martedì, agosto 21

NAFTA: tutti i limiti della rinegoziazione L'innalzamento delle soglie dei minimi rappresenta un utile obiettivo nella revisione del NAFTA, ne parliamo con Gary Clyde Hufbauer, analista del PIIE

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E’ previsto per domani, giovedì 17 maggio, il termine ultimo fissato da Washington per presentare al Congresso, controllato dai repubblicani, una bozza di un nuovo accordo di libero scambio North American Free Trade Agreement (NAFTA), prima delle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. I governi degli Stati Uniti e del Messico questa settimana speravano di raggiungere almeno i termini generali di un accordo per avere il tempo sufficiente per l’approvazione legislativa prima della fine dell’anno. Proprio ieri però Ildefonso Guajardo Villarreal, Ministro dell’Economia messicano, ha affermato: «E’ improbabile che gli Stati Uniti, il Messico e il Canada raggiungano un accordo sulla riscrittura del North American Free Trade Agreement entro giovedi’».

Il 23 gennaio 2017 il Presidente americano Donald Trump firmò un ordine esecutivo per la rinegoziazione del NAFTA, ma attualmente si è lontani da una decisione finale e sono troppe le controversie da dover ancora risolvere. Trump ha richiesto al Messico di eliminare definitivamente l’imposta sul valore aggiunto sulle società statunitensi, sostenendo che questa non è altro che una tassa sulle esportazioni statunitensi in Messico. Inoltre, Trump avrebbe chiesto al Messico di porre fine al lavoro dei maquiladora in quanto questo risulta essere un ostacolo per i lavoratori americani. In seguito, a gennaio 2018 il NAFTA è diventato oggetto di minaccia da parte dell’Amministrazione Trump che ha ripetutamente affermato che si sarebbe ritirata dal NAFTA se il Messico non avesse accettato questi termini e avrebbe imposto anche dei dazi del 35% sulle importazioni messicane. Nulla di tutto ciò è attualmente accaduto, ma i negoziati sembrano non essere ancora arrivati ad un punto di svolta.

Ieri Guajardo ha affermato che : « gli Stati Uniti chiedono di andare contro la natura del libero commercio e di ‘negoziare l’incertezza’».  

A 24 anni dalla sua entrata in vigore, il NAFTA è oggi il più grande accordo di libero scambio al mondo. Erano due i suoi obiettivi principali: allargare rapidamente il commercio dei tre Paesi coinvolti, ovvero USA, Messico e Canada, e renderli più competitivi all’interno del mercato globale. Ad oggi si può dire che l’accordo ha avuto grande successo nel raggiungimento di entrambi i suoi scopi. Secondo un’analisi di ‘The Balance’ sui vantaggi e gli svantaggi del North American Free Trade Agreement, questo avrebbe facilitato gli scambi tra 450 milioni di persone nei tre Paesi e avrebbe più che quadruplicato il commercio in soli 20 anni. La conseguenza di tutto ciò è stata una crescita economica diffusa, sia negli USA che in Canada e in Messico, un abbassamento dei prezzi per i generi alimentari e del petrolio negli Stati Uniti. D’altra parte, però, il NAFTA è stato criticato per aver distrutto mezzo milione di posti di lavoro americani e di aver provocato una riduzione delle retribuzioni negli Stati Uniti, portando ad un ulteriore aumento del deficit commerciale americano.

Oggi gli Stati Uniti e il Canada sono uno per l’altro il maggiore partner commerciale per l’energia e secondo un’analisi del CSIS il commercio di materie prime energetiche nel 2017 è arrivato a fatturare 95 miliardi di dollari negli Stati Uniti. La relazione energetica tra i due Paesi va oltre il semplice scambio di merci, essi infatti hanno diverse priorità comuni, sebbene non sempre identiche, in ambito economico, di sicurezza e ambientale.

La revisione si concentra in gran parte sulle richieste degli Stati Uniti di limitare le importazioni dal Canada e dal Messico e viceversa di aumentare le esportazioni che attualmente non risultano essere sufficienti.

Secondo l’analisi The Case for Raising de minimi Thresholds in NAFTA 2.0’ pubblicata dal Peterson Institute for International Economics (PIIE), c’è un’altro aspetto che è stato poco considerato dagli analisti e che potrebbe servire agli Stati Uniti per aumentare le esportazioni verso il Canada e il Messico, e riguarda l’innalzamento della soglia dei minimi. La soglia dei minimi si riferisce al valore delle merci importate al di sotto del quale non viene riscosso alcun dazio o imposta e il livello della soglia dei minimi nel Paese di destinazione influisce sul volume delle spedizioni da parte del Paese di origine delle merci. Gli Stati Uniti hanno una soglia dei minimi più elevata per le importazioni dal Canada e dal Messico rispetto alla soglia di quest’ultimi, di conseguenza, secondo l’analisi del PIIE, l’innalzamento delle soglie de minimi canadesi e messicane faciliterebbe di più le esportazioni e aumenterebbe le scelte dei consumatori di questi due Paesi stessi. Allo stesso tempo, secondo l’analisi, soglie più elevate dei minimi potrebbero livellare il campo dell’e-commerce tra i partner nordamericani e potrebbero sostanzialmente favorire le esportazioni statunitensi. «Pertanto l’innalzamento delle soglie dei minimi rappresenta un utile obiettivo nella rinegoziazione del NAFTA», si legge nell’analisi.

Attualmente però le trattative sembrano essere in fase di stallo. In un articolo del ‘The Wall street Journal’, alcuni osservatori affermano che lo stallo riflette profonde divergenze filosofiche tra l’Amministrazione Trump e il Messico sul commercio. Carla Anderson Hills, politica statunitense che ha guidato la negoziazione degli USA per il primo accordo NAFTA sotto l’Amministrazione del Presidente George H. W. Bush, ha affermato: «Normalmente in una trattativa, ogni parte deve avere flessibilità. Se la parte degli Stati Uniti non avrà flessibilità su questioni importanti, certamente non si andrà avanti».

Per avere un quadro più chiaro di quali sono le problematiche che oggi ostacolano la revisione del NAFTA e per comprendere come l’innalzamento della soglia dei minimi potrebbe facilitare le esportazioni statunitensi e portare a una svolta nelle pratiche di revisione, abbiamo intervistato Gary Clyde Hufbauer, analista del PIIE.

 

Perché gli Stati Uniti chiedono di limitare le importazioni?

Il Presidente Trump ritiene che il deficit commerciale degli Stati Uniti, circa 600 miliardi di dollari nel 2018, rifletta pratiche commerciali sleali e indebolisca gravemente l’America. Pochissimi economisti sono d’accordo con queste affermazioni. Ma, Trump è il Presidente e per correggere il deficit il suo primo obiettivo è convincere i Paesi stranieri a ridurre i loro dazi e acquistare più beni e servizi americani. Se i Paesi stranieri non reagiranno come si aspetta, il suo secondo obiettivo sarà quello di limitare le importazioni statunitensi. Trump utilizza la minaccia di limitare le importazioni statunitensi come tattica negoziale contro i leader stranieri.

Quali sono gli ostacoli alle esportazioni americane in Canada e Messico?

In realtà Canada e Messico hanno pochissime barriere contro le esportazioni statunitensi di beni e servizi. Gli Stati Uniti collocano circa il 25% delle esportazioni in questi due Paesi. La ragione principale per cui gli Stati Uniti non vendono di più in Messico è che l’economia messicana sta crescendo lentamente, solo il 3% all’anno, a causa di carenze infrastrutturali, cattiva istruzione e corruzione. Il commercio degli Stati Uniti con il Canada è equilibrato, c’è quasi lo stesso livello tra esportazioni e importazioni.

Cosa sono le soglie dei minimi?

Le soglie dei minimi (IVA sulle importazioni), sono livelli al di sotto dei quali le importazioni non vengono sottoposte a dazi o a tasse e la dichiarazione doganale è semplificata. Il livello dei minimi degli Stati Uniti è di 800 dollari; il livello messicano è di 50 dollari per le spedizioni di FedEx o UPS, e il canadese è di soli  20 dollari. Ovviamente, se il Messico e il Canada alzassero i loro livelli dei minimi alla cifra degli USA, gli Stati Uniti aumenterebbero le loro esportazioni. L’innalzamento dei livelli dei minimi canadesi e messicani è una richiesta legittima da parte degli Stati Uniti.

Penso che si possa stabilire un sistema in base al quale l’IVA possa essere pagata dagli esportatori statunitensi in modo efficiente, parallelamente a quanto fatto in Europa, senza la complessità della valutazione dell’IVA sulle singole spedizioni.

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