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Montenegro, là dove il vigneto è una risorsa sociale

L’azienda Plantaze rispecchia bene la politica di rilancio ambientale e sociale attuata dal Ministero dello sviluppo economico
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Nell’Europa della grande tradizione vitivinicola si è fatto spazio il Montenegro, detentore del primato del vigneto più esteso del vecchio continente, racchiuso in un unico corpo. Proprio quella che è stata “la politica di Tito“, afferma Emilia Sarno, docente di Geografia Storica,  “spiega perché ci troviamo di fronte a un’azienda gigantesca, che anzi con una serie di acquisti ha aumentato il territorio a sua disposizione ed è quindi diventata il vigneto più grande d’Europa“.

Il fatto è suggestivo per diverse ragioni. Il vigneto è dell’azienda  Plantaze/Agrokombinat 13jul  e conta 11 milioni di viti su 2310 ettari di terreno (23 km2) nei pressi di Podgorica, la capitale dello Stato. L’attuale campo fertile della Plantaze si estende su ciò che era il  Čemovsko Polje, un terreno apparentemente desertico e incolto che è stato riqualificato quando si è scoperta nel sottosuolo una massiccia presenza idrica dovuta alla sua origine carsica. Oggi la zona è considerata una delle più grandi riserve di acque potabili sotterranee in Europa.

L’azienda Plantaze rispecchia bene la politica di rilancio ambientale e sociale attuata dal Ministero dello sviluppo economico del Montenegro. Ci troviamo in uno Stato indipendente dal 2006, dopo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia. Uno stato giovane, quindi, con le sue problematiche anche demografiche. Si pensi che dal 2003 si è accentuato in modo preoccupante il fenomeno di migrazione interna giovanile, con conseguente sbilanciamento nella distribuzione della popolazione a favore dei centri urbani e delle aree costiere. Uno Stato, però, anche volenteroso e propositivo, che ha saputo trasformare la produzione del vino in risorsa e che, attraverso le linee guida dello Spatial Plan of Montenegro Until 2020 (il Piano territoriale redatto dal Ministero dello Sviluppo Economico per la pianificazione sociale, economica, ambientale e territoriale), sta cercando di risolvere il suddetto problema demografico potenziando non solo il settore agricolo, ma anche migliorando le infrastrutture e la qualità della vita nelle aree rurali del territorio. «Sicuramente la Plantaze dà un ottimo esempio perché se c’è questo sviluppo anche turistico ovviamente occorrono impiegati, funzionari, lavoratori e quindi questo significa riportare persone che lavorano nelle aree interne», sottolinea Sarno.
Tra i progetti di promozione turistica ed imprenditoriale dell’area balcanica ricordiamo la nascita della fiera espositiva Balcan Wine Expo nel 2012 e le Wine Routes proposte dall’azienda Plantaze.

Professoressa Sarno, come mai il più grande vigneto d’Europa in un unico complesso si trova nel giovane Stato del Montenegro e non in Francia o in Italia, Paesi di grande tradizione enologica?

La spiegazione è dovuta alla politica esistita in questo territorio in quella che chiamiamo la ex Jugoslavia. Qui, in effetti, vi era una grande tradizione agricola e vi era anche una tradizione che faceva convivere piccoli appezzamenti di terra dati in mano ai contadini e grandi aziende agricole. Questa è stata la politica di Tito e spiega perché ci troviamo di fronte a un’azienda gigantesca, che anzi con una serie di acquisti ha aumentato il territorio a sua disposizione ed è quindi diventato il vigneto più grande d’Europa. E’ quindi frutto della politica comunista, ma allo stesso tempo oggi questa azienda si è avvantaggiata di questa situazione e la sta sviluppando in una maniera moderna e competitiva.

 

A livello ambientale questa azienda come si comporta?

Bisogna dire che questa azienda, proprio forse in virtù della sua grandezza, ha recepito la volontà che è anche dello Stato del Montenegro, nato ufficialmente nel 2006, e che ha deciso di essere uno Stato ecologico. La Plantaze ha agito subito in linea con le indicazioni ministeriali e governative e quindi cerca di mettere in atto tutte le forme di rispetto ambientale. Per quanto riguarda i rifiuti, per esempio, ne fa il cosiddetto ‘compostaggio’ in modo tale da non produrre scarti che in qualche modo possano essere dannosi, ma riciclarli. L’azienda pubblicizza il fatto che in tutte le sue fasi di lavoro vi è un forte rispetto dell’ambiente. E’ chiaro che un’azienda grande si possa maggiormente permettere questo tipo di comportamento perché le procedure di rispetto ambientale sono sicuramente costose. Un’azienda di questo genere può affrontare questi costi che invece una piccola azienda non può affrontare.

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