Politica Analisi

Esteri: il Punto

Med 2016, Gentiloni: ‘2017 anno della sconfitta dell’Isis’

Putin apre agli Usa: 'Noi non vogliamo nemici'. Ma è tensione con l'Ucraina. Siria, nuovi raid ad Aleppo

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni partecipa al convegno "Italia 2015: il paese nell'anno dell'Expo" nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, Firenze, 28 marzo 2015. 
ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI
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Si è aperto oggi a Roma il ‘Med Dialogues 2016‘, la conferenza organizzata da ministero degli Esteri e dall’Ispi dedicata ai grandi temi internazionali che riguardano l’area del Mediterraneo. Nel discorso di apertura, il ministro Paolo Gentiloni ha affermato che «il 2017 potrebbe essere l’anno della sconfitta definitiva di Daesh, a Sirte, Mosul, Raqqa. Ma davanti a noi restano le sfide del dopo liberazione». Tra queste la «ricostruzione, la sicurezza e la consapevolezza che la soluzione non sarà solo militare ma una sfida incrociata tra la dimensione militare, quella economica e quella culturale». Il Mediterraneo, secondo Gentiloni, è «l’icona delle nostre difficoltà e dell’ordine Mediterraneo e non c’è una soluzione militare alla crisi siriana: sulle ceneri di Aleppo Est non si costruisce il futuro della Siria, ma serve una transizione politica e un impegno comune. Nel Mediterraneo, questo luogo così carico di storia, si gioca una parte del nostro futuro e non vale solo per i Paesi rivieraschi ma per l’Europa intera. Vale per l’Africa, per il pianeta». E ha ribadito: «Questa zona che è stata crocevia di civiltà, culture, religioni, dove Asia, Africa e Europa si incontrano è il centro di molte crisi, ha recuperato la centralità per ragioni storiche, geografiche, di sicurezza economia e l’Italia ha nel mediterraneo la sua ovvia priorità di politica estera».

Sui migranti poi Gentiloni ha detto: «L’Europa deve lavorare per attuare rapidamente il migration compact, facendo accordi con i Paesi africani, non per porre fine alle migrazioni, ma per colpire quelle irregolari, il traffico di esseri umani e far cessare le migliaia di morti in mare. Se qualcuno immagina che la crisi migratoria sia nata nell’agosto 2015 e sia finita nel marzo 2016 si sbaglia di grosso. La crisi dura da anni e non è risolta. Dobbiamo essere esigenti verso noi stessi e gli Stati europei, anche per tenere in vita l’accordo con la Turchia, obiettivo non facile ma da porci realisticamente, e aiutare i Paesi più sotto pressione come Giordania e Libano». «Dobbiamo cominciare a tessere i fili di un nuovo ordine possibile: è la sfida intellettuale che abbiamo davanti. E’ possibile una Helsinki del Mediterraneo? Quel metodo, ovvero che in un Europa profondamente divisa dal conflitto si facevano strada alcuni fili di risoluzione del conflitto, di negoziato, che creavano una base per accerchiare il conflitto, costruire fiducia, mettere le basi per fare passi avanti». La soluzione? «Pacchetti di sicurezza regionali, gestione comune di risorse, dall’acqua al gas naturale, per finire con  le varie forme di dialogo, culturale, umanitario, interreligioso. Tutto questo può costituire la trama di una Helsinki del Mediterraneo ed è il messaggio che dovrebbe venire fuori da queste giornate romane».

Poi un accenno anche alla Libia: «C’è un governo che tutti noi appoggiamo ma c’è anche una specie di rincorsa tra stabilizzazione e destabilizzazione. E far sì che prevalga la stabilizzazione è un compito che ci chiama tutti, noi italiani, gli altri paesi europei e della regione. Tutti dobbiamo essere impegnati perché il tempo della stabilizzazione non è illimitato e i rischi sono evidenti a tutti».

Infine una chiusura sull’energia: «La consapevolezza delle crisi del Mediterraneo è evidente, ma c’è anche la possibilità di cogliere le opportunità di sviluppo, e l’energia è uno degli strumenti maggiori per tessere una trama che riporti un principio d’ordine nella nostra regione». Ad intervenire anche il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, secondo cui «l’Europa ha bisogno di pensare a scenari alternativi dal punto di vista energetico di fronte alle nuove sfide della sicurezza degli approvvigionamenti e della riduzione delle emissioni, e l’Italia è già impegnata in un lavoro approfondito per ristrutturare la strategia energetica nazionale». Bisogna dunque andare oltre le singole esigenze industriali, ed in questo senso il G7 dell’anno prossimo che si terrà in Italia sarà un appuntamento importante, «a cui l’Italia vuole arrivare lavorando con la Commissione europea per una nuova strategia della sicurezza negli approvvigionamenti ed una maggiore interconnessione nel Mediterraneo e tra i Paesi europei».

«Noi non vogliamo nemici, abbiamo bisogno di amici, ma non possiamo trascurare nostri interessi»: queste le parole di Vladimir Putin durante il suo discorso al Parlamento. «Vogliamo un sistema stabile di relazioni internazionali per il futuro, senza monopoli e senza limiti alla libertà di parola: la Russia è stata accusata di imporre censura sui suoi media ma alcune nostre controparti stanno facendo proprio questo», ha aggiunto. Putin poi ha aperto ancora a Washington: «Contiamo di unire gli sforzi con gli Usa per combattere una reale minaccia, non fittizia, del terrorismo globale». Ed è questo ,secondo il presidente, il motivo del loro intervento sul campo in Siria, dove le forze jihadiste stanno subendo «perdite significative».

Nel frattempo torna alta la tensione con l’Ucraina, dopo che Kiev ha dato inizio a esercitazioni missilistiche vicino al confine con la Crimea. A confermare tutto Vladimir Kryzhanovsky, capo del ramo meridionale del servizio stampa delle forze armate ucraine: «Lo scopo dell’esercizio è quello di acquisire esperienza nell’utilizzo di questi sistemi missilistici anti-aerei e per controllare la qualità dei razzi, che sono stati riparati, nonché a migliorare le competenze delle unità missilistiche», ha precisato alla ‘Tass‘. Ma Mosca si muove e ha dato ordine ad alcune navi della flotta del Mar Nero di prendere posizione a ovest della penisola di Crimea per difendere, eventualmente, l’area.

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