mercoledì, luglio 18

Migranti, scontro Italia-Francia. L’Eliseo: ‘Nessuna richiesta di scuse’ Usa, Mike Pompeo domani in Cina per parlare dei rapporti bilaterali e di temi internazionali

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Non si placano le polemiche tra Francia e Italia sulla questione migranti. «Il Governo italiano considera inaccettabili le parole usate nelle dichiarazioni pubbliche rese nella giornata di ieri a Parigi, anche a livello governativo, sulla vicenda della nave Aquarius», ha sottolineato il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, ricevendo alla Farnesina l’incaricata d’affari dell’ambasciata francese, Claire Anne Raulin, «Il Governo italiano auspica che le autorità francesi, fatte le opportune valutazioni, assumano rapidamente le iniziative idonee a sanare la situazione che si è venuta a creare». Secondo l’Eliseo tuttavia la Francia «non ha ricevuto nessuna informazione dalla presidenza del Consiglio italiana su una richiesta di scuse o su un possibile annullamento della visita di Giuseppe Conte». Mentre un portavoce del Quai d’Orsay ammette: «Siamo perfettamente coscienti del carico che la pressione migratoria fa pesare sull’Italia e degli sforzi di questo Paese. Nessuna delle parole pronunciate dalle autorità francesi ha ovviamente rimesso in discussione tutto questo, né la necessità di coordinarci strettamente fra europei».

La ministra degli Affari europei francese, Nathalie Loiseau, durante il question time del governo all’Assemblea nazionale, però ha ribadito: «L’Italia è da anni di fronte a un afflusso massiccio di migranti e l’Europa non l’ha aiutata abbastanza. Dobbiamo fare molto di più rivedere le regole di Dublino, rafforzare il controllo alle frontiere esterne dell’Ue, rafforzare Frontex e lottare più efficacemente contro i passeur. Nel caso di soccorso da dare in mare di fronte a situazioni di emergenza – ha detto – le regole sono chiare: bisogna sbarcare i passeggeri nel porto sicuro più vicino. Queste regole devono essere applicate e non è successo. Ce ne rammarichiamo come se ne è rammaricata SOS Mediterranée».

Tante le reazioni a livello europeo, a partire dalla cancelliera tedesca Angela Merkel: «Noi siamo per una soluzione unitaria europea della questione dei migranti. L’Italia per la sua posizione geografica è particolarmente esposta a un numero grande di profughi e di migranti. Noi siamo dell’idea che nessun Paese dovrebbe esser lasciato solo con questo compito. Per questo sosteniamo l’Italia, e la riteniamo un importante partner nella ricerca di una soluzione europea». Mentre il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas ha detto: «Ci deve allarmare che proprio in Italia, uno dei pilastri dell’Europa e finora uno dei nostri partner più stretti, quasi una persona su due sia dell’opinione che il Paese non tragga vantaggi dall’essere membro dell’Ue. Alla legittima aspettativa delle persone del Sud di una solidarietà, l’Europa deve trovare una risposta convincente».

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha annunciato la necessità di «un asse dei volenterosi» per contrastare l’immigrazione illegale. «Sono lieto della buona cooperazione che vogliamo costruire fra Roma, Vienna e Berlino. È ragionevole collaborare per ridurre ulteriormente l’immigrazione illegale».

Sui migranti serve «una risposta che solo a livello europeo può funzionare», ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans. Mentre il leader dell’Alde al Parlamento europeo Guy Verhofstadt ha annunciato: «All’interno dell’Ue abbiamo una quinta colonna, si tratta delle cheerleader di Putin, di Farage, Le Pen e Wilder che ottengono i fondi e l’intelligence del Cremlino, ed i loro amici sono seduti qui. E’ tempo di smettere di cooperare con Orban, Kaczynski e Salvini, che lavorano con tutti questi nazionalisti e populisti».

Il giorno dopo l’incontro storico di Singapore, il presidente americano Donald Trump ha accettato l’invito del leader nordcoreano Kim Jong-un a visitare Pyongyang e anche il leader nordcoreano ha accettato l’invito del presidente americano a visitare gli Stati Uniti. La ‘Kcna‘ riferisce inoltre che Trump ha espresso l’intenzione di sospendere tutte le esercitazioni militari con la Corea del Sud durante i negoziati tra Pyongyang e Washington. A confermare tutto anche Seul, che ha aperto all’ipotesi di sospendere le manovre militari congiunte con gli Usa per aiutare i negoziati. Usa che lavora anche sul fronte Cina e disinnescare l’altro caso, quello dei dazi. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, sarà domani in Cina proprio per parlare dei rapporti bilaterali e di temi internazionali.

«Gli Stati Uniti, insieme a Messico e Canada, hanno appena ottenuto la Coppa del Mondo. Congratulazioni – una grande quantità di duro lavoro!». Ha invece commentato su Twitter il presidente americano via Twitter la decisione della Fifa di attribuire i mondiali di calcio 2026 a Usa, Messico e Canada.

La Flotta Nord della Russia testerà nuove armi nel corso della più grande esercitazione da dieci anni a questa parte. «Trentasei navi da guerra, sottomarini e navi rifornimento, circa 20 aerei, oltre 150 unità militari e speciali, artiglieria a razzo costiera e forze di terra, fanteria marina e truppe di difesa aerea saranno coinvolti nel più grande esercizio della Flotta del Nord nell’ultimo decennio», fanno sapere da Mosca. L’esercitazione è iniziata oggi e durerà fino alla fine della prossima settimana.

In Turchia, se verrà eletto presidente nel voto anticipato del 24 giugno, il candidato del laico Chp contro Recep Tayyip Erdogan, Muharrem Ince, revocherà entro 48 ore lo stato d’emergenza post-golpe, in vigore da quasi due anni. A prometterlo è stato il leader del partito, Kemal Kilicdaroglu, sostenendo che al momento «nessuno ha la sicurezza della vita e della proprietà» nel Paese, visto che «ogni patrimonio può essere confiscato soltanto con un decreto». Con questa scelta, ha aggiunto, «faremo capire al mondo che la nostra direzione va verso la democrazia».

In Iraq, il ministro del Petrolio, Jabbar Alluaiby, ha annunciato la riapertura di un importante oleodotto che trasporta il greggio dai pozzi di Kirkuk verso il sud e che era stato interrotto durante l’occupazione del nord dell’Iraq da parte dell’Isis. La riabilitazione dell’oleodotto, ha sottolineato il ministro, «ha richiesto la rimozione di migliaia di mine e altri esplosivi che erano stati lasciati da Daesh durante la ritirata».

Chiudiamo con il Nicaragua, dove l’Alleanza Civica, che riunisce i settori della società civile opposti al presidente Daniel Ortega, ha proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore per domani, 14 giugno, per esigere che cessi la repressione della protesta di piazza, che ha già causato la morte di 147 persone in meno di due mesi, e il ripristino del dialogo nazionale con il governo sandinista.

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