venerdì, maggio 26
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Myanmar, sale lo scontro tra l’Esercito birmano e i miliziani del Nord

Più di 20.000 persone hanno attraversato il confine in fuga verso la Cina
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Il sogno di Aung San Suu Kyi di portare la Pace in Myanmar potrebbe infrangersi tristemente ai confini del Nord. Lo scoglio è la situazione di continua conflittualità tra il Governo centrale -che ha ancor oggi in circolo nel proprio corpo il sangue militare – e le etnie ribelli di estrazione prevalentemente islamica o separatiste che sempre più vanno estremizzandosi e che ora non subiscono più soltanto la dura mano militare ma rispondono, colpo su colpo, con azioni paramilitari o terroristiche. Lo scenario va quindi affossandosi, in una guerra strisciante dove non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel. Il che non è soltanto una questione di imbarazzo a livello internazionale per Aung San Suu Kyi che aveva posto la Pace in Myanmar in cima alla sua agenda politica ma è anche un vulnus duro nei confronti di colei che –Premier in pectore nella sua Nazione- è –corre obbligo annotare- anche Premio Nobel per la Pace 1991.

Lungo i confini con la Cina Meridionale, nel corso di svariati scontri tra ribelli e militari dell’Esercito, i soldati di Yangon sono morti a decine, le agenzie stampa nazionali seguono la materia da tempo e riportano i bollettini di guerra grondanti sangue. Il picco degli scontri è stato lo scorso 14 Marzo ma i combattimenti erano già in corso dal 6 Marzo. Più di 20.000 persone hanno attraversato il confine provenendo dal Myanmar per fuggire in territorio cinese e sottrarsi al conflitto in corso tra le due fazioni, al punto che lo stesso Governo di Pechino s’è spinto a chiedere un cessate il fuoco tra i ribelli birmani ed i soldati dell’Esercito del Myanmar. «Ci sono stati almeno 48 scontri con il Myanmar National Democratic Alliance Army MNDAA, il che ha condotto alla morte decine di soldati» riporta l’agenzia stampa statale Global New Light of Myanmar. In realtà, nessuna fonte ufficiale ha chiarito quale sia il numero finale dei decessi tra le file dei militari birmani nei giorni tra 6 e 14 Marzo, diciamo –piuttosto- che la vera “novità” è l’entità degli scontri tra le forze militari dell’Esercito birmano e quelle delle formazioni paramilitari locali che devono aver raggiunto un livello -in termini di capacità di risposta- di tutto rispetto. La scorsa settimana, affermano i governativi, cinque civili e cinque poliziotti addetti al traffico sono morti ed almeno una ventina di corpi sono stati rinvenuti dopo un primo attacco da parte dei componenti MNDAA, lo scorso 6 Marzo, a Laukkai, la Capitale della Regione Nord Est del Paese, Kokang. I documenti ufficiali riportano anche di decine e decine di civili variamente feriti nel corso degli scontri a fuoco.

Aung San Suu Kyi, la quale aveva posto il tema della pacificazione nazionale in posizione di rilievo nel proprio programma politico dell’ascesa ai vertici politici nazionali nel 2015, è stata sempre più accusata –soprattutto dalle rappresentanze delle comunità minoritarie del Myanmar- di aver proclamato molto ma di aver fatto molto poco, anzi, siede accanto ai vertici militari, senza poi metterli eccessivamente in discussione. Sono finora accaduti fatti cruenti, uno di essi –annotano i vertici militari birmani- è quello per il quale risulta che almeno 200 persone sono state tratte a forza dall’MNDAA e condotti nella vicina città cinese di Nansan per seguire un indottrinamento ed addestramento militare. MNDAA, invece, via web fa sapere di aver solo condotto il personale di un hotel in sicurezza e di averlo protetto seguendo le richieste e le acclamazioni delle persone messe in sicurezza. Nel proprio sito web MNDAA ora fa sapere che l’intera area è in stato di guerra e che a partire da Domenica scorsa, sono peggiorate le condizioni del conflitto, morivo per il quale si mettono in guardia i civili sia all’interno dell’area stessa sia nelle zone limitrofe.

MNDD è una parte della più estesa Alleanza del Nord, una vasta coalizione di ribelli dove la parte predominante è assunta dalle milizie più potenti del Myanmar, ovvero, l’Esercito per l’Indipendenza del Kachin KIA e da altri due gruppi più piccoli che avevano già ingaggiato –nel recente passato- vari scontri con l’Esercito di Yangon nell’area di Kokang almeno dal 2015. Molti sono morti e decine di migliaia sono sfollati da tutta quella regione durante le fasi più cruente dei combattimenti e sono un po’ alla volta passati –attraverso il confine- in territorio cinese, col triste corollario di cinque cinesi morti a seguito degli scontri, ulteriore motivo di tensione con il Governo cinese.

La Cina –sostenuta dalla Russia- la scorsa settimana ha impedito l’approvazione di un documento ufficiale nell’ambito del Consiglio di Sicurezza ONU- dove si segnala la situazione di violenza continuata ed applicata nei confronti dell’etnia minoritaria dei Rohingya nello Stato settentrionale del Myanmar, Rkahine, dove le Forze Armate birmane stanno conducendo un’azione militare di spessore notevole da tempo, il documento avrebbe dovuto essere discusso tra i 15 Membri del Consiglio di Sicurezza. L’Ufficio per i Diritti Umani presso le Nazioni Unite il mese scorso ha accusato i militari birmani di condurre azioni militari definite contro il rispetto dei Diritti Umani come violenze indiscriminate contro i Rohingya, incendi appiccati ai villaggi dell’etnia minoritaria nelle aree del Nord del Paese, il che identificherebbe le operazioni militari come equiparabili a una vera e propria pulizia etnica in atto in quell’area geografica. L’incontro dei componenti del Consiglio di Sicurezza ONU era stato richiesto dalla Gran Bretagna. Un breve incontro a porte chiuse è stato avviato quando la Cina, appoggiata dalla Russia ha impedito la pubblicazione di alcun atto ufficiale del Consiglio di Sicurezza sul tema. La approvazione della Cina, oltretutto, è importante anche per il fatto che proprio la Cina confina con il Myanmar. In precedenza, anche l’Unione Europea aveva chiesto l’intervento del Consiglio di Sicurezza Onu affinché si discutesse della condizione di particolare violenza condotta dal Governo Centrale nei confronti delle etnie minoritarie del Myanmar. In quel frangente, Aung San Suu Kyi ha solo affermato che nei confronti del Myanmar si stava applicando un comportamento poco rispettoso nei confronti del suo Paese.

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