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91 edizione di Pitti Uomo

Moda: amarcord e nuova creatività

100 scatti di Foto Locchi raccontano le origini dagli anni ’30 ai ’70 del settore moda in costante crescita

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“Con queste foto si racconta tutta l’artigianalità che c’è dietro un capo di moda, il lavoro umano che c’è alle spalle, ma anche tutto cio’ che è la storia di Firenze attraverso questi vestiti e dove grandi personalità sono passate, creando grande attenzione a livello internazionale sulla città, ma anche un momento di grande glamour: Firenze ha rappresentato fin dagli anni ’50 l’evoluzione importantissima del costume del nostro Paese”. Le parole che descrivono il sentimento che il  visitatore  prova  davanti ai mille scatti di Ottica Foto Locchi, esposti a Palazzo Pitti,  sono di Andrea Cavicchi, Presidente del centro di Firenze per la Moda. Le foto, che raccontano varie epoche, dalla nascita alla trasformazione  del sistema moda, provengono dall’ immenso archivio fotografico ( cinque milioni di immagini) di Foto Locchi,  una bottega artigiana di fotografi che ha portato avanti un archivio bellissimo, che racchiude i momenti più significativi o di vita quotidiana  della città. “Spero”, aggiunge Cavicchi, “che i fiorentini ed i turisti che verranno nei prossimi giorni a Palazzo Pitti, scoprano o riscoprano la tradizione della cultura della moda che è un’eccellenza vera della nostra città e più in generale del nostro Paese”.

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La  straordinaria mostra fotografica coincide con la 91 edizione  di Pitti Uomo, alla Fortezza da Basso dal 10 al  13 e che si irradia in vari luoghi della città, luoghi pubblici e privati trasformati in location per  defilé e performance musicali e di spettacolo di vario tipo: è la concessione alla mondanità (più popolare che esclusiva o elitaria) che due volte l’anno la città si concede, con un pizzico di trasgressione. Del resto,  è un evento questo che richiama anche quest’anno circa 35 mila ospiti,  legati al mondo internazionale della moda: produttori, stilisti, buyers,  hostess, modelli e modelle, giornalisti e media  provenienti da tutto il mondo. Prima però di avventurarsi  nei vari stand della Fortezza, è d’obbligo un tuffo a Palazzo Pitti, proprio alla ricerca delle origini di quel settore produttivo e creativo  che è quello della moda.

E’ storicamente acclarato che  la prima sfilata di moda nella Sala Bianca di Palazzo Pitti reca la data del 22 luglio 1952. La moda allora era tutta al femminile. Abiti sartoriali  e prodotti accessoriali opera di coloro che ne hanno segnato la storia: Roberto Capucci, Emilio Shuberth, le Sorelle Fontana, Simonetta Fortuna, che ruotavano attorno alle maison fiorentine, quelle che hanno dato origine  alla storia moderna della moda italiana come Gucci, Salvatore Ferragamo, Emilio Pucci. Promoter di quelle sfilate  un piccolo, dinamico e coraggioso uomo, Giovanni Battista Giorgini, discendente di una nobile famiglia lucchese (il bisnonno  deputato del Regno d’Italia, il padre impegnato nel commercio del marmo, la madre Florence Rochat, valdese della Svizzera francofona), che dopo gli studi classici all’Università di Pisa  e gli orrori della guerra promuove l’Associazione Cristiana dei Giovani, mette su famiglia e si trasferisce a Firenze, per promuovere arte antiquariato e artigianato toscano. Apre un ufficio a New York, poi chiuso con la crisi del ’29.  Ma alla fine della seconda Guerra mondiale gli Alleati   affidano la gestione della “Allied Forces Gift Shop” di Firenze, un polo preposto alla vendita di prodotti alle truppe angloamericane.  E’ così che riprende contatto con tutti gli artigiani italiani con i quali aveva lavorato prima della guerra, e naturalmente con i compratori americani. Ed è allora che intravede la potenzialità della moda italiana, allora pressoché sconosciuta nel mondo. Tutto si svolgeva a Parigi.  Giovanni Battista Giorgini prende  l’iniziativa di organizzare la “First Italian High Fashion Show” presso la sua residenza privata di Firenze a villa Torrigiani: la data  è il 12  febbraio 1951,  alla presenza di sei importanti compratori americani, cui vengono presentati 18 modelli di 10 case di moda italiane ( per lo più di casate nobiliari: Caracciolo, Colonna Visconti, Gallotti, Olgfa di Grecy ed Emilio Pucci, con il suo pret-a-porter). Harper’s Bazar ne pubblicizza l’evento decretandone il successo. E’ allora che si comincia a parlare di moda italiana. Seconda sfilata al Grand Hotel (luglio ’51) e, dal ’52 due stagioni di sfilate all’anno nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, concesso per la lungimiranza del sovrintendente prof.Ugo Procacci ( grande figura di studioso e uomo della Resistenza) e del Sindaco Santo, il prof. Giorgio La Pira, che  guardava ai poveri, ma  anche al ruolo di Firenze quale culla di antiche civiltà. E l’arte del tessuto, dell’abbigliamento, delle sete, della lana, del panneggio, dei colori era fin dal Trecento  uno dei settori trainanti dell’economia di Florentia. E’ nel ’54 che nasce a Firenze  il centro per la moda italiana.

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