olandesi nel momento più prossimo alle elezioni, Rutte non avrebbe vinto in questo modo. Invece, all’ultimo momento, Rutte ha dimostrato di reagire bene alle offese di un Paese che rappresenta la comunità islamica in Olanda, facendo rispettare i valori del proprio Paese. Rutte forse avrebbe vinto lo steso, ma la vittoria sarebbe stata più acre: avrebbe perso più seggi, che sarebbero stati guadagnati da Wilders. Wilders si è dichiarato, comunque, il vincitore morale delle elezioni, perché Rutte ha potuto vincere soltanto nel momento in cui ha spostato il suo programma a ʹdestraʹ; Wilders ha ragione quando dice che i valori di ʹdestraʹ da lui difesi sono stati in parte accolti anche da Rutte, perché questo era l’unico modo per prendere i voti che altrimenti avrebbero accresciuto la potenza di Wilders. Ciò che è importante notare è che il partito del Primo Ministro non è l’unico che si è spostato a destra, infatti anche i social-democratici e i democristiani hanno adottato un linguaggio che in qualche modo rifletteva una politica un po’ più dura nei riguardi dell’immigrazione. Solo in questo modo i partiti potevano veramente concorrere alle elezioni, chi non l’ha fatto ha preso pochissimi seggi. Bisogna comunque distinguere l’atteggiamento di totale chiusura di Wilders rispetto a quello di Rutte e gli altri partiti, che si sono difesi duramente dagli attacchi di Erdogan.

GroenLinks può essere definito un vincitore di queste elezioni? Se è così, perché gli altri partiti di Sinistra non hanno ottenuto lo stesso risultato?

Il candidato di GL è un candidato giovane e carismatico; nell’ultimo periodo abbiamo visto che il voto ʹad personamʹ è sempre più determinante rispetto ai programmi politici che i partiti propongono. Credo che GL abbia approfittato del carisma del suo candidato e della sua reputazione, e molti dei voti sono arrivati dall’ex elettorato socialdemocratico. I Verdi convincono sempre l’elettorato più giovane, e il partito GL, caratterizzato da una grande apertura nei confronti degli immigrati, è stato l’unico di sinistra a mantenere una forte posizione di tolleranza nei confronti della politica migratoria. In questo senso gli attacchi di Erdogan hanno creato una forte polarizzazione all’interno dei partiti, ovvero un forte spostamento a destra da parte dei partiti di centro e i democristiani, e per compensazione lo spostamento radicale a sinistra di GL. Ovviamente l’elettore che non era d’accordo con la ʹchiusuraʹ dell’Olanda ha visto come unica possibilità di ribellione dal populismo il suo esatto opposto, cioè GL. Dunque, questa riuscita di GL in Olanda non può essere presa come esempio per gli altri Stati europei che si apprestano alle elezioni, perché la situazione politica dei Paesi Bassi rispecchia una situazione a sé stante.

 

GL può diventare un modello per le Sinistre Europee?

Bisogna essere molto cauti quando parliamo di modelli: dire che un sistema polito di un Paese possa esserlo per un altro è impossibile, poiché ogni Stato ha le sue particolarità e la sua fisionomia. Parlare di modello non è possibile, il partito radicale di sinistra in  Olanda è riuscito a vincere grazie alla particolare situazione che è venuta a crearsi nel Paese e, dunque, non potrà essere preso a modello da nessun altro Stato.

 

Anche i democristiani, in queste elezioni, hanno ottenuto un buon risultato. Secondo lei possono essere ritenuti un’alternativa agli estremismi di Destra?

I Democristiani e i tutti gli altri partiti di centro, se vogliono riconquistare l’elettorato di estrema destra, devono creare delle alternative convincenti. Sicuramente è difficile da dire, ma le elezioni in Olanda sono state vinte spostando i programmi a ʹdestraʹ, posizione verso la quale si sono polarizzati in parte anche i socialdemocratici. Questo era l’unico modo per riprendere dei voti che altrimenti sarebbero andati a Wilders. Un tale scenario, molto probabilmente, accadrà anche in Germania e in Italia, se i socialdemocratici vorranno seriamente sconfiggere il populismo di estrema destra. Shulz, ad esempio, ha spinto il suo programma a ʹsinistraʹ, mentre il CDU, partito di Merkel, sta spingendo verso ʹdestraʹ, e già sta causando dei problemi all’SPD. Questo spostamento a destra, però, va contestualizzato: fino ad oggi gli Stati europei hanno preferito ignorare il problema dell’immigrazione, provocando malcontento tra la popolazione che, invece, ha percepito un forte disagio a causa dell’imponente flusso migratorio. Diciamo che l’estrema destra, avendo percepito questa insofferenza da parte della popolazione, ha impostato i propri programmi facendo leva sulla soluzione più facile, ovvero chiudere le porti ai migranti. Lo spostamento a destra dei partiti di centro e socialdemocratici rispecchia una netta presa di coscienza da parte della politica europea: l’estrema destra ha messo di fronte agli Stati un malcontento che deriva dalla situazione migratoria che è sempre stata da loro sottovalutata o negata. Dunque, spostarsi a destra, in questo particolare momento storico, non significa far propria l’ideologia populista, bensì vuol dire prendere atto della situazione migratoria e, invece di trovare soluzioni radicali, meditare un sistema che permetta di tutelare sia gli immigrati che la popolazione che li accoglie, creando una rete sociale che non solo accolga ma che anche integri queste persone all’interno dell’UE.

 

Secondo lei il partito di Wilders come si evolverà in futuro?

Wilders non ha vinto, però ha preso moltissimi voti perché ha un elettorato consistente. Se ci fosse stato un ballottaggio come in Francia, Wilders al secondo turno avrebbe conquistato altri voti, dando del filo da torcere a Rutte. Anche se il populismo in Olanda non ha vinto, tra la popolazione olandese Wilders rimane molto popolare e questa è una realtà che non bisogna assolutamente ignorare. Ciò su cui dobbiamo riflette è il particolarismo del populismo olandese, che si differenzia moltissimo dai partiti di estrema destra in Europa: Wilders, infatti, difende quei valori che hanno sempre contraddistinto l’Olanda, ovvero una particolare libertà, una particolare tolleranza, soprattutto anche nei confronti delle minoranze e dei diritti delle donne e degli omosessuali. Questo aspetto del populismo olandese ha fatto si che il partito di Wilders non fosse visto come il solito partito di estrema destra conservatore.

 

Rutte ha perso 8 seggi in queste elezioni. Secondo lei questo calo rispecchia in qualche modo la decadenza dell’Europa del rigore?

Sicuramente si, può essere che questo aspetto abbia giocato una parte più o meno rilevante nelle elezioni olandesi. La politica economica olandese, che può essere assimilata a quella tedesca, contribuisce molto alle entrate dell’UE. L’elettorato olandese, come parte dell’elettorato tedesco, vorrebbe vedere i soldi dell’UE impiegati in modo corretto, e non usati per salvare i conti di Paesi che non riescono a gestire la propria economia. Questo aspetto potrebbe aver contribuito alla perdita dell’elettorato da parte di Rutte, ma non possiamo quantificarlo.

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