Economia Analisi

Economia: il punto

L’Ocse promuove l’Italia

Il rischio Grexit agita i vari Paesi europei a cominciare dall’Inghilterra

Padoan OCSE
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La settimana incomincia dove si era conclusa, ovvero con la questione greca e del rapporto tra il nuovo governo Tsipras e l’Eurozona. L’Italia però dal canto suo inizia la settimana con le parole positive dell’Ocse. Nel suo annuale rapporto sulle riforme strutturali, il gruppo dei grandi Paesi industriali, promuove il Jobs Act del Governo Renzi. Allo stesso tempo, sollecita l’Italia a insistere nell’eliminazione del dualismo del mercato del lavoro e a ulteriori riforme soprattutto nel campo dell’istruzione e della semplificazione del sistema fiscale.

Nella sua analisi, esso spiega che la mancata ripresa dell’economia ha fatto sì che l’Italia abbia perso terreno rispetto alla media degli altri Paesi industriali sia in termini di reddito pro capite, sia in termini di produttività. Per tale motivo, è stato giusto iniziare le riforme partendo proprio dal Job Act. L’Ocse suggerisce tuttavia di «continuare a ridurre il dualismo del mercato del lavoro, rendendo più flessibili assunzioni e licenziamenti, e di adottare procedure legali più prevedibili e meno costose, supportate da una rete di protezioni sociali più ampia e da politiche attive per il mercato del lavoro».

Come già detto in precedenza, il gruppo dei grandi Paesi industriali, evidenzia quanto sia importante anche il miglioramento dell’equità e dell’efficienza dell’istruzione approfondendo tematiche come: la valutazione degli insegnanti, l’espansione ulteriormente dell’istruzione professionale dopo la scuola secondaria, l’aumentare le tasse universitarie e creare un sistema di prestiti agli studenti il cui rimborso sia basato sul reddito. Per l’Ocse è fondamentale puntare anche sul miglioramento dell’efficienza del fisco. Tale miglioramento può avvenire puntando sulla delle aliquote nominali più alte, riducendo distorsioni e incentivi all’evasione.

Sul tavolo del governo italiano c’è anche la questione del Mezzogiorno. Secondo l’ultimo studio effettuato dall’Istat, il meridione con un Pil pro capite di 17,2 mila euro, presenta «un differenziale negativo molto ampio» con il resto del Paese: il suo livello è inferiore del 45,8%, quindi quasi dimezzato, rispetto a quello del Centro-Nord. Il Pil per abitante nel 2013 risulta, pari a 33,5 mila euro nel Nord Ovest, a 31,4 mila euro nel Nord Est e a 29,4 mila euro nel Centro.

Notizie positive per il Bel Paese giungono da Confesercenti. Secondo una delle principali associazioni imprenditoriali del Paese,  nel secondo semestre scorso il settore del commercio ha registrato un aumento di oltre 57mila occupati. Di questi, 31mila hanno trovato posto in un’attività gestita da imprenditori stranieri che nel 2014 hanno raggiunto quota 136mila.

Inoltre, sempre secondo Confesercenti, nel 2014 il commercio vede rallentare le chiusure di attività, mentre alcuni comparti registrano il ritorno alla crescita del numero di imprese: il commercio ambulante (+5.455 imprese) e commercio al dettaglio in sede fissa di prodotti moda (+7.019), alimentari (+580) e informatica (+314).

Se in Italia le questioni da risolvere sono principalmente quella del lavoro, dell’istruzione e del fisco, in Europa la questione principale è una sola: la Grecia. Dopo la presentazione del programma avvenuta ieri in parlamento, il premier greco, Alexis Tsipras, dopo l’incontro a Vienna con il cancelliere austriaco Werner Faymann si è mostrato più ottimista rispetto alla possibilità di giungere ad un accordo sul debito, spiegando che l’attuale fase di stallo deriva unicamente da divergenze politiche. «Non vogliamo uno scontro con i nostri partner – ha detto Tsipras –  il nostro obiettivo è quello di lavorare duro e credo che raggiungeremo nei prossimi giorni un accordo su una soluzione condivisa a livello europeo».

Sui contenuti delle sue richieste, Tsipras ha assicurato che il nuovo “prestito ponte” non  «peserà sui contribuenti europei per nemmeno un euro. Il nostro programma prevede un prestito ponte dal 28 febbraio al 1 giugno. In questo modo avremo lo spazio di manovra fiscale e il tempo per iniziare ad applicare il programma e ripristinare i servizi pubblici. Chi scommette sul fallimento della Grecia, scoprirà di aver sbagliato».

Malgrado le parole concilianti e affabili del premier greco, c’è chi pensa che alla fine l’uscita della Grecia dall’euro è solo una questione di tempo. A pensarla così è Alan Greenspan,  economista statunitense ed ex  Presidente della Federal Reserve, dal 1987 al 2006. Greespan parla alla radio della BBC della Grecia prima che Alexis Tsipras spieghi in che modo il suo governo intende ripagare i debiti. «Non vedo come rimanere nell’euro possa aiutare i greci – dice Greenspan – e certamente non vedo come la permanenza della Grecia possa aiutare il resto dell’eurozona. Penso sia solo questione di tempo e poi tutti si accorgeranno che la migliore strategia è il distacco. La Grecia  non è nella posizione di poter ottenere altri prestiti, quindi andrà in bancarotta e dovrà uscire dall’eurozona. In questo quadro non vedo gente disposta a concedere altri soldi, sono rimasti spesso delusi».

Intanto che si attende la riunione dell’Eurogruppo fissata per l’undici febbraio, il rischio Grexit agita non poco i vari Stati europei, incominciando dall’Inghilterra. Infatti, il primo ministro britannico, David Cameron, ha convocato stamani una riunione di emergenza a Downing Street per preparare il Governo di Londra a una possibile uscita della Grecia dall’Eurozona. Alti dirigenti del ministero delle Finanze e della Banca d’Inghilterra hanno discusso delle possibili conseguenze di un’uscita della Grecia dall’Europa per l’economia britannica e del rischio di un effetto-contagio sui mercati finanziari.

Da Downing Street cercano però di smorzare i dubbi derivanti dalla convocazione di tale riunione spiegando che, essendo l’Eurozona per la Gran Bretagna il principale partner commerciarle, è normale preparare dei piani di crisi, come già accaduto nel 2012, quando nell’Eurozona si paventa uno stato di crisi derivante da uno dei suoi Paesi membri (la Grecia).

In un contesto politico ed economico del genere, le Borse ne risentono ulteriormente. Piazza Affari allarga le perdite dell’apertura al -2%, Parigi cede l’1,4%, Francoforte retrocede dell’1,9% e Londra dello 0,5%. Male soprattutto Atene, che chiude in netto calo con una flessione del 4,75%. Debole anche Wall Street dove il Dow Jones è in rosso dello 0,4% e il Nasdaq cede lo 0,3%, mentre l’S&P 500 si muove a ridosso della parità. La tensione politica si proietta anche sul comparto obbligazionario, con lo spread tra Btp e Bund che risale a 130 punti base e il rendimento dei decennali italiani che supera nuovamente quota 1,6%.

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