domenica, luglio 23
ItaliaNewsPolitica

Lobbying, il traguardo della trasparenza

Intervista a Mattia Anzaldi, politologo e Campaigner per 'Riparte il Futuro'
Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +
1 2


Download PDF

Cattaneo & Zanetto, Open Gate Italia, Vera, Utopia, In Rete, Policy Sonar… In base a un’analisi condotta da Lobbying Italia, nel 2015 le principali società e organizzazioni di consulenza strategica e comunicazione istituzionale hanno superato un fatturato di 20 milioni di euro.

Ma chi sono e come operano in concreto i lobbisti? Lo abbiamo domandato a Mattia Anzaldi, esperto in trasparenza e attività di lobbying e campaigner per Riparte il Futuro.

Dottor Anzaldi, potrebbe descriverci in sintesi come è arrivato a lavorare su questo tema controverso descrivendone lo stato di salute e come operano i suoi soggetti?

Dopo la laurea in Scienze Politiche, sono stato coordinatore per «Libera», presso la sezione provinciale di Novara, fino al dicembre 2016. Alle spalle avevo anni di esperienze nel sociale, presso agenzie di comunicazione, dove ho potuto anche sviluppare competenze di grafica e design. Ho poi preso contatto con «Riparte il Futuro», collaborando con le sue campagne e contribuendo a definirne i contenuti di policy in funzione della mia appartenenza a «Libera». Ho scelto di lavorare anche alla parte tecnica della comunicazione, all’art directoring e all’infografica, dedicandomi contemporaneamente alla policy di alcune campagne, compresa quella – tuttora in corso – sulla regolamentazione lobbying, che ha prodotto, nel 2016, il nostro primo Report.

In precedenza avevo lavorato per agenzie che non si occupavano di sociale , ma la passione derivante dall’impegno civile, dal lavorare per una cittadinanza attiva mi ha portato a considerare, in questo ambito, la rilevanza dell’impatto comunicativo che possono avere, in senso oggettivo e anti-retorico, i temi sociali.

In che senso?

Nel senso che spesso si ritiene che il sociale non possa fare campagne ‘forti’ come quelle del profit. Da parte mia, volevo provare a investire tempo e vita su un progetto con lo stesso di professionalità che mi arrivava dall’esperienza maturata nella comunicazione. A quel punto, mi è apparso chiaro che la ricaduta sociale, in termini di storytelling, di un tema che interessa i diritti civili – anziché, ad esempio, la produzione di turbine automobilistiche – presenta una maggiore efficacia emotiva del profit. Il contrasto della corruzione, missione centrale di Riparte il Futuro, ha costituito un ‘ponte’ naturale verso il tema del lobbying.

C’è molta confusione su questa attività, che nel nostro Paese non sembra godere di una rappresentazione positiva.  Come si può inquadrare il fenomeno? Quali sono i suoi ambiti di intervento? Tradizionalmente, il portatore di interessi esiste da sempre in una società organizzata, sia essa democratica o autoritaria, ed è titolare di prerogative politiche discendenti da un’autorità (costituita attraverso Dio o altra fonte di potere). Il portatore ha piena facoltà di gestire la politica, influenzandola e confliggendo con altri interessi, espressione di pochi o di un intero gruppo sociale.

Oggi i portatori di interesse sono inseriti in reti di relazioni definite all’interno del processo decisionale che riguarda le pubbliche istituzioni: chi è fuori dalla politica, ma detiene risorse economiche ha tutti gli interessi di tutelare il proprio status facendo pressione su chi è ufficialmente demandato a decidere. Il carattere indiretto o ‘filtrato’ di tale influenza e le sue concrete modalità di esercizio hanno, talvolta, indotto una rappresentazione conflittuale tra politica e interesse pubblico, dove la prima è ridotta a fonte di corruttele e ruberie.  In realtà il lobbying corrisponde, di per sé, a un’attività ‘normale’ e provvista di liceità in un sistema democratico. I rappresentanti politici e gli amministratori della cosa pubblica, dal sindaco al parlamentare, non sono ‘tuttologi’: devono legiferare ed emanare atti su materie complesse implicanti le valutazioni tecniche che stanno alla base delle decisioni da assumere. Per questo, si affidano a pareri di esperti identificati in maniera discrezionale e non trasparente. Se ho da scrivere un capitolo del Jobs Act, dovrò ‘interfacciarmi’ anzitutto con le associazioni che rappresentano le diverse categorie produttive (Confindustria e sindacati), ma anche con altri soggetti. Il panorama è immenso: la mancanza in Italia di una legge che formalizzi, nella sostanza, chi è un portatore di interessi e che cosa può fare è una grave lacuna del nostro ordinamento: grazie ai requisiti previsti da una normativa organica in materia, sarebbe possibile partecipare  chiaramente al processo decisionale.

Si può immaginare che l’influenza politica di certi soggetti agisca da freno a questa iniziativa…

Se sono portatore di interessi delle cooperative di giovani freelance,  avrò certamente un peso ben diverso da Confindustria. Non a caso la nostra campagna si chiama «Occhi aperti». Si tratta di poter disporre di strumenti semplici che permettano immediatamente di distinguere chi fa lobbying da chi esercita illecitamente la propria influenza: i faccendieri non sono lobbisti. Una legge in tal senso aprirebbe le porte anche alle ong (non penso solo a Riparte, il Futuro, ma a Legambiente, Libera, Greenpeace e tutte quelle associazioni o organizzazioni formatesi intorno a uno scopo di giustizia sociale legittimamente perseguito), offrendo loro una serie di strumenti per accedere democraticamente al processo decisionale. Per intenderci, Confindustria e Libera avrebbero pari diritto ad essere ascoltati in una commissione parlamentare – fermo restando che la decisione ultima spetta alla politica.  Occhi aperti traduce un’istanza di pluralismo che sta al cuore dei nostri stessi principi costituzionali : vorremmo solo che possano essere ascoltati soggetti portatori di interessi diversi. È chiaro che ci sono settori strategici o comunque ritenuti più rilevanti: l’energia, le infrastrutture, i trasporti, le telecomunicazioni… Il Ministero dello Sviluppo Economico è uno dei più bersagliati, è in questa arena che giocano i corporativismi e i soggetti dotati di forte influenza; ma non solo, pensiamo anche al Ministeri dell’Agricoltura o dei Trasporti e ai settori destinatari di investimenti che li distinguono, ad esempio, dalle politiche giovanili. C’è una quantità notevole di soggetti che chiedono visibilità, anteponendo gli strumenti a logiche preferenziali di settore.

Commenti

Condividi.