mercoledì, gennaio 17

M5S: politicanti che non sanno governare, elettori cliccanti sulla piattaforma Rousseau Quello che vediamo degli uomini del M5S non mostra la solidità e la competenza necessaria per affidare il Governo agli uomini siffatti

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Ci si chiede chi vi sia dietro, sotto, di lato, ai 5Stelle (M5S). Forse è meglio chiedersi chi c’è davanti, e davanti abbiamo le loro facce: Luigi Di Maio, candidato premier in pectore; poi, Roberta Lombardi, Virginia Raggi, Chiara Appendino, Roberto Fico, Davide Casaleggio (che nessuno capisce cosa c’entri nello scenario M5S). Insomma, davanti abbiamo i volti più noti dei M5S. Sono tutti quelli che abbiamo davanti e che occupano posti di rilievo nella scena politica italiana, tranne Casaleggio, del quale, ancora, non si capisce bene cosa c’entri. Escluso Casaleggio, abbiamo davanti facce che, in alcuni casi, governano importanti città. Ecco, chi abbiamo davanti? Chi sono? Non ci interessa tanto da dove venivano, cosa facevano prima di entrare nel Parlamento. Ci interessa cosa hanno fatto da quando hanno avuto ruoli di responsabilità.

Se non possiamo vedere le loro facce al Governo è solo perché i M5S sono all’opposizione, ma possiamo vederle dove amministrano. E qui la situazione è francamente imbarazzante: si va da Torino, dove stanno finendo i bonus delle precedenti Amministrazioni, e quindi vediamo la difficoltà nella quale versa il Sindaco Appendino, a Roma, dove la Raggi offre di giorno in giorno ragioni per votare un’altra formazione alle prossime amministrative. Perché, senza nessuna polemica, ma davvero i 5S non sanno condurre le città che amministrano. Sarà perché si mettono di traverso i funzionari ‘volponi’ che rimangono indipendemente da chi amministra, ma sarà anche che non sanno muoversi, gli amministratori grillini. E non sanno scegliere il personale giusto al posto di comando, così ogni volta la città si ferma prima ancora di partire.

Poi, tra le facce, possiamo vedere Di Maio, uomo immagine dei 5S (li preferisco chiamare così, che non M5S). Un uomo francamente acerbo per vedere in lui doti di Primo Ministro.

Quello che vediamo degli uomini del M5S non mostra quella solidità necessaria per affidare il Governo agli uomini siffatti. Perché al Governo servono uomini che sappiamo scrivere gli atti ufficiali, e bisogna saperli scrivere per non mandare in tilt gli organi dello Stato; chi è al Governo deve avere l’arte della negoziazione, e bisogna avere una storia e una formazione adeguata per non cadere nei tranelli di chi sa fare quel mestiere e si trova dall’altra parte; il Governo verte sull’arte della mediazione, perché nel contesto sociale, italiano come internazionale, bisogna saper leggere e interpretare l’interlocutore e conoscere almeno qualcosa in più di lui. Al massimo, essere come lui, ma non visibilmente al di sotto di lui, quello su cui alla fine si è asfaltato Renzi, che non sapeva mediare né aveva numeri migliori di chi aveva davanti.

Ma è facile parlare di chi abbiamo davanti quando coraggiosamente vediamo chi ci mette la faccia. Più difficile è andare alle facce che non vediamo, a quelle che sono, queste sì, dietro.
E dietro abbiamo i votanti 5S, le cui facce nessuno vede, tranne qualche loro tifoso che è più lì per fare il circo che non davvero essere l’elettore tipo dei 5S. E qui inizia il tema: non c’è l’elettore tipo dei 5S. Per quello che se ne sa, chiunque potrebbe esserlo e nessuno. Ognuno può sentirsi grillino quando i 5S criticano i privilegi dei parlamentari; ognuno può sentirsi grillino quando i 5S diconouno vale uno‘ ; ognuno può sentirsi grillino quando il movimento creato dal comico Grillo dice «nessun parlamentare per più di due mandati»; ognuno è grillino quando si denuncia il malaffare e la corruzione che ha per principali protagonisti i politici e ognuno voterebbe 5S quando quel movimento dice di abbassare le tasse. Ma nessuno vede in questi e altri proclami un progetto politico.
Quei proclami maturano perché i politici navigati hanno imbastardito la loro posizione e trasformato in setta privilegiata chi deve fare leggi. Perché è questo che i parlamentari devono fare nel loro mandato: fare leggi, interpretare le tendenze in atto nella società e proporre leggi per adeguare il rapporto tra il cittadino, le Istituzioni, l’economia e il lavoro.

Ma l’elettore grillino non sembra richiamare la funzione del parlamentare, quella, appunto, di fare leggi. L’elettore grillino è contro i partiti tradizionali, quelli che hanno permesso a Grillo di dare inizio al suo movimento, ma quanto a cosa fare, cosa proporre di politicamente diverso e utile, cala il silenzio.
Possiamo anche spingerci oltre e dire che l’elettore grillino è allergico alle leggi perché pensa che ognuno si dà la sua, un po’ come quanto succedeva nello stato di natura. L’elettore grillino è stufo della classe politica che governa da circa quarant’anni la politica italiana, ma occorre dire che ciò che ha fatto quella classe politica non è politica. È qualcosa d’altro, dove bisogno di apparizione in TV, narcisismo, vantaggi, stipendi per fare in fondo un bel lavoro, è diventato il leit motiv, mai dichiarato, di chi ‘scende in politica’. Ma anche in questo caso, stiamo parlando dell’esercito visibile dei politicanti, perché poi di politici che sanno fare quel mestiere ce ne sono e si defilano dai riflettori, qualunque essi siano. Ecco, l’esercito dei politicanti è rappresentato dagli yes men, che il PD di Matteo Renzi ha introdotto ricalcando le sorti di Forza Italia, con la differenza che Renzi non ha davvero il piglio del capo come ha Silvio Berlusconi.

E i politicanti dei 5S possono davvero dire di non essere degli yes men? Hanno mai dimostrato di essere individui responsabili e autonomi, e non un esercito di cliccati sulla piattaforma Rousseau? Sembra, anzi, che coloro che non si allineano ai diktat di Grillo e di Casaleggio (ah, ora vediamo a cosa serve Casaleggio: è l’epuratore di quei pentastellati che non pensano come vuole lui, il tutore del movimento, una sorta di sub comandante oscuro).
Ma c’è dell’altro nell’elettore grillino: vota i 5S perché i grillini parlano contro e preferibilmente contro tutto e dicono sì solo alla linea del sub comandante. Ma così facendo l’elettore grillino si accorge che anch’egli esprime l’esercito parallelo degli yes men che siedono in Parlamento e nelle Amministrazioni pubbliche?

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