lunedì, luglio 23

Messico: lotta alla violenza? Obrador propone l’amnistia Ecco la proposta del nuovo presidente che sconvolgerebbe la strategia del Messico contro la violenza dei cartelli.

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Il Messico è impantanato in una spirale di violenza con cui la gente convive da anni ed ora è arrivato il momento di dire basta. Il neo Presidente, Andrés Manuel López Obrador, ha messo a punto la proposta che dovrebbe condurre il Paese verso la tanto desiderata pace. Ed ora è pronto per convincere tutti che la sua idea ha tutte le carte in regola per essere quella giusta.

Il Paese, finora, ha provato a difendersi, ma senza successo. Nel 2006, prima degli scandali di corruzione che hanno coinvolto persino le forze di polizia, l’ex presidente Felipe Calderon ordinò all’esercito di appostarsi nelle strade per combattere il crimine; questa la strategia. Ma dopo 12 anni i cartelli della droga si sono rafforzati ed hanno lasciato dietro la loro sanguinosa scia circa 160.000 morti e decine di migliaia di persone scomparse. Evidentemente c’è un errore di fondo.

E AMLO, -che assumerà la presidenza del Messico il 1 Dicembre-, è fortemente determinato a mettere la parola fine ad una guerra che ha fatto perdere al suo Stato il 21% del prodotto interno lordo (PIL) nel solo 2017. La squadra responsabile della messa a punto della nuove promettente legge è capitanata da Olga Sánchez Cordero, avvocato ed ex ministro della Corte suprema di giustizia dal 1995 al 2015. 

Olga Sánchez Cordero

Alla fine del 2017, Olga Cordero ha contattato personalmente Obrador per chiederle di includerla nella lista dei candidati al Senato per Morena. Ma la richiesta non era semplice da accettare: contro la Cordero, ritiratasi dal tribunale nel dicembre 2017, c’è l’articolo 101 della Costituzione messicana, infatti, impedisce ai ministri in pensione di unirsi ad un ufficio pubblico per due anni, e l’articolo 55, che stabilisce un periodo di tre anni. AMLO l’ha voluta a tutti i costi sostenendo la sua candidatura in Senato ed includendola nella sua lista. «Voglio per la prima volta nella storia del nostro paese, una donna che si occupi della politica interna», aveva dichiarato. Ed ora la donna guida il progetto.

Ma cosa prevede la proposta?

Stiamo parlando di una normativa piuttosto complessa ed ambiziosa che prevede diversi punti: innanzitutto, l’amnistia per i ranghi inferiori del mondo criminale, la riduzione delle pene ‘personalizzata’ per coloro che forniscono informazioni e che aiutino ad arrestare i trafficanti ed, infine, la depenalizzazione della marijuana e di altre droghe. «Non sarà solo una legge sull’amnistia, ma una legge per ridurre le pene; proporremo la depenalizzazione, creeremo commissioni per la verità, attaccheremo le cause della povertà, daremo borse di studio ai bambini e lavoreremo sul campo per essere in grado di tirarli fuori dalla droga» ha chiarito la Cordero. «O il Paese verrà pacificato o il paese verrà pacificato». Nessuna alternativa.

AMLO ha optato per una lotta alla violenza con un approccio molto diverso dai precedenti.  Il 7 dicembre, durante un evento a Guerrero, uno degli stati del Messico più colpiti dalla criminalità organizzata negli ultimi anni, l’allora candidato alla presidenza, Lopez Obrador, parlò di amnistia  e di cancellazione della memoria di alcune infrazioni come parte della sua strategia nel caso di vittoria alle elezioni. «Abbiamo bisogno di pace e possiamo tutti contribuire a portare la pace nel Paese. Esploreremo tutte le possibilità, dal decreto di amnistia, ascoltando le vittime, chiedendo al Governo degli Stati Uniti di condurre campagne per ridurre il consumo di droghe», ha affermato in quell’occasione.

Una volta che la squadra dedita al disegno presenterà la bozza di legge per la sua revisione, si passera all’eventuale approvazione. Una volta approvata, la proposta sarà oggetto di una consultazione popolare prima di arrivare al Congresso, dove AMLO ha, comunque, la maggioranza.

Il piano d’azione fa parte di un programma completo di «giustizia transizionale», ha detto la Cordero. La giustizia transizionale è spesso definita come «un tentativo di costruire una pace sostenibile dopo il conflitto, la violenza di massa o l’abuso sistematico dei diritti umani». Per molti paesi, una guerra legata alla droga è qualcosa da film, lontano dalla realtà. Ma non in Messico. Qui, la guerra dei cartelli è una vera e propria guerra militare con perdite enormi ed un impatto catastrofico. Il 2016 è stato un anno particolarmente brutale con un bilancio che ha superato tutti i conflitti mondiali ad eccezione di quello in Siria. I cartelli della droga sono straordinariamente brutali. Combattono tra loro per il mercato e per il controllo dei cartelli stessi, combattono contro i militari, la polizia e la popolazione civile. L’impatto sulla politica è stato, poi, molto evidente. I signori della droga hanno condizionato la politica, intimidendo e uccidendo gli esponenti che si sono rifiutati di chiudere un occhio sulle loro attività. Per di più, il tasso di persecuzione e punizione resta incredibilmente basso, portando molti a lamentare la ‘crisi dell’impunità’.

Il Governo messicano, nella lotta alla violenza della droga ha commesso un numero significativo di gravi violazioni dei diritti umani, abusi che includono uccisioni extragiudiziali, torture e sparizioni. La maggior parte dei perpetratori non è identificata e, quando identificata, rimane impunita. 

Nonostante tutto il pregresso, però, la presentazione del progetto di Obrador ha scatenato non poche preoccupazioni. Ma cerchiamo di capire meglio da dove parte l’idea.

Andiamo lontano. Nel 1940, l’allora presidente Lázaro Cárdenas approvò il nuovo Regolamento Federale sulle Tossicodipendenze. La nuova legislazione fu veramente rivoluzionaria: spazzò via i vecchi editti punitivi sui reati di droga, autorizzò alcuni medici a prescrivere narcotici ai tossicodipendenti, istituì cliniche ambulatoriali per aiutarli e propose di trattarli come malati, non come criminali. L’acquisto di piccole quantità di marijuana, cocaina ed eroina fu depenalizzato e la vendita cadde sotto il monopolio dallo Stato. Inoltre, i criminali di piccola scala furono fatti uscire dalle carceri e dalle cliniche di dipendenza. 

Prima che la norma compisse sei mesi, a causa della carenza di cocaina e di morfina dovuta alla Seconda guerra mondiale, la legge fu cancellata. Più tradi, la legge del 1994, proposta dal presidente Carlos Salinas de Gortari per l’esercito zapatista. Salinas convocò il Congresso in una sessione straordinaria per approvare una legge che concedeva l’amnistia a coloro che parteciparono alla rivolta armata dell’EZLN (Zapatista Army of National Liberation) nei primi giorni dell’anno. La legge fu stata approvata il 22 gennaio e da allora non ci sono più state normative di questo tipo.

Ecco, AMLO vorrebbe tornare a qualcosa di simile a quanto fece Cárdenas, una volta che assumerà ufficialmente il potere. Vorrebbe agire partendo dal contrastare le cause di questa violenza. Il presidente ritiene che la violenza abbia origine nella povertà, dalla disuguaglianza e dalla mancanza di opportunità degli agricoltori che si dedicano alla coltivazione o al trasporto di marijuana e papavero. Pertanto, ha spiegato, il suo piano si propone di combattere il problema alla radice, includendo un quid sociale.

La Cordero racconta spesso che la nuova idea di amnistia nasce dai numerosi viaggi che Obrador ha fatto in tutto il Paese negli ultimi anni e nel periodo di campagna elettorale. Nulla di improvvisato, tutt’altro. «Ha visto le condizioni in cui vivono i contadini, le persone che sono colpite dal crimine, coloro che lavorano per le piantagioni di marijuana e papavero. Le condizioni in cui vivono e in che cosa vivono», dice. 

«Sarà un cambiamento in tutto: nel tipo di contrasto, nella politica sociale, nella politica sulle droghe, nella politica contro la violenza; un cambiamento molto importante nel nostro Paese a cominciare dallo stesso Andrés Manuel», ha affermato la Cordero. Eh già, un uomo propostosi come la novità, or arrivato al potere, non può certo non affrontare la questione in modo tradizionale. Obrador ha confermato di voler lavorare con organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, varie chiese, tra cui quella cattolica e la società civile.

Ma questa amnistia include leader del narcotraffico? 

L’interrogativo è la preoccupazione che più attanaglia i messicani ed è qualcosa che né Obrador né la Cordero hanno ancora definito.

La proposta è stata criticata da cittadini e attivisti, tra cui lo scrittore Javier Sicilia, che ha scritto una lettera al leader di Morena sulla rivista ‘Proceso‘, mettendo in discussione l’iniziativa e affermando che dovrebbe essere chiesta giustizia in questi casi. «Andrés Manuel sta assistendo a un settore, sta comprendendo che c’è un’ingiustizia e una legge di amnistia è il modo di risolvere un problema di ingiustizia, di solita di ingiustizia sociale», si difende la Cordero.

Insomma, è una buona o una cattiva idea?

Questo non possiamo ancora capirlo, anche perché i dettagli di quello che chiamano ‘Piano di pace e riconciliazione per il Messico‘ saranno probabilmente da rinviare a Dicembre. 

Ma certo è che la concessione di un’amnistia appare un’azione molto forte per una società come quella messicana. Sarà interessante vedere come questo progetto verrà applicato e se AMLO continuerà a godere dell’appoggio che lo ha reso vincitore.

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