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Richiesta possibile?

Migranti: Turchia e Germania chiedono aiuto alla Nato

Intervista a Alessio Stilo, ricercatore associato dell'IsAG

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Una missione istituzionale per trovare un’intesa sull’emergenza migratoria: Angela Merkel è volata ad Ankara per confrontarsi con le autorità turche sulla crisi umanitaria siriana, una crisi che preoccupa il Cancelliere tedesco non soltanto per l’incidenza che il fenomeno rischia di avere sull’assetto dell’Unione, ma per la tenuta stessa della maggioranza di governo che la supporta. Merkel da tempo è in calo nei sondaggi e ha la necessità di presentare sul piano interno una soluzione credibile all’esodo dei richiedenti asilo.

Il calo di popolarità della Cancelliera è da imputarsi propria alla crisi dei migranti che la Germania ha deciso di accogliere nell’autunno dello scorso anno, provocando il malcontento generale.
Per queste ragioni, rompendo gli indugi, la leader della Cdu ha deciso d’incontrare direttamente i propri interlocutori regionali, per capire come Erdogan e Davutoglu intendano affrontare la crisi in atto.

Il vertice si è tenuto poche ore dopo la sospensione dei colloqui di pace a Ginevra, colloqui sotto l’egida dell’Onu naufragati per la violenza del conflitto a Damasco. E sulla spirale di violenza che si è scatenata negli ultimi giorni si è soffermata Merkel allorquando ha condannato i raid russi sui civili, definendo i bombardamenti di Mosca atti ‘intollerabili’. La presa di posizione contro la strategia militare di Putin non corrisponde soltanto ad una valutazione di merito espressa dal Cancelliere: essa voleva verosimilmente testimoniare una comunanza di vedute col primo ministro turco, da tempo approdato su posizioni critiche rispetto alla condotta regionale del Cremlino.

Merkel e Davutoglu hanno così presentato i punti di contatto fra le rispettive nazioni, evidenziando come soltanto una cooperazione rafforzata fra le parti possa consentire alla comunità internazionale di guardare con ottimismo agli sviluppi nell’area, arrestando la minaccia dei trafficanti d’uomini. L’iniziativa diplomatica che Ankara e Berlino vogliono sviluppare non passa soltanto da un incremento delle risorse finanziarie nella gestione dei flussi migratori, incremento già preventivato con lo stanziamento di 3 miliardi di euro verso la Turchia.

Il paventato coinvolgimento della NATO da parte di Berlino assomiglia più ad una frase di circostanza per rendere Ankara più disposta alla mediazione. La NATO infatti è un organizzazione politica che coordina e gestisce la politica militare dei Paesi aderenti al trattato. Non si comprende dunque cosa chieda la Cancelliera Merkel al Patto Atlantico. Navi? Soldati? Aerei? Sarebbe più credibile un coinvolgimento dell’Unione Europea per modificare l’operazione Trident nel Mediterraneo in qualcosa di più simili ad un pattugliamento delle coste. La domanda che segue sarebbe: quali coste si dovrebbero pattugliare per evitare che migliaia di migranti si riversino nel Mediterraneo? Soprattutto le coste libiche e quelle siriane. Entrambi i governi libici hanno chiaramente preso posizione sul non volere ingerenze militari di altri paesi sul suolo nazionale, sarebbe inaccettabile chiedergli di autorizzare un pattugliamento delle coste. Dai porti come Sirte o Tripoli continuano a partire barconi carichi di migranti. Anche si riuscisse ad organizzare un pattugliamento abbastanza capillare da arginare almeno in parte il fenomeno il problema immediatamente successivo sarebbe quello di dove collocare queste persone. Riportarle indietro sulle coste libiche? Centri di accoglienza? O semplicemente si sta valutando l’affondamento dei barconi in maniera preventiva?

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