Politica Analisi

Esteri: il Punto

Messico, ‘guerrilla’ in carcere

Il caso Regeni affidato ad un falsificatore di rapporti di polizia

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A soli sei giorni dalla prevista visita di Papa Francesco in un carcere messicano, quello nella Ciudad Juarez, al confine con il Nuovo Mexico, nello Stato di Chihuahua un ammutinamento e tentativo di fuga nel carcere Topo Chico di Monterrey, in Messico ha provocato almeno 52 morti. Si tratta di reclusi, guardie e funzionari che da ieri notte hanno iniziato una vera  e propria guerriglia. La causa è stato il ‘golpe‘ interno che ha visto una parte del carcere occupata da un gruppo di carcerati e guidata da un membro del famigerato cartello della droga Zetas. Dall’esterno della struttura, dove sono giunti numerosi familiari dei reclusi, si vedono chiaramente colonne di fumo provenienti dalla prigione.

Secondo le prime ricostruzioni, verso mezzanotte il gruppo di detenuti che ha preso il controllo di un’area del carcere ha provocato un incendio per permettere la fuga, mentre dall’esterno si sentivano delle esplosioni. Il Governatore dello Stato di Nuevo Leon,  Jaime Rodriguez ha tenuto una conferenza stampa. Il Messico ha un livello di corruzione alto a tal punto che ben 65 carceri delle 101 più affollate del Paese sono state gestire dai carcerati e non dalle autorità negli ultimi anni.

 

Potrebbe concludersi oggi la protesta dei cow boy dell’Oregon. Il Malheur National Wildlife Refuge, un ufficio federale all’interno di una remota riserva naturale, dove si erano rinchiusi da oltre un mese diversi cittadini per protestare contro la progressiva espansione delle proprietà statali nella zona è stato nella notte circondato dagli agenti dell’FBI. David Fry, 27 anni, Jeff Banta, 46 anni e i coniugi Sean e Sandy Anderson, 48, e 47 anni si sono finora rifiutati di arrendersi nonostante gli appelli del leader della protesta, Ammon Bundy, arrestato a fine gennaio. Il dipartimento di Giustizia americano ha inoltre intentato una causa civile contro la città di Ferguson, sostenendo che 18 mesi dopo l’uccisione di Michael Brown da parte di un poliziotto, la Polizia cittadina e il sistema giudiziario locale continuano a violare i diritti civili di residenti afroamericani.

 

Dal segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, arriva l’annuncio che la ministeriale dell’Alleanza ha raccomandato il varo di una missione nel Mar Egeo per la crisi dei migranti. L’operazione militare se dovesse essere siglata dalla NATO sarà condotta da Grecia, Turchia e Germania ed avrà l’obiettivo di smantellare la rete di trafficanti che sfrutta i migranti ed i rifugiati. Le ondate di migranti «sono operazioni di contrabbando organizzato e prenderle di mira è il miglior modo per ottenere il più grande impatto positivo sulla dimensione umanitaria» della crisi, ha aggiunto il capo del Pentagono. Durante la conferenza stampa tenuta dopo la sessione della ministeriale difesa dedicata alla richiesta di intervento presentata dalla Turchia, Carter ha ricordato che gli Stati Uniti hanno «quadruplicato gli investimenti portando a 3,4 miliardi il finanziamento, aumentando il focus sulla deterrenza contro l’aggressione russa e avendo accresciuto gli investimenti gli Usa si aspettano che gli alleati europei facciano lo stesso».

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