martedì, maggio 22

Molise e Governo: scontro finale Salvini vuole carta bianca, Galliani gli risponde come Totò

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La partita che si gioca in Molise in queste ore è decisiva per le sorti del Paese, del Governo e di tutto il resto. Anche se, come si va ripetendo, il voto riguardaunicamente un corpo di poche centinaia di migliaia di persone in un Paese di sessanta milioni di abitanti. In realtà non del solo voto di questi stiamo parlando, ma di quello di sei milioni di elettori, rappresentativi di quasi nove milioni di abitanti. Ché, se andiamo a vedere il ‘campione elettorale’ alle politiche del 4 marzo scorso (naturalmente riferito all’’universo dei votanti’ per la Camera dei Deputati, il più ampio e sostanzialmente identico a quello di quanti vanno ora al voto) parliamo di sei milioni di elettori in rappresentanza di nove milioni di abitanti, il 15% dell’Italia.
A queste ultime politiche nelle Regioni limitrofe al Molise si è votato in maniera sostanzialmente analoga a quello del lembo di terra chiamato al voto di domenica. Cinquestelle, Centrodestra e Centrosinistra (qualunque cosa questa ormai misteriosa dicitura voglia dire) hanno ottenuto risultati analoghi al Molise nelle terre che lo circondano: Abruzzo, Puglia, Basilicata e Campania. In quest’ultima, come logico ed a maggior avvaloramento di questa tesi, in maniera molto più sovrapponibile nella zona limitrofa, e sino a Napoli, leggermente discostandosene nell’altra man mano che si scende a sud. E dunque ecco che iltestdel 22 aprile assume un valore ancor più probante di quello, già alto, che ha.

La partita è aperta, apertissima. Per chiunque si parteggi. (O anche se non si parteggia). Aperta per chiunque tranne che per quell’oggetto non identificato, e che a volte è più misericordioso non identificare, chiamato incongruamente ‘Partito Democratico’, e dei suoi volenterosi alleati. Tra cui, in Molise si è aggiunto per l’occasione quanto resta di Liberi e Uguali. (Quanto resta: il resto di niente). Con i ‘ragazzi di Beppe Grillo’, ormai non più e non solo ragazzi, impegnati a difendere i quindici punti percentuali di vantaggio ottenuti alle politiche sul Centrodestra (44 a 29), e con quelli del Centrodestra impegnati in una rincorsa in corso che certamente li porterà almeno a ridosso dei freschivincitorilocali, bisogna vedere quanto a ridosso o se non addirittura al sorpasso. Con un Matteo Salvini in gran forma, osannato dai rudi e teneri molisani. Con il ‘Cavaliere mascaratoche questa volta scende in piazza in prima persona, sino al clamoroso ‘faccia a faccia’ di chiusura della campagna elettorale nella seratanottata di venerdì 20, a fronteggiare il dinamico duo Di Maio-Di Battista in piazza a Campobasso. E proprio nelle due principali del centro: Piazza Municipio per Silvio Berlusconi, Piazza Prefettura per i cinquestellati. E, dunque, a poca distanza l’uno dall’altro i leader tireranno la volata ai rispettivi candidati alla Presidenza della Regione, Donato Toma (Centrodestra) e Andrea Greco (Movimento Cinque Stelle).

Beh, un momento. ‘Leader’ è una parola di peso. E se certamente vale per Luigi Di Maio ed Alessandro Di Battista nel proprio ambito, non è detto valga ancora, o ancora a lungo, per Berlusconi. Che potrebbe incassare nella notte di domenica la più formidabile sconfitta elettorale della propria pur formidabile carriera politica. Ché dalle altre si è sempre risollevato (sinora) per proprio indubbio merito e tenacia, certo, seppur con il decisivo aiuto soprattutto dei propri ‘avversari’ pro tempore. Ma questa volta il pericolo viene, per la prima volta e veramente, dall’interno. Da Salvini, che dopo aver fatto quello che ha (elettoralmente) fatto una cinquantina di giorni fa ora ‘rischia’ di raggiungere un risultato, seppur locale ma come abbiamo visto di significato ‘areale’, ancor più clamoroso. Partendo dal suo otto per cento molisano, giusto la metà del sedici per cento di Forza Italia, e raggiungendo, e superando magari di non poco le locali truppe dell’eretto di Arcore. E quindi il leaderancoraleaderforsetrapocononpiùleader Berlusconi si gioca la partita in primo luogo contro ilfantasmadi Salvini che aleggerà sulla sua piazza. Così come aleggerà, in proiezione Governo sulla vicina Piazza Prefettura a ‘marchio’ cinquestelle’.

Vedremo, vedremo presto l’esito delle sincroniche coincidenze che hanno portano il Molise ad essere politicamente ed elettoralmente centrale per una non piccola finestra temporale. Temporale che intanto fra spruzzi, buriane e tutto il resto continua a scatenarsi sul nocciolo duro dei Palazzi romani. Nell’occhio del ciclone (anche se temporale e ciclone sono cose ben differenti) sta, sul Quirinale, il Capo dello Stato. E, come noto, l’occhio del ciclone è l’unico posto quieto mentre attorno si scatena l’iradiddio. Ira che si scatena anche, molto più modestamente, tra le forze politiche contrapposte. Ed allo stesso interno della coalizione di Centrodestra. Con gaffe che si incrociano e boomerang che ritornano. L’immagine di Berlusconi silente e immoto alle spalle di Salvini durante il suo ultimo ‘speach’ a nome dei tre capipartito ha effetti devastanti. La ‘giovane esploratrice’ Maria Elisabetta Alberti Casellati che avrebbe (ha) suggerito anche nomi di possibili Ministri di Forza Italia, contravvenendo alle regole minime de bon ton istituzionale e non solo. E conseguentemente Lega furiosa per l’interferenza. Berlusconi intanto, da grande imprenditore qual è, e da ancor più grande commerciante, prova a far fruttare al massimo quel poco (rispetto a prima) che ha in mano in termini di percentuali elettorali e di parlamentari eletti. Affermando una volta che non si fida più di Salvini, poi facendo marcia indietro sostituendo al viso dell’arme il sorriso eccessivamente accecante. Ma conservando in cuor suo la convinzione di sempre che di Salvini, appunto, non si fida, come non si è mai fidato. Anzi, trattandosi di Berlusconi conservandolo molto poco in cuor suo, ma anzi portandolo sulle labbra e subito fuori, visto che non sa tenersi un cece in bocca in generale, figuriamoci quando, come ora, è furibondo. Anche con qualche fondato motivo, almeno dal suo punto di vista e di interesse.

Salvini, come peraltro gli va riconosciuto, è sì uomo di grandi progetti, ma non di grandi trame sotterranee. E sostanzialmente va facendo quanto aveva detto e va dicendo. Berlusconi pretende di più, pretende un riconoscimento e di stare dentro ogni operazione. I leader Cinque Stelle gli hanno già pubblicamente concesso il massimo diriconoscimentopossibile, per quanto pochissimo sia, e già la base è in pubblico subbuglio. Figuriamoci se andassero oltre. I due uomini forti, e da sempre affidabili, tanto più in queste occasioni, Gianni Letta e Fedele Confalonieri, sono assolutamente contrari all’appoggio esterno ad un Governo Cinque Stelle-Lega. «Saremmo dei pazzi se permettessimo a Salvini e Di Maio di agire liberamente, dandogli carta bianca». Concetto rafforzato dal nuovo entrato, in politica ma praticamente da sempre nello stretto e leale giro berlusconiano, Adriano Galliani. Che di fronte alla prospettiva-richiesta di carta bianca è sbottato ricordandosi dell’uso che ne suggeriva Totò a chi insistentemente la pretendeva.

In casa Cinque Stelle irritazione con Salvini, anche se minore di quanto trapela, indignazione con la Casellati , che in effetti qualche scivolata l’ha presa sembrando agire e parlare a volte più come ‘incaricata’ da Berlusconi che ‘investita’ da Mattarella. Ma intanto si giocano la propria partita, non avendo da mediare con alleati di coalizione che non hanno, né sul fronte interno, apparentemente calmo, e non solo apparentemente. Il tutto in attesa che torni a riscatenarsi l’ira popolare di cui risulta, anche alle Questure, esserci qualche nuova avvisaglia, per quanto comunque ancora temperata dall’effetto anestetizzante dell’aver appena effettuato il voto politico nazionale. E in attesa che si voti, dopo il Molise, anche in Friuli Venezia Giulia la successiva domenica 29 aprile. Là dove il trionfo del Centrodestra, ancora al di là di quello del 4 marzo, è abbondantemente annunciato. Sino a sfiorare, al momento, una previsione del cinquanta per cento, e forse superarlo.
Per quanto riguarda il resto delle forze politiche, nonostante qualche lodevole tentativo interno al Partito Democratico di salvarne la rilevanza, è come per le temperature di Potenza e Reggio Calabria. ‘Non pervenute’.

In tutto questo è curioso come vada crescendo il numero di quanti, su tutte le sponde non solo politiche ma anche e forse ancor di più economiche, imprenditoriali e sociali, vanno cantando in cuor loro e pubblicamente un motivetto che sta diffondendosi. Su una musica che ricordiamo di avere nelle orecchie, e forsanche con parole quasi analoghe. Ma questa volta con un significato molto diverso e molto più rassicurante:  «Presidente siamo con te, meno male che Sergio c’è».

 

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