giovedì, giugno 21

Niger: stop (?) alla missione italiana Nonostante i pre accordi, il ministro degli interni nigerino vira contro l'intervento italiano nella regione saheliana. Ne abbiamo parlato con Marco Di Liddo, senior analyst del Centro Studi Internazionale e Luciano Piacentini, Generale e docente di Scienze politiche internazionali e dell’amministrazione presso l'Università Lumsa di Roma

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Nonostante 40 specialisti abbiano già effettuato il primo sopralluogo ricognitivo e sia stato dato l’ok dal Parlamento lo scorso 17 gennaio, la missione italiana in Niger sembra non poter decollare. In un’ intervista esclusiva rilasciata a RaiNews24, il ministro degli Interni nigerino Mohamed Bazoum ha infatti definito “inconcepibile” la presenza militare italiana nella regione saheliana, ripetendo di fatto quanto detto circa due mesi fa dal ministro degli Esteri nigerino all’ emittente francese RFI . Rimane aperta la porta per l’avvio di una “missione di esperti”, ma non con ruoli operativi e numericamente lontani da quei 400 stabiliti dal Governo italiano. Bazoum sostiene di essere stato informato della missione italiana solo “attraverso i media, in quanto non ci sono stati contatti tra Roma e Niamey”.

In realtà, i contatti tra l’Italia e il Niger ci sono stati eccome. Il ministro della Difesa italiano Pinotti ha infatti incontrato il collega nigerino Kallà Moutari lo scorso 26 settembre, a cui sono seguite due lettere, datate novembre 2017 e gennaio 2018, nelle quali si chiedeva l’aiuto italiano per l’addestramento del controllo dei confini. Alla fine dell’anno scorso, il 24 dicembre, sul ponte della nave italiana Etna, Gentiloni ha annunciato di voler proporre l’intervento militare in Niger per «sconfiggere il terrorismo e il traffico di esseri umani». Dopo la delibera parlamentare di gennaio, anche il ministro degli Esteri Alfano ha commentato l’inizio della missione italiana, affermando che il dispiegamento della missione non può che avvenire «su richiesta delle autorità nigerine e sulla base di consenso per rispettare profondamente la sovranità del Niger».

La missione italiana, promossa dal Governo italiano per ridimensionare le truppe italiane in vecchi scenari come Afghanistan e Iraq in favore di nuove missioni in Africa, prevede la partecipazione di

470 soldati (120 effettivi nel primo semestre dell’anno), 130 mezzi terrestri e due aerei C130, per un costo complessivo nel 2018 di 50milioni di euro. La presenza italiana sarà (?) dislocata nella capitale nigerina di Niamey e, in misura maggiore, nella remota regione settentrionale di Agadez, più precisamente nel fortino di Madama, base controllata dai francesi a circa 100 chilometri dal confine sud della Libia. Qui i paracadutisti italiani dovrebbero affiancare i soldati di vari dispositivi già dislocati. La Francia rimane la capofila negli interventi nella regione del Sahel, con 4000 uomini, caccia, droni e basi sparse dalla Mauritania al Ciad.

Come mai, quindi, Mohamed Bazoum ha fatto marcia indietro rispetto all’intervento italiano, sebbene tutto sia stato precedentemente stabilito? “Premesso che la prassi basilare per mandare i propri ufficiali in un altro territorio è la pre-consultazione con le autorità locali”, ci spiega Marco Di Liddo, senior analysit presso il CE.S.i. (Centro Studi Internazionali), “l‘unica spiegazione è legata ad una lotta interna al Niger, in quanto è un Paese, diviso sin dall’epoca coloniale, che ha al suo interno molti contrasti tribali e di potentati che cercano di imporsi. Tradizionalmente, inoltre, esiste una dicotomia tra il sud, dove è forte la componente degli Hausa, e il nord, dominato dai Tuareg. Dal 2009, grazie all’accordo di riconciliazione, le cariche istituzionali sono state ridistribuite tra questi due popoli, ma il conflitto, anche se all’interno dei palazzi, continua a permanere. Le dichiarazioni del ministro Bazoum, si inseriscono nel dibattito politico interno del Niger, che comunque oggi si ritrova all’interno di un crocevia internazionale”.

La forte presenza francese in tutta l’area del Sahel ha destato alcuni sospetti in merito a possibili pressioni fatte al governo nigerino, per la presenza italiana. “Il problemi legati al traffico di essere umani e terrorismo sono questioni internazionali che interessano tutti, dalla Francia, agli Stati Uniti, all’Italia e all’Europa” dice Di Liddo, “e una presenza militare aggiuntiva in un territorio sconfinato è vista positivamente e poi, prima di avviare questo tipo di operazioni, ci sono state consultazioni dal punto di vista politico. La Francia mantiene la sua presenza nell’area da decenni, e ha inoltre cambiato la sua postura dopo la guerra civile in Mali, ed è naturale che i due governi si parlino, specialmente se i problemi di cui si parla sono questioni che toccano sensibilmente i due Paesi. La stabilizzazione del Niger, va a stretto contatto con la stabilizzazione del Mali e della Libia, e sono tutti dossier che,anche se in maniera differente, interessano Parigi, Roma e Washington”.

La Francia tiene le redini del gioco in quell’area e dirige tutte le operazioni” ci dice invece Luciano Piacentini, Generale e docente di Scienze politiche internazionali e dell’amministrazione presso l’Università Lumsa di Roma, “e non è da escludere una pressione francese sul funzionario nigerino, per contrastare i nostri interessi nazionali nella zona, che confronto ai loro sono minimi. L’esperienza della Libia nel 2011 e di tutto quello che ne è conseguito, dovrebbe servire di lezione”. Il fatto, inoltre, che i militari italiani svolgano un servizio secondario, affiancando le milizie francesi e locali fa sorgere dei dubbi su quella che è la natura reale della missione italiana.

Le uniche forze in grado di andare nell’area, sono le forze speciali”, spiega Piacentini, “e dovrebbero farlo con degli incarichi che sono paritetici e non sub-alterni in funzione francese. Inoltre, come Paese, potremmo dare preoccupazioni in merito anche ad eventuali interessi economici che sono moltissimi in quell’area. L’autonomia delle operazioni, in questi casi, toglie molti dubbi e in questo contesto avrebbe dovuto essere il caso anche per quanto riguarda la salvaguardia degli interessi nazionali. In Afghanistan avevamo sottoscritto delle regole d’ingaggio di cooperazione internazionale, che prevedono la divisione dei poteri di ciascuno in merito a determinate situazione, e in Niger non sono state sottoscritte”.

L’impegno italiano nella regione, quindi, è in una fase di stallo. Le relazioni diplomatiche con il Governo nigerino non possono essere interrotte, non solo per questioni legate alla lotta al terrorismo e al controllo dei flussi migratori, ma anche per possibili questioni legate ai molti interessi economici nell’area. Il problema, ora, si sposta agli Affari Esteri, che diventerà un attore protagonista delle prossime decisioni italiane. Il contesto politico italiano attuale, però, non aiuta di certo una risoluzione rapida della questione, che probabilmente dovrà attendere ancora per un po’ di tempo.

 

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