martedì, agosto 21

Mozambico: il Nord sotto attacco dei terroristi islamici

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Li chiamano ‘Shabab (giovani in arabo) un nuovo gruppo terroristico salafita comparso tra Mozambico e Tanzania l’ottobre scorso quando occupò’ per due giorni la città’ di Mocimboa da Praia nel nord del paese. Dopo una robusta reazione dell’esercito, gli Shabab sembravano scomparsi. Da maggio sono tornati a seminare il terrore nella provincia di Cabo Delgado, vicino alla frontiera con la Tanzania.

La notte dello scorso 4 giugno un gruppo di terroristi ha attaccato con machete e armi da fuoco il villaggio di Naunde uccidendo sette persone e incendiando oltre un centinaio di case. Il 6 giugno hanno attaccato un altro villaggio, Namaluco, uccidendo cinque persone. Si registrano anche vari rapimenti di persone, successivamente ritrovate decapitate.

Il governo ha decretato lo stato di emergenza e un coprifuoco a partire dalle 9 di sera. Nelle principali città l’esercito pattuglia le strade e proteggono banche, stazioni di servizio, centrali elettriche, negozi, ospedali, scuole e uffici pubblici. Secondo le testimonianze raccolte in loco questi terroristi sarebbero dei giovani della regione. Disoccupati cronici sarebbero stati arruolati e indottrinati da terroristi stranieri di origine sconosciuta. Gli abitanti dei villaggi della provincia denunciano che l’esercito e la polizia si concentrano nella difesa delle principali città’ e reclamano armi per assicurare l’autodifesa.

Le forze di difesa del Mozambico hanno deciso di adottare le misure forti nella speranza di stroncare sul nascere questo gruppo terroristico. Si sta procedendo a degli arresti di massa che stanno preoccupando la popolazione. Alcuni civili affermano che diversi giovani arrestati siano stati vittime di esecuzioni sommarie e gettati in fosse comuni. Il governo nega queste accuse. Secondo alcune testimonianze l’esercito ha ricevuto l’ordine di distruggere questo movimento salafita e sta facendo terra bruciata. Tutte le persone sospette di collaborare con Shabab, fornendo riparo, cibo e informazioni, vengono arrestate. “Qui siamo in guerra. Stiamo tentando di ripulire la provincia da questi terroristi” spiega un soldato alla Agence France Presse, mentre il portavoce della polizia, Augusto Guta, ha rifiutato ogni intervista e commento.

La polizia ha comunque confermato l’arresto di 300 persone dallo scorso ottobre. Il Procuratore Generale Beatriz Buchili ha precisato che dall’aprile 2018 sono state arrestate 133 persone ora in attesa di processo. Nega  esecuzioni extra giudiziarie e fosse comuni. Su questi crimini non sembra esserci delle prove concrete e potrebbe trattarsi di propaganda dei salafiti per attirare la simpatia e il supporto della popolazione locale.

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