lunedì, aprile 23

Nord Corea: l’economia della resilienza, in barba alle sanzioni Il regime di Kim si fonda sullo ‘byungjin’, sviluppo economico. Ce ne parla Marco Milani, ricercatore presso il Korean Studies Institute dell’Università of Southern California

0

Dalla prospettiva internazionale l’economia nordcoreana non appare particolarmente positiva. Tuttavia, dopo che il sistema economico si è sgretolato in seguito alla carestia degli anni 90, negli ultimi anni ha subito notevoli miglioramenti, in gran parte grazie a una maggiore integrazione dei meccanismi di mercato nel sistema”, ci dice Benjamin Katzeff Silberstein, co-editore di North Korea Economy Watch. Insomma, malgrado il regime feroce e le sanzioni internazionali, l’economia della Corea del Nord non va così male. La parola chiave sembra essere: resilenza.

L’economia nordcoreana  è basata sull’autosufficienza, sulla collettivizzazione dell’agricoltura e sulla nazionalizzazione di ogni attività produttiva. Lo Stato ne controlla duramente ogni aspetto, costringendo la popolazione a condizioni di vita umili e precarie. Un elemento che incide sul sistema economico, è la scarsità di energia e carburante, che non permette a diversi stabilimenti industriali di entrare in funzione. Dunque la produttività deriva principalmente dal sistema agricolo, che tuttavia risulta insufficiente a coprire il fabbisogno di un’intera popolazione, quale quella della Nord Corea.

Nel 1991, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, uno dei più importanti partner commerciali della Corea del Nord, il Paese ha visto dimezzarsi di un terzo il proprio PIL e lo Stato ha iniziato a pianificare totalmente il proprio sistema economico puntando maggiormente sull’industria pesante, e scoraggiando gli investimenti delle imprese estere.

Un altro aspetto che ha influenzato negli ultimi tempi l’economia del Paese, sono le sanzioni internazionali rivolte al Governo nordcoreano. Le sanzioni incidono negativamente sull’approvvigionamento alimentare della popolazione, messo già a rischio da diversi fattori climatici. Infatti, le condizioni meteorologiche insolitamente secche durante il periodo di semina delle colture 2017 tra aprile e giugno, con piogge inferiori a quelle del 2001, hanno suscitato diverse preoccupazioni in merito al raccolto. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha dichiarato a luglio del 2017 che ‘interventi di mediazione sono necessari per sostenere gli agricoltori colpiti, ed è necessario progettare delle strategie volte a prevenire conseguenze negative per le famiglie più vulnerabili.’

L’aspetto positivo è che negli ultimi anni la produzione di cibo in Nord Corea è cresciuta notevolmente e gli attuali prezzi di mercato non suggeriscono una crisi alimentare o l’arrivo di un’emergenza nel breve periodo. Quest’aumento della produzione è dovuto principalmente al crescente ruolo dei mercati privati nel sistema economico. Secondo i dati del 2017, basati su sondaggi fatti a dei nordcoreani rifugiati in Corea del Sud da diversi anni, circa il 60% della popolazione nordcoreana si rivolge ai mercati privati ​​per l’acquisto di cibo, mentre oltre il 14% lo coltiva autonomamente, e solo il 22,6% si procura il generi alimentari dal sistema di distribuzione pubblico e da altri canali ufficiali.

Secondo i dati del World Food Programme (PAM) e della FAO, la produzione alimentare nordcoreana è passata da 3,3 milioni di tonnellate tra il 2008 e il 2009, a 5,4 tonnellate nel 2015. Il periodo tra il 2010 e il 2015 ha visto una crescita della produzione alimentare ben oltre ciò che la Corea del Nord aveva sperimentato da prima della carestia degli anni ’90. In altre parole, nel contesto degli ultimi due decenni e mezzo, i raccolti sono stati anormalmente buoni in Corea del Nord e proprio grazie a questo, nonostante possa essere probabile una diminuzione dei raccolti rispetto agli anni precedenti, questa non genererà un disastro imminente.

Marco Milani, ricercatore presso il Korean Studies Institute dell’Università of Southern California, ci ha fornito un quadro più chiaro della situazione economica in Corea del Nord, rispondendo alle nostre domande.

 

Facciamo un po’ di chiarezza: quale la situazione dell’economia nordcoreana?

Nonostante la Corea del Nord sia spesso considerata come una sorta di ‘buco nero’ a livello politico, sociale ed economico, negli ultimi anni la situazione economica del Paese è decisamente migliorata. Dati e statistiche affidabili sono ovviamente molto scarsi; ciò nonostante diverse stime, tra cui quelle della sudcoreana Bank of Korea, mostrano come negli ultimi anni l’economia nordcoreana sia costantemente cresciuta, ad eccezione del 2015, con un vero e proprio balzo in avanti di oltre il 3,5% nel 2016. Tutto questo nonostante le crescenti sanzioni internazionali. Alcune limitate riforme economiche sono state introdotte dal regime nel 2011 e 2012, mentre è aumentata notevolmente l’incidenza di attività private e di mercato da parte di singoli cittadini, tollerate in maniera più o meno aperta dal regime. Bisogna infatti tenere presente che uno dei due pilastri dell’ideologia del regime di Kim Jong Un, denominata byungjin, è proprio lo sviluppo economico, e che l’impegno del regime in questo senso è paragonabile a quello profuso nello sviluppo missilistico e nucleare.

Il 2017 che anno è stato dal punto di vista economico?

Data la difficoltà nell’ottenere informazioni affidabili dal Paese è ancora presto per una valutazione della situazione economica, soprattutto dell’effetto delle sanzioni economiche approvate dal UN Security Council lo scorso settembre. Ad ogni modo, non si riscontrano cambiamenti drastici rispetto al buon andamento del 2016. Anche l’aumento improvviso dei prezzi del combustibile derivante dal petrolio, che si era avuto all’indomani dell’approvazione delle nuove sanzioni, sembra essere in parte rientrato.

Qual è la situazione della moneta e della sua tenuta in termini di cambio? e la politica monetaria adottata dal regime?

La politica monetaria in Corea del Nord è decisamente peculiare. Esiste una valuta nazionale, Won, la quale però viene utilizzata solo per gli scambi all’interno del Paese e sempre in maniera minore. La principale operazione di politica monetaria portata avanti dal regime negli ultimi anni è stata la rivalutazione del 2009, la quale ha portato all’azzeramento di buona parte dei risparmi di tutta la popolazione, ad un periodo di iperinflazione e anche a sporadiche e limitate proteste della popolazione. Le conseguenze molto negative di questa operazione hanno fatto sì che anche il regime negli anni seguenti iniziasse a tollerare maggiormente l’utilizzo di valute straniere, in particolare dollari e yuan, non solo per le transazioni con l’estero ma anche all’interno del Paese. Secondo diversi osservatori e analisti negli ultimi anni la ‘dollarizzazione’ spontanea dell’economia è aumentata in maniera esponenziale, limitando in maniera drastica il ruolo reale della valuta nazionale nell’economia.

E’ vero che c’è un forte utilizzo del Bitcoin? Ed è iniziativa popolare oppure è sostenuta dal regime?

Come per molte altre questioni non ci sono dati ed informazioni certe riguardo le attività del regime. Ad ogni modo, l’interesse verso la tecnologia delle cripto-valute, e del Bitcoin in particolare, è sicuramente presente. La Corea del Nord potrebbe utilizzare, o aver utilizzato, Bitcoin nelle proprie attività di hackeraggio (in particolare per quanto riguarda i cosiddetti ransomware), o aver agito direttamente per rubare fondi in Bitcoin. Il regime potrebbe avere quindi a disposizione già adesso una certa quantità di Bitcoin, e il recente balzo in avanti del valore della cripto-valuta potrebbe quindi aver aumentato le riserve del regime. Inoltre, la Corea del Nord potrebbe utilizzare il sistema delle cripto-valute anche per aggirare le sanzioni finanziarie e poter così portare acanti transazioni a livello internazionale. Sicuramente, tutte queste attività sono controllate e dirette dal regime: l’accesso a internet per la popolazione è infatti limitatissimo; inoltre l’attività di ‘mining’ del Bitcoin richiede un’enorme capacità di calcolo e quindi un enorme dispendio di energia elettrica, merce molto rara in Corea del Nord.

Market prices, Inflazione, quale la situazione e quanto è dipendente dagli eventi politici?

Dopo il balzo inflazionistico del 2009-2010 e in parte 2011, la situazione è tornata più o meno sotto controllo. Quest’anno si è avuto un aumento del prezzo del combustibile in seguito alle sanzioni di settembre ma pare che la situazione sia poi rientrata (dato molto importante in vista dell’inverno). Gli eventi politici che influenzano i prezzi di mercato sono legati sostanzialmente alle sanzioni internazionali; anche in questo ambito però il regime ha mostrato negli anni di avere strumenti per limitare tali impatti. Di recente i prezzi dei beni alimentari di prima necessità sono stati influenzati più da eventi meteorologici e climatici che dalle sanzioni (si vedano ad esempio le inondazioni del 2016 o la siccità del 2015).

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore