sabato, dicembre 16

MANIpolare in 3d: progetto tutto italiano Intervista ad Elena Dall'Antonia, ideatrice del modo ludico per favorire l'integrazione scolastica

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L’Italia è piena di talenti, giovani e meno giovani, piccoli grandi eroi che hanno idee, spesso poco conosciute ai più. Idee brillanti, nate dal caso, dall’incontro con persone che si sono frapposte tra noi e il nostro cammino fortuito, verso un obiettivo non ben precisato. Eppure tra noi e il nostro obiettivo può arrivare l’illuminazione, il genio, quell’idea rivoluzionaria che può cambiare noi e il destino di tanti.

Questa è la storia di Elena Dall’Antonia, giovane triestina che ha realizzato un kit ludico-educativo a basso costo realizzato con stampa 3D ad Arduino, come sussidio all’apprendimento della dattilologia LIS. Con LIS s’intende ‘la lingua italiana dei segni (o lingua dei segni italiana), spesso chiamata con la sigla ‘LIS’: è la lingua adottata nella comunicazione dalle persone italiane sorde che si riconoscono membri di una comunità minoritaria, non territoriale, fondata sull’affermazione di un’identità linguistica e su una visione socioculturale positiva della sordità. La LIS è anche lingua materna di alcuni udenti italiani, per lo più figli di persone sorde, ed è lingua seconda di molti altri udenti, generalmente operatori dei settori scolastico e socioassistenziale. Le persone che formulano messaggi in lingua dei segni sono dette ‘segnanti’.

La LIS è emersa spontaneamente ed è stata sviluppata nel corso del tempo da una collettività priva dei mezzi sensoriali necessari a esprimersi con la voce, perciò si compone di segni di natura visivo-gestuale, che coinvolgono la parte superiore del corpo, in particolare il capo, il viso e le spalle. Lo spiega la stessa Dall’Antonia, che ha realizzato le ventisei maninine in 3d come progetto per la sua tesi di laurea, dall’alloro sulla testa ad oggi, sta cercando di ‘brevettare’ il suo nobile e utile progetto.

MANIpolare per comunicare‘, questo il nome del progetto, è nato per caso, uno di quei casi che si frappongono tra noi e la vita. Elena, giovane studentessa, stava facendo un tirocinio pre-laurea e nel frattempo cercava un argomento per la sua tesi. Nel corso del suo tirocinio presso lo Scientific FabLab di Trieste incontra una scolaresca in visita nei laboratori scientifici. Tra i tanti studenti in visita c’era anche una ragazza sorda accompagnata dall’assistente per la comunicazione. Da questo fortunoso e alquanto casuale incontro, nascono le manine in 3d di Elena.

La giovane, all’interno del FabLab realizza le forme delle mani unendo gioco e insegnamento, creando qualcosa di importante sia per l’integrazione scolastica sia per le famiglie, che si trovano a dover affrontare il problema della sordità di un figlio. Elena si mette all’opera e realizza il kit che è costituito da 26 manine modellate e stampate in 3D (una per ogni lettera dell’alfabeto LIS) che possono essere stampate velocemente e a basso costo. Oltre alle manine, il kit comprende una mano robotica controllata da Arduino (ovvero una piattaforma che permette di realizzare a basso costo dei prototipi), utilizzabile insieme alle manine stampate per ricreare dei giochi interattivi per i bambini. Il bello del kit? Chiunque può costruire la propria mano robotica e ricreare il gioco che più preferisce.

L’obiettivo del progetto è creare un sussidio all’apprendimento del linguaggio dei segni per bambini sordi, sordociechi ed udenti in età infantile, che permetta di imparare più facilmente le nozioni, grazie al tatto e al gioco: utilizzare una mano robotica e manine colorate in 3d, rende l’apprendimento più divertente e stimolante per un bambino. Ma MANIpolare per comunicare può essere usato da chiunque, è un modo piacevole e invitante rispetto ai sussidi tradizionali per imparare e migliorare la dattilologia LIS. Il kit può essere utilizzato anche da bambini udenti o da adulti per avvicinarsi alla lingua dei segni.

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