giovedì, maggio 25
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M5S tra scatole oscure e democrazia in tracce

A Genova il comico tira una riga sulla democrazia e sulle regole da lui stesso imposte; penoso il silenzio degli adepti
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Non saprei dire se avesse ragione, in fondo si dicono tante cose, ma Sigmund Freud sosteneva che dietro un grande moralista sovente si nasconde un maiale. Può darsi abbia esagerato, capita, nell’universo degli specialisti della psiche abbondano le stravaganze, ma è vero che i moralisti tendono a caricare sulle spalle dei loro simili pesi inauditi, aggredendoli con giudizi trancianti, ma poi, quando devono valutare il proprio comportamento, si comportano come nella stagione dei saldi. Sconti che sfiorano il cento per cento. Così è il proprietario del M5S, arrabbiato col mondo, magari solo perché c’è qualcosa che non sopporta nella sua persona. Possiamo capirlo. Tuttavia, si tratta di rabbia modulabile, proprio per questo il comico dei 5 Stelle non querela l’altro comico, quello di Forza Italia, che lo aveva infamato rivelando di non averlo mai fatto lavorare nelle sue televisioni «perché voleva sempre essere pagato in nero». Una bomba potenziale.

Se proviamo a riflettere sulla severità con cui il genovese tratta il resto dell’umanità, se consideriamo che egli manderebbe a morte un avversario solo per un parcheggio in seconda fila, l’accusa che gli viene mossa avrebbe dovuto provocare una reazione atomica. Invece silenzio, ma le parole di Silvio Berlusconi non ammettono terze vie, possono essere vere oppure false.
Se sono vere, il Ron Hubbard dei 5S dovrebbe sparire dalla faccia della terra. Ma non lo farà perché ai guru tutto è concesso, lo sanno bene i seguaci, che evitano di chiedergli conto, consapevoli che osare comporta ritrovarsi sulla strada con gli effetti personali in una sportina di plastica e sfigurati dai conigli della rete, che ora sorvolano sulla gravità degli addebiti.
Se invece le accuse sono false, il destinatario dovrebbe querelare, chiedendo risarcimenti milionari. Ma anche in questo caso non lo farà, conviene tenere il volume basso, meglio non approfondire certi argomenti, potrebbe volere dire che il padre della psicoanalisi aveva fatto centro o che la Guardia Finanza diventa curiosa. Smentire significa reiterare, quindi meglio fare lo gnorri, tanto la gente dimentica o ricorda solo l’ultimo fotogramma. La televisione l’ha ammaestrata.

Nel frattempo a Genova è proprio il comico a tirare una riga sulla democrazia e sulle regole da lui stesso imposte, annullando l’esito delle comunarie. Nel gioco delle tre tavolette, vale solo se vince il mariuolo. Penoso il silenzio degli adepti, che fanno le pulci a qualunque cosa respiri ma si genuflettono di fronte al loro Dittatore dello Stato Libero di Bananas. Non osiamo neppure immaginare le scene isteriche e gli sfottò se il Pd avesse annullato le primarie, perché il vincitore non piaceva al capo.

La verità è che se proprio dobbiamo sceglierci un dissacratore è meglio puntare su uno intelligente, alla Michael Moore, tuttavia, qualora avessimo avuto qualche dubbio, il comico aggiunge un altro carico da undici, con la surreale querelle sulla titolarità del blog che porta il suo nome. Negare di esserne il signore assoluto è un atto di viltà, soprattutto se lo statuto del Movimento dice esattamente il contrario. Il gallo non è ancora sveglio e il comico nega l’evidenza. D’altro canto è il capo di una masnada di individui arrabbiati e inconcludenti. Patetico rivoltoso, incapace di fare la rivoluzione, si limita alla rivolta, per questa basta mandare a quel paese il mondo intero mentre per la rivoluzione sono necessari talento, preparazione, maturità e spirito critico. Ingredienti che nell’esercito di Franceschiello, tutto emozioni, colpi di testa e gavettoni, manovrato attraverso il megafono dal Mago di Oz, non sovrabbondano.

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