mercoledì, febbraio 21

Marocco: nuova primavera araba?

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Ogni ‘primavera araba’ ha, più o meno, seguito lo stesso percorso: la ‘rivolta’ inizia con delle sparute proteste contro un reale – o immaginario – abuso di potere da parte delle istituzioni o della sicurezza contro i cittadini. L’omicidio di Mouhcine Fikri, un pescatore marocchino, sembra aver innescato un processo simile anche in questa nazione, quasi una ‘mosca bianca’ nel panorama nordafricano post-2010.

Le proteste che sono seguite alla morte del pescatore nella regione settentrionale di Rif hanno fatto emergere Nasser Zefzafi, disoccupato 39enne, come ‘capo-popolo’ alla guida della rivolta. Zefzafi denuncia corruzione, repressione, difficoltà economiche e mancanza di investimenti nel Rif. Il leader marocchino ha inoltre chiesto di poter negoziare direttamente con il Monarca Maometto VI – richiesta inammissibile, viste la tradizione e il ruolo del Re in Marocco.

Il Governo ha, inutilmente, cercato di sedare il dissenso, promettendo aiuti economici e arrestando Zefzafi, accusato di ‘separatismo’. La manovra ha innescato ulteriori proteste, tra cui quella di Al Adl Wa Al Ihssane (giustizia e spiritualità), partito islamico che combatte per ottenere la legge coranica nel Paese. Ciò che però impedisce alle proteste di scatenare una vera e propria rivolta, con conseguente ‘regime change’ è l’assenza del supporto occidentale e americano alle parti in piazza, praticamente un fattore chiave in tutte le altre ‘primavere arabe’ e nel Maidan in Ucraina.

Video tratto dal canale Youtube ‘Southfront

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