venerdì, giugno 22

Monete virtuali, queste sconosciute

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Fino all’anno Mille, la moneta per eccellenza è quella aurea o argentea. La gente è stata abituata a dare valore alla moneta perché aveva un contenuto aureo o argenteo, cioè un metallo prezioso. In realtà, quello che la gente percepiva come valore era la negazione della moneta”, così risponde Antonino Galloni, economista e presidente fondatore del Centro Studi Monetari, alla domanda su come sia cambiata la percezione della moneta nel corso del tempo.

L’evoluzione della moneta è segnata fondamentalmente dal passaggio dalla moneta-merce alla moneta-segno. La moneta merce è sostanzialmente un bene dotato di valore intrinseco proprio, cioè indipendente dal suo utilizzo come strumento di pagamento. Il passaggio fondamentale verso la moneta-segno si ha quando si ragiona sulla possibilità di sostituire la moneta-merce con titoli rappresentativi della stessa, ottenendo una riduzione dei costi e dei rischi. In seguito, mercanti e banchieri danno il via all’attività creditizia, cioè raccolgono moneta a fronte di una remunerazione e prestano le somme che hanno a disposizione al fine di ottenerne un profitto. L’emissione di moneta diviene presto compito della Banca, arrivando, in tal modo, alla moneta cartacea con corso legale, la quale ha potere liberatorio e non può essere rifiutata nei pagamenti. Per sopperire ai rischi legati allo smarrimento e ai furti, vengono poi individuati mezzi di pagamento alternativi, quali la moneta bancaria, poiché il deposito in banca è più sicuro, e la moneta elettronica.

Il passaggio più importante della moneta attuale è nel 1971 quando avviene lo sganciamento del dollaro, che era la principale moneta di riferimento, dall’oro. Da quel momento essa ha corso legale e un valore pari a 0. L’evoluzione della carta poi sarà la moneta elettronica e la moneta scritturale”, ci spiega Galloni e, sullo stesso argomento, Daniele Basciu, responsabile scientifico dell’associazione RETE – MMT (Mosler Economic- Modern Monetary Theory), dice che “la moneta attuale ha alcune caratteristiche peculiari. La prima è che di fatto sono svincolate da qualsiasi valore intrinseco di altri beni o di altre materie; la seconda è che queste valute moderne sono l’espressione di un potere molto particolare: il potere di quello che è definibile come ‘monopolista della valuta’, cioè il potere politico che ha, in un certo ambito territoriale, il monopolio della forza e ha la capacità di imporre una tassazione pagabile solo e solamente nella valuta che viene emessa dal detentore di questo potere politico”.

Ma non è finita qui, poiché altre novità hanno interessato il settore economico negli ultimi anni. Nel 2009 nasce la prima moneta virtuale per opera di Satoshi Nakamoto, il quale in pochi anni ha generato un giro d’affari di soldi veri, calcolato in centinaia di milioni di dollari. Le monete virtuali non hanno corso legale in nessuna giurisdizione e dunque l’accettazione come mezzo di pagamento è volontaria; inoltre, non sono regolate da enti centrali governativi, ma sono emesse e controllate dall’ente emittente. Altra moneta alternativa è quella complementare ma, come ci spiega Galloni, “dobbiamo distinguere tra le monete matematiche, quali i bitcoin, moneta che ha un suo valore, cresce di valore e di fatto può essere considerata una moneta merce; e monete complementari in senso stretto (piattaforme finanziarie alternative, sistemi di risoluzione nei conflitti economici, metodi di compensazione), le quali rappresentano una risposta da parte della gente, delle imprese, delle famiglie. La moneta complementare serve per sopperire alla mancanza di mezzi di pagamento”.

Ad oggi, le banche, e gli Stati in generale, stanno cercando di definire meglio la loro funzione all’interno della società. In Italia, interessante è soprattutto il caso di Sardex; grazie all’azione del ministero dello sviluppo economico tramite Invitalia, essa è entrata in un circuito economico integrato, progettato per facilitare le relazioni tra soggetti economici operanti in un dato territorio e per fornire loro strumenti di pagamento e di credito paralleli e complementari. Il fenomeno merita interessa poiché “significa che l’esperienza è stata condotta in modo corretto e che può avere sviluppi di business, quindi c’è una partecipazione indiretta” ci dice Sergio Boccadutri, parlamentare presso la Camera dei Deputati, il quale, tra l’altro, il 30 Luglio 2014 presentò una proposta di legge delega al governo per la disciplina dell’emissione e della circolazione delle monete complementari. La proposta è stata assegnata alla Commissione Finanze ma è ancora ferma, perché, come ci spiega l’onorevole, “non è tra le cose prioritarie. Si tratta di un fenomeno molto limitato, anche se discusso e interessante. L’obiettivo, comunque, è quello di regolare, dare un ambito di regolazione e maggiori tutele per tutti rispetto all’utilizzo di questo strumento”.

Ciò nonostante, il nostro Paese sembra non essere ancora convinto circa l’effettivo utilizzo e beneficio di questi mezzi di pagamento alternativi. Sul sito della Banca d’Italia, infatti, nel 2015, è stato pubblicato un documento, dal titolo ‘Avvertenza sull’utilizzo delle cosiddette valute’. Secondo la Banca d’Italia, sarebbe rischioso utilizzarle a causa di carenza di informazioni, assenza di tutele legali e contrattuali, assenza di forme di controllo e vigilanza, rischi di perdita permanente della moneta a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici, smarrimento, rischi di utilizzo per finalità criminali e illecite.

Anche secondo Massimo Amato, docente e autore, “il rischio è legato all’estrema volatilità e al fatto che l’anonimato possa avere a che fare anche con azioni illecite. I vantaggi invece sono più difficili da vedere, hanno a che fare sostanzialmente con la sicurezza perché sono proprio pensate sulla base di tecnologie di criptazione” il quale alla domanda, invece, su come sarà il futuro della moneta attuale ci dice che non crede “che le monete virtuali possano sostituire le monete tradizionali. Penso che l’architettura monetaria attuale debba essere fortemente modificata perché le strategie e le banche centrali stanno mostrando che l’architettura monetaria dei paesi avanzati non è adeguata a servire il mercato. Ormai questo sistema comincia a essere dibattuto anche a livelli accademici, non solo su internet o sui blog, quindi il problema sussiste. Il futuro comunque è abbastanza incerto e richiede uno spirito riformatore piuttosto illuminato, cosa che non possiamo dare per scontata”.

Fuori dall’Italia, invece, la BCE (Banca Centrale Europea) ha espresso il suo parere in merito alle piattaforme di cambio di valute virtuali e ai prestatori di servizi di portafoglio digitale. ‹‹La BCE riconosce che i progressi tecnologici relativi alla tecnologia di registro distribuito su cui si fondano i mezzi di pagamento alternativi come le valute virtuali sono potenzialmente in grado di aumentare l’efficienza, la portata e la scelta dei metodi di pagamento e di trasferimento. Gli organi legislativi dell’Unione dovrebbero, tuttavia, porre particolare attenzione a non apparire come propensi a incoraggiare l’utilizzo di valute digitali privatamente istituite, poiché tali mezzi di pagamento alternativi non sono legalmente istituiti come moneta né costituiscono moneta a corso legale emessa da banche centrali e altre pubbliche autorità››. Nelle conclusioni si dice che le valute virtuali non possono qualificarsi come valute dal punto di vista dell’Unione, poiché è l’euro la moneta unica dell’unione economica e monetaria dell’Unione.

Del resto, ogni nuova invenzione tecnologica suscita entusiasmi, da una parte, e timori e preoccupazioni dall’altra. In ogni caso, Galloni ci induce ad una riflessione, “il progresso è sempre un beneficio. Il problema, come di tutte le cose, è l’uso che ne facciamo. Il coltello, ad esempio, non è cattivo, poiché serve per tagliare il cibo o per lavorare; se poi viene usato per uccidere una persona non è cattivo il coltello, lo strumento, ma l’uomo. E questo vale per le tecnologie come per qualsiasi altra cosa”.

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