venerdì, aprile 20

NATO – Giappone: Stoltenberg, ‘partnership naturale’ Il Segretario Generale della NATO incontra il Premier Shinzo Abe

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Si è conclusa la visita in Giappone del Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, il quale, nella giornata di ieri, ha incontrato a Tokio il Primo Ministro, Shinzo Abe, riconfermato, la settimana scorsa, alla guida del Paese del Sol Levante. Con un chiaro riferimento alle sfide regionali contemporanee, soprattutto la questione Corea del Nord, Stoltenberg ha evidenziato come la Nato e il Giappone siano, sostanzialmente, ‘partner naturali’. Non sono mancati, da parte del Segretario generale della Nato, appelli a Pyongyang affinché abbandoni il suo programma nucleare: «Siamo preoccupati quanto voi del comportamento provocatorio e spregiudicato della Corea del Nord. E’ realmente pericoloso, pone una minaccia diretta ai paesi in questa regione, compreso il Giappone, ma è anche una minaccia globale».

Il numero uno dell’ Alleanza Atlantica ha poi reso noto di essere d’accordo con un inasprimento delle sanzioni nei confronti di Pyongyang. «La NATO sostiene con forza la pressione politica, diplomatica, economica sulla Corea del Nord e noi siamo d’accordo con il rafforzamento delle sanzioni». «Ma, ancor più importante, abbiamo bisogno di essere certi che le sanzioni siano applicate in maniera pienamente trasparente», allusione non velata a quei Paesi che, nonostante le misure economiche adottate dal Consiglio di Sicurezza ONU, continuano a fare affari con la Corea del Nord (Cina e Russia in primis).

«La Russia ha naturalmente un ruolo da svolgere quando si tratta di esercitare pressioni sulla Corea del Nord, è un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è un vicino della Corea del Nord e quindi ha anche un ruolo da svolgere per assicurarsi, ad esempio, che tutte le sanzioni siano pienamente attuate» aveva ribadito qualche giorno fa Stoltenberg durante una conferenza stampa.

Alta, dunque, deve rimanere la pressione sul regime di Kim Yong-Un, nell’ intento di riuscire ad arrestarne, pacificamente, la corsa all’ armamento nucleare, con l’ auspicio della completa denuclearizzazione della penisola coreana.

Peraltro, il livello di cooperazione tra la NATO e il Giappone si era già venuto rafforzando a seguito della visita del Premier Abe al quartier generale della Nato di Bruxelles in luglio, occasione durante la quale era stato sottoscritto un accordo di collaborazione.

Ad inizio settembre, Pyongyang ha effettuato il suo sesto test nucleare, il più potente, e diversi test missilistici. Due di questi ultimi hanno addirittura sorvolato, pur non colpendolo, il territorio giapponese.

A questo proposito, Stoltenberg ha incontrato anche gli esperti di sicurezza della Sasakawa Peace Foundation, con cui ha discusso soprattutto della minaccia rappresentata dalla Corea del Nord e come esplicare questa partnership tra la NATO e il Giappone, in ambiti come la sicurezza marittima e la cyber difesa.

«Ci rendiamo conto che l’Europa è anche alla portata dei missili nordcoreani. Anche i Paesi della NATO sono minacciati … La NATO ha i mezzi e la determinazione per compiere un contrattacco» ha affermato il Segretario generale, nelle cui parole sembravano riecheggiare quelle pronunciate quasi due mesi fa dal ministro della Difesa francese,  Florence Parly che denunciò : «Lo scenario di una escalation verso un grande conflitto non può essere scartato».

Nel corso della giornata, Stoltenberg ha anche incontrato il ministro degli Esteri giapponese, Taro Kono, e il ministro della Difesa, Itsunori Onodera. «Pyongyang accelera su nucleare. Massiccia risposta militare» ha avvertito il segretario americano alla Difesa James Mattis, in visita in Corea del Sud.  «Non dobbiamo usare la forza la soluzione pacifica è l’obiettivo» ha rilanciato il Segretario dell’ Alleanza. Il problema è riuscire a trovare un compromesso tra le diverse esigenze degli altrettanto diversi protagonisti: da una parte l’ ambizione del regime di Kim Yong-Un di vedersi riconosciuto lo status di potenza nucleare e quindi ottenere anche benefici economici dalle trattative internazionali; dall’ altra gli interessi cinesi e russi rispetto al mantenimento dello status-quo, pena il caos regionale; gli interessi di Giappone e Corea del Sud a non essere minacciati; gli interessi degli Stati Uniti all’ interno della regione, circa la propria difesa e quella dei propri alleati.

Proprio per riaffermare il saldo rapporto che lega Stati Uniti e i suoi alleati regionali (Corea del Sud e Giappone prima di tutti) e dialogare con la controparte cinese sembra essere per lo più finalizzato il viaggio di Trump in Asia della prossima settimana.

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