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Obama e i cambiamenti climatici: cosa ha fatto per l’Ambiente?

Il pericolo ora è che con Donald Trump gli Usa vadano nella direzione opposta

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Gli Stati Uniti, con l’accordo siglato da Barack Obama nel corso della COP21 di Parigi dello scorso anno, si sono impegnati a ridurre entro il 2025 le emissioni almeno del 26% rispetto ai livelli del 2005. Il presidente ormai uscente, nei suoi due mandati, ha cercato più volte di fare qualcosa per combattere il surriscaldamento globale: tra le sue manovre lo stanziamento di 37 miliardi di dollari per lo sviluppo delle energie pulite, ma anche l’approvazione del Clean Power Plan, un piano nazionale per ridurre le emissioni di gas serra prodotte dalle centrali elettriche alimentate a carbone. Ora la palla passa al suo successore Donald Trump, ma le idee sembrano essere di tutt’altro segno. Tanto che nella campagna elettorale che lo ha portato a vincere su Hillary Clinton il magnate ha più volte affermato che si tratti di un’invenzione per limitare l’economia statunitense e rendere più competitivo il settore manifatturiero della Cina. Il tutto infischiandosene dei dati scientifici a supporto e ben chiari già dall’amministrazione Obama.

A lanciare un messaggio a Trump anche WWF Usa, per bocca del suo presidente Carter Roberts: «Il presidente Trump si è impegnato a rendere l’America un Paese più sicuro. Ebbene, un’azione ambiziosa per il clima è necessaria per mantenere questa promessa, dal momento che gli eventi estremi legati al cambiamento climatico colpiscono duramente, e con sempre più frequenza, le nostre città. Sappiamo che la sicurezza globale e la sopravvivenza delle popolazioni mondiali dipendono dal mantenimento delle risorse naturali, tra cui il nostro clima. Quello che vogliamo fare è esortare il nuovo presidente Donald Trump ad accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e ad onorare gli impegni presi per risolvere la crisi del clima». ma sarà davvero così? Perché viste le misure annunciate in campagna elettorale, sembra che gli Stati Uniti vogliano andare in tutt’altra direzione, diremmo opposta rispetto a quella tracciata da Obama. Il quale però nel suo ultimo viaggio europeo ha ribadito: «Sul clima non si torna indietro».

In questo video del ‘The Guardian‘ il solco tracciato da Obama sulle questioni climatiche. Intanto il tribunale di Eugene, nello stato dell’Oregon, ha stabilito che 21 bambini e ragazzi che fanno parte dell’organizzazione Our Children’s Trust possono fare causa al governo degli Stati Uniti per chiedere che il loro diritto a un «sistema climatico in grado di sostenere la vita umana» sia rispettato. La sentenza del giudice recita: «Come il matrimonio è il ‘fondamento della famiglia’, un sistema climatico stabile è letteralmente il fondamento della società, senza il quale non ci sarebbe né civiltà né progresso». La decisione della giudice di Eugene mette l’amministrazione Obama di fronte a due scelte: offrire un accordo ai ragazzi oppure no. Se si dovesse trovare un accordo, il sistema giudiziario americano sarebbe poi impegnato a verificare che l’amministrazione Trump si attenga ai suoi termini. ma il nuovo presidente potrebbe cercare di cancellare la sentenza, ma potrebbero volerci anni. Se invece l’amministrazione Obama deciderà di non collaborare, la palla passerà al suo successore, che per la sua difesa però non potrà contare sulla teoria che le evidenze scientifiche non esistono o che si tratta di menzogne.

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