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National Space Council: il motore degli USA nello Spazio

Quale futuro per il Paese che dice di aver vinto la 'Space Race'?Quale futuro per il Paese che dice di aver vinto la 'Space Race'?
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Il vicepresidente americano Mike Pence guiderà il National Space Council, Consiglio nazionale per lo spazio (NSC), un organo collegiale all’interno della Casa Bianca con il compito di sovrintendere alle politiche spaziali statunitensi attraverso la consultazione di diversi ministeri. Il presidente Donald Trump, secondo quanto affermato in una delle promesse elettorali ha firmato l’executive order che è un provvedimento che indirizza le politiche esecutive delle agenzie del Governo degli Stati Uniti con una sua forza di legge. E poiché the President è considerato una delle persone di maggior autorità planetaria per essere al comando dell’economia con il più elevato PIL reale e nominale e dato che guida l’unica superpotenza mondiale, con un apparato militare costosissimo e con il secondo arsenale nucleare, come afferma Wikipedia Italia, val la pena fare qualche riflessione al riguardo, indipendentemente dalle simpatie di cui gode al momento Trump sulla stampa europea.

Intanto, andiamo un po’ indietro con il passato. Il National Space Council era stato creato dal presidente George Bush (il padre di George W. Bush) nel 1989 dai resti incartapecoriti del Nasc, il consiglio presidenziale per le attività aerospaziali istituito nel 1958 da Dwight Eisenhower che aveva guidato il programma spaziale Usa dalla sua definizione fino al 1973, modificandone però le funzioni nelle esigenze che ne evolvevano la sua struttura. Nella sua prima progettazione il NSC, presieduto dal vicepresidente Dan Quayle, ha avuto una vita breve e non esente da problemi e polemiche, tenendo la sua ultima riunione nel 1993. Poi è venuta la volta di Barack Obama, che durante gli otto anni della sua presidenza ha manifestato più volte l’intenzione di ripristinare l’NSC, per colmare il gap e i distacchi tra gli enti civili e militari del settore, ma il provvedimento era stato sempre rinviato con motivazioni più o meno comprensibili. In questi anni le funzioni del NSC tuttavia non sono mai state bloccate ma è toccato al Council on Science and Technology porta avanti le difficili dialettiche che man mano emergevano dalle richiesta della politica e dell’industria.

Annunciando l’ordine esecutivo, il presidente Trump ha detto che questo vuole essere «un chiaro messaggio al mondo sulla leadership nello spazio degli Stati Uniti», aggiungendo poi che «l’esplorazione spaziale aiuterà l’economia americana e la sicurezza nazionale». Messaggi di cui l’Europa deve tener rigorosamente conto per non restare indietro a una competizione che già di per sé presenta molti punti di squilibrio.

L’apparato così ricostruito viene guidato dal primo nella linea di successione presidenziale ed è coadiuvato dai segretari di Stato, della Difesa, del Commercio, dei Trasporti e della Homeland Security, oltre che dal capo della Nasa, da quello degli Stati maggiori congiunti e dal consigliere nazionale per la sicurezza, oltre che dal direttore nazionale delle agenzie di Intelligence. Del consiglio verranno anche chiamati a far parte scienziati e uomini d’affari di rilievo. Una struttura importante quindi che aiuterà sostanzialmente lo sviluppo tecnologico degli Stati Uniti, offrendo –così dovrebbe essere- la massima visibilità del settore.

Mike Pence, nato e cresciuto nello Stato dell’Indiana, nel suo percorso della politica fu un acceso sostenitore del 39° presidente Jimmy Carter, ma già qualche anno dopo si convertì ai Repubblicani e nel 1980 si impegnò per campagna per Ronald Reagan per essere eletto alla Camera solo nel 2000 con la connotazione di essere un conservatore, sia in campo fiscale che sociale, schierato contro l’eutanasia e l’aborto. Se l’aspetto confessionale di Pence proprio non ci interessa, quello che dell’uomo politico deve risaltarci è il fatto che il vicepresidente degli Stati Uniti d’America sia un sostenitore dell’intelligent design, la corrente di pensiero secondo cui le caratteristiche dell’universo e delle cose viventi sono spiegabili solo attraverso argomentazioni teologiche piuttosto che evoluzioni meccanicistiche.

Posizioni che meriterebbero molti approfondimenti –che noi tassativamente evitiamo- sia pur citando proprio l’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti che ha affermato che il disegno intelligente non può essere scienza, perché le sue manifestazioni non vengono provate con esperimenti di alcun carattere scientifico. Insomma un conflitto tra creazionismo e evoluzionismo che nel 1987 ha addirittura coinvolto la Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso Edwards v. Aguillard per l’ipotesi di violazione del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti in ordine al sostegno statale alla religione.

Lo stesso vicepresidente ha dichiarato nel 2002 al Congresso: «gli scienziati un giorno si renderanno conto che solo la teoria del disegno intelligente fornisce una spiegazione razionale dell’universo conosciuto». Quindi non ci aspettiamo un governo laico dalla nuova politica spaziale ma nemmeno disdegniamo di aspettarci grossi progressi focalizzati sull’economia piuttosto che sulla ricerca.

Nessun problema: Che il “denaro sia lo sterco del diavolo” è una rappresentazione iconografica che aveva una sua collocazione nel Medio Evo e se andiamo a ripescare il pensiero dello storico francese Jacques Le Goff spentosi nel 2014, vediamo che questi ne sottolinea assai bene i significati, quando afferma che dai pulpiti di mezzo millennio fa si condannava l’avarizia come peccato capitale sostenendo poi che «il denaro e il potere economico non sono ancora arrivati a emanciparsi dal sistema globale di valori proprio della religione».

Dunque, se gli Stati Uniti con il nuovo Consiglio si dedicheranno in campo spaziale più alla Economy e meno alle Science, sarà un’occasione per tutto il mondo di compiere un passo in avanti, modernizzando i sistemi di sorveglianza sia ambientali che del territorio, rendendo poi più allargata l’utenza delle telecomunicazioni e offrendo alla popolazione del pianeta Terra delle opportunità che fino ad oggi sono state dominio solo di alcune regioni più fortunate. Sarà un’utopia? Naturalmente non abbiamo la risposta ma l’orientamento di una maggior distribuzione delle utenze di dialogo tra i popoli potrebbero essere la stura a tutto un processo che finoa ora ha languito sulle scrivanie di pochi pensatori e di qualche pianificatore solitario.

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