giovedì, settembre 21

Ocean Cleanup, la lotta alla plastica potrebbe partire già nel 2018

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Il progetto del ventiduenne olandese Boyan Slat per ripulire l’Oceano Pacifico dai suoi cumuli di plastica e spazzatura potrebbe non partire nel 2020. Ritardo? Macchè, qui parliamo di anticipare addirittura l’avvio. Infatti l’Ocean Cleanup è già pronto per dare il via alle sue operazioni.

Si tratta di un meccanismo pensato soprattutto per il Pacific Trash Vortex, altrimenti chiamato Great Pacific Garbage Patch, una zona in cui le correnti marine tendono a spingere la maggior parte dei rifiuti finiti in acqua. L’obiettivo è posizionare in alcuni punti chiave della zona marina una lunga barriera galleggiante, costituita da un grosso tubo di gomma legato a un’ancora che può scendere fino a 600 metri di profondità. Il tubo crea una sorta di insenatura artificiale e riesce a convogliare e a trattenere i rifiuti che galleggiano sulla superficie dell’acqua. E questo permette agli enti che devono raccogliere questa ‘spazzatura’ di avere vita facile.

Già 30 i milioni di dollari acquisiti dal progetto Ocean Cleanup per partire, molti di più di quelli richiesti. Secondo Slat in soli 5 anni circa il 50% dei rifiuti del Pacific Trash Vortex potrebbe essere in questo modo estratto dal mare e riciclato. Ma gli scettici ci sono eccome. Alcuni ricercatori temono infatti che l’accumulo della plastica in superficie possa ulteriormente confondere la fauna marina. Inoltre si ritiene che la struttura tubolare dell’Ocean Cleanup sia troppo debole per resistere alla forza dell’Oceano.

(video tratto dal canale Youtube di Business Insider)

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