giovedì, settembre 21

Nizza: la strage un anno dopo

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14 luglio 2016, Nizza, Promenade des Anglaism, sono le ore 22,34 quando un tir si scaglia contro la folla che festeggia l’anniversario della presa della Bastiglia. Alla guida del camion vi è Mohamed Lahouaiej Bouhlel, tunisino di 31 anni, mentalmente instabile. Il bilancio feroce: 84 persone morte e 450 feriti, tra i morti vi sono anche 6 italiani.
Mohamed fu fermato nella sua folle corsa da agenti di Polizia che esplosero colpi d’arma da fuoco contro la cabina di guida. L’attacco fu rivendicato dall’ISIS, come d’abitudine al tempo, due giorni dopo.
L’ultimo di una serie di attentati jihadisti di cui la Francia è rimasta vittima negli ultimi anni
. Attentato che ha risvegliato la paura rigettando Parigi in uno stato d’assedio che sarebbe durato per diversi mesi e che, in forma minore, è ancora cronaca. Ma in qualche modo anche l’inizio di unaseconda fasedell’ISIS: quella dell’ISIS come fenomeno’ che ha saputo contrapporre all’offensiva territoriale un’adeguata capacità diresilienza organizzativa.
Il generale Luciano Piacentini, consigliere scientifico della Fondazione Icsa (Intelligence, Culture and Strategic Analysis),  in una prima analisi che ci fece a caldo di quello di quello che era avvenuto e sull’attentatore, ci disse subito: “Probabilmente non ha mai incontrato nessun uomo dello Stato Islamico, ma non ne ha avuto bisogno: ha raccolto il messaggio seduto davanti a un computer”.

Per la prima volta la Francia sembrò cedere, nonostante le dichiarazioni, sotto i colpi di questo nuovo attacco.
Nell’analisi del fatto dal punto di vista tattico-militare che facemmo, lo dicemmo subito: la follia non è sempre terrorismo, caso mai lo è diventato -terrorismo, nuovo terrorismo, ‘nuovo terrorismo insurrezionale’ i cui prodromi si erano visti poco più di un anno prima in Tunisianell’era ISIS, e la Francia era un obiettivo relativamente scontato, dopo la strage di ‘Charlie Hebdo’ e del Bataclan. L’intelligence parigina aveva sottolineato, nei mesi precedenti, come il rischio di attentanti si fosse innalzato sensibilmente nelle tre settimane in cui si disputavano gli Europei di calcio.  Gli stadi gremiti e la folla in strada, appartenente a diverse nazionalità, erano state giudicate situazioni da massima allerta ed il sospiro di sollievo delle Autorità quando l’ultimo tifoso era uscito illeso dallo stadio si era udito a kilometri di distanza. Anche per il 14 luglio era previsto, o quanto meno ci si aspettava, l’attivazione di qualche lupo solitario o, peggio, dei commando lascianti in sordina nei sobborghi delle città, da parte dello Stato Islamico (IS).  A Nizza un anno fa andò in scena la ‘religione che uccide’ formato ISIS.

Oggi sarà una lunga giornata di commemorazioni, raccogliemento -86 palloncini voleranno in cielo per ricordare le vittime della peggiore strage del dopoguerra avvenuta a Nizza- e non mancheranno le polemiche sull’accaduto, sulla gestione delle indagini e perfino sulla commemorazione.
«Nulla ci può mettere a terra. Renderemo omaggio a una città martire. Lanceremo anche un messaggio di speranza, quello di un popolo in piedi. Il popolo francese in una grande città della Francia», ha detto il Sindaco di Nizza, Christian Estrosi.
Come mai il camion guidato da Bouhlel è potuto entrare così facilmente sulla Promenade? E’ una delle tante domande che i famigliari delle vittime e le loro associazioni avanzano. Un anno dopo, alcune tipologie di camion possono ancora circolare in quel tratto della Promenade. Un’autorizzazione che suscita critiche e alimenta altri dubbi sul dispositivo di sicurezza di quella sera. Quel 14 luglio ci sono stati malfunzionamenti del dispositivo di sicurezza? Lo Stato ha effettivamente fatto la sua parte nel proteggere i cittadini? Chi è responsabile? Le falle, le carenze dell’intelligence francese erano evidenti già a 24 ore dai fatti.
Ad oggi sono nove le persone in stato detentivo, sospettate di aver fornito armi all’attentatore, ma le indagini continuano sia in Francia che all’estero. Se l’assalto è stato formalmente rivendicato dall’Isis, nei fatti le inchieste non hanno ancora confermato il collegamento diretto tra il gruppo estremista e il 31enne tunisino.
E le polemiche già investono pure la celebrazione di questo primo anniversario. Il settimanale ‘Paris Match’, sul numero in edicola ieri, ha pubblicato immagini dell’attentato di Nizza della videosorveglianza, che hanno scatenato la rabbia dei parenti delle vittime.
La Procura di Parigi ha citato in giudizio la testata e chiesto, come hanno fatto le associazioni delle vittime, l’immediato ritiro, avanzando al Tribunale la richiesta «di ordinare il ritiro dalla vendita» della rivista e di vietarne la diffusione in tutti i formati, soprattutto digitali. La Procura di Parigi ha inoltre aperto un’inchiesta per violazione del segreto istruttorio. La denuncia è stata esaminata con procedura d’urgenza e il Tribunale ha disposto cheParis Matchpossa rimanere in edicola, solo non potrà pubblicare ulteriori foto dell’attentato di un anno fa a Nizza.
Le foto, riprese dalla telecamere a circuito chiuso, erano particolarmente crude. Contro la pubblicazione delle foto si erano schierati il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, e due associazioni di vittime dell’attentato. Diverse edicole della città avevano annunciato il boicottaggio delle vendite. Secondo il direttore del settimanale, Olivier Royant, le immagini sono «vedute da lontano, in campo lungo, senza identificazione possibile delle vittime», che vengono pubblicate «per una maggiore comprensione degli eventi».

Nel corso delle commemorazioni di oggi -a Nizza e in tutta la regione quest’anno non vi saranno i tradizionali fuochi di artificio per la presa della Bastiglia- è previsto, tra il resto, un incontro privato tra il Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, e i famigliari delle vittime, dopo che Macron, con il Sindaco di Nizza, avrà assistito alla parata militare e alla consegna di medaglie dopo il discorso ufficiale del Presidente stesso.

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