venerdì, luglio 20

L’ Ungheria di Viktor Orban assediata dall’opposizione e da Bruxelles Giovedì il rapporto dell’Europarlamento che se approvato potrebbe sospendere a Budapest il diritto di voto in Consiglio; Sabato in piazza l’opposizione ha portato 100mila persone

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Ieri in Ungheria gli uffici preposti hanno reso noto i conteggi finali del voto della scorsa domenica. Il premier Viktor Orban ha ancora la maggioranza dei due terzi nel Parlamento. Una vittoria schiacciante che però non sembra senza problemi per il percorso di Orban nei prossimi mesi.
Sabato  l’opposizione è andata in piazza per contestare il risultato del voto e chiedere che venga ripetuto, mentre giovedì al Parlamento europeo è stato presentato un rapporto della Commissione Libertà civili Giustizia e Affari interni che se approvato potrebbe attivare nei confronti di Budapest l’articolo 7 del Trattato sull’Ue che può condurre alla sospensione dei diritti di voto in Consiglio.

Già domenica scorsa era chiaro che il partito di Orban, Fidesz, aveva vinto le elezioni. La maggioranza dei due terzi, tuttavia, era ancora in dubbio per i voti espressi all’estero, che avrebbero potuto cambiare il risultato finale. Chiusi i conteggi, il voto all’estero non ha modificato il successo di Orban: Fidesz vanta il 49,6% dei voti, molto più dei nazionalisti di Jobbik al 19,2% e dell’alleanza di centrosinistra guidata dai socialisti che ha avuto il 12%. Fidesz, di conseguenza, assieme agli alleati cristiano-democratici, potrà contare su 133 dei 199 seggi del Parlamento, con Jobbik e i socialisti che avranno rispettivamente 26 e 20 parlamentari. Un’altra formazione di sinistra, la coalizione democratica (Dk), guidata dall’ex premier Ferenc Gyurcsany, avrà nove seggi, mentre i Verdi di Lmp ne avranno otto.

Secondo alcune fonti, a Budapest sabato sera sono scese oltre 100mila persone per protestare contro il risultato elettorale, contestando il controllo del Governo sui media e la legge elettorale varata da Fidesz, i manifestanti hanno chiesto nuove elezioni. Secondo fonti locali, i manifestanti erano per lo più cittadini della capitale e provenienti dalle altre città del Paese, mentre la provincia, le aree agricole non hanno partecipato alla manifestazione, a conferma della forza elettorale di Orban concentrata nelle aree periferiche della Nazione. Nessun partito ufficialmente ha partecipato alla manifstazione. Giovani liberali, sostenitori dell’estrema destra, pensionati hanno marciato insieme, sottolineano le fonti locali.

Pochi giorni prima, il 12 aprile,   Judith Sargentini, eurodeputata olandese dei Verdi e relatrice in Commissione Libertà civili Giustizia e Affari interni dell’Aula aveva presentato un rapporto sulle violazioni dei diritti fondamentali dell’Ue da parte del Governo ungherese, raccomandando di attivare nei confronti di Budapest l’articolo 7 del Trattato sull’Ue, procedura già innescata nei confronti della Polonia.  La procedura può portare fino alla sospensione dei diritti di voto dello Stato in questione nel Consiglio, se approvata all’unanimità in Consiglio Europeo. Eventualità questa molto difficile, ma che certamente pone l’Ungheria in una situazione diplomaticamente, politicamente poco gratificante.
Sargentini definisce ‘deplorevole’ il fatto che la Commissione Europea non abbia agito prima nei confronti del governo di Viktor Orban, che, ricorda,  «ha violato a più riprese l’indipendenza del potere giudiziario, la libertà di stampa e i diritti fondamentali dei suoi cittadini ». Il rapporto parla di  «minaccia sistemica alla democrazia, allo stato di diritto e ai diritti fondamentali in Ungheria» .
Il rapporto dell’eurodeputata olandese nasce da una risoluzione adottata dal Parlamento Europeo nel maggio 2017, che dava mandato alla commissione Libe di redigere un rapporto sulla violazione dei valori e dei principi fondamentali dell’Ue da parte del Governo ungherese.  Sulla base di questo rapporto, il Parlamento può invitare il Consiglio a innescare la procedura prevista dall’articolo 7, appunto; per farlo serve una maggioranza dei due terzi nel Parlamento Europeo. Il voto sul rapporto Sargentini in Commissione Libe dovrà avere luogo prima dell’estate; seguirà un voto in plenaria in settembre. Se il Parlamento approverà il rapporto, la questione passerà  al Consiglio europeo, composto da leader dei Paesi membri dell’UE.
Il rapporto si basa su un ampio ventaglio di input forniti dalla Commissione Europea, dal Consiglio d’Europa (organizzazione internazionale con sede a Strasburgo, da non confondersi con il Consiglio Europeo e il Consiglio Ue, che sono invece istituzioni comunitarie), da Ong e dal mondo accademico. E’ stato inoltre tenuto conto delle opinioni dell’Onu, dell’Osce e dei tribunali. La maggioranza dei due terzi in Aula appare ardua da raggiungere, anche se si tratta dei due terzi dei votanti, non dei 748 membri del Parlamento. Le raccomandazioni del rapporto rappresentano, sostengono gli osservatori politici di Bruxelles, un potenziale problema per il gruppo del Partito popolare europeo di centro-destra, che comprende il partito Fidesz di Orbán nelle sue file. I leader del PPE hanno difeso Orbán a lungo ma un gruppo sempre più importante di europarlamentari del PPE sostengono che le sue politiche vanno contro i valori pro-UE della forza che rappresentano e sembrano disposti a votare il rapporto per avviare la procedura dell’articolo 7 contro l’Ungheria.

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