sabato, ottobre 21

Lo Stato abusato in Sicilia

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Mia madre, che come tutte le madri, aveva uno spiccato senso pratico, quando qualcuno si vantava, consolandosi, del mare e del sole che rallegravano la Sicilia, rispondeva in modo colorito, indicando il sito dove potevamo stivare quelle belle qualità, vista la situazione del quotidiano della maggior parte delle persone. Sapeva che non serve a nulla avere delle risorse e usarle male, considerata la fatica che ogni giorno bisognava fare per mettere insieme pranzo e cena. Sapeva anche che le chiacchiere e le autocelebrazioni sono attività inutili, ma purtroppo molto in voga nei posti dove invece sarebbe opportuna la prudenza.

Conoscevo un uomo che aveva viaggiato diverse volte in auto con Leonardo Sciascia, me lo raccontava fumatore accanito e di pochissime parole. Non sprecava neppure una sillaba, sebbene fosse garbato e gentile. Sono questi i siciliani che preferisco. Essenziali, quelli barocchi sono pericolosi.

Da allora, dai tempi di Sciascia e dei miei genitori, le cose, se possibile, sono solo peggiorate, economicamente, politicamente, civicamente, ma i siciliani continuano a giocare come se niente fosse, convinti che ogni cosa sia rimediabile. Ma non sarà più così. I report di questi giorni ci informano che i flussi turistici verso l’Italia sono in aumento solo nelle regioni del Nord, forse meno affascinanti ma assai meglio organizzate. Quelle del Sud segnano il passo, malgrado l’incredibile concentrato di bellezze, naturali e artistiche. Mia madre aveva ragione.

A questa notizia ne accoppio una seconda, riguarda una nota vicenda di abusivismo nel grosso paese di Licata, nell’agrigentino, dove un intero litorale è colonizzato da centinaia di edifici abusivi, uno sfregio permanente a un bene di tutti, che coinvolge anche altre località del litorale. Ma lo scandalo peggiore è il destino politico del sindaco, che alla fine potrebbe essere cacciato con un atto di sfiducia del Consiglio comunale, dunque anche dei consiglieri che lo sostenevano. Una barbarie da quarto mondo, verso il quale la Sicilia corre a rotta di collo.

Angelo Cambiano eseguiva l’ordine della Procura di Agrigento, che aveva intimato la demolizione di quasi duecento case. Le conseguenze sono state pesanti, minacce e aggressioni, compreso l’incendio di due abitazioni di familiari del primo cittadino. Lo stesso Sindaco di Licata vive sotto scorta, come se il delinquente fosse lui. Se sarà dimissionato gli spetterà la nostra gratitudine, non solo per essere riuscito, a prezzo di rischi personali, a demolire 67 case abusive, ma anche per avere affermato che l’unico modo per dare un futuro alla Sicilia è superare quello stato di illegalità (culturale, implicito e silenzioso) che alberga nelle menti di tanti isolani e che poi, proiettandosi nella politica, genera amministratori a cui nessuna persona normale affiderebbe alcunché delle cose cui tiene.

Se sarà, ai consiglieri che lo sfiduceranno andrà il nostro perenne disprezzo, perché non meritano altro. Non stanno difendendo delle case abusive dove vivono famiglie disperate, bensì seconde case, anche faraoniche, costruite da persone che certo non fanno la fame, tra di essi anche esponenti politici locali.

La Sicilia continua a scavarsi, instancabile, la fossa sotto i piedi, ma nella buca trascinerà l’intero Paese, a meno che gli italiani non comincino a ribellarsi davvero. Per alzare un muro divisorio in cantina mi è toccato (giustamente) fare una costosa pratica burocratica, stiamo parlando di un muro in cantina, accidenti, mentre questi signori rubano territorio che appartiene a tutti e lo Stato, invece di mandare l’Esercito, subisce un’onta che azzoppa la sua credibilità.

Non è una vergogna avere un residuo fiscale negativo, anche grave, come accade alla Sicilia, ma lo è picconare la casa comune con azioni inqualificabili.

Lo Stato in questi casi dorme, lasciando soli magistrati e amministratori perbene, salvo poi sfoggiare uno zelo fuori luogo con gli altri cittadini. La scorsa settimana sono stato informato dal mio commercialista che il codice fiscale di una paziente era errato, se non fossimo riusciti a correggerlo in tempo avrei pagato una multa. Per una fesseria del genere, sbagliare un codice fiscale su alcune centinaia scritti correttamente, vengo minacciato di una multa. Lo Stato non può essere severo con chi sbaglia una cifra, senza peraltro creare un centesimo di danno all’erario, e poi fare da complice agli abusivi di Licata. Proteggere un Sindaco che vuole fare rispettare la legge non significa solo dargli la scorta (già è una vergogna che ne abbia bisogno), ma metterlo in condizione di applicare la legge.

Se i siciliani non decideranno di prendersi le proprie responsabilità, saranno i cittadini italiani a puntare i piedi, non per disgregare lo Stato ma per salvarlo da chi rifiuta di crescere creando danni a tutti. I furbi esistono anche altrove, ma ci sono degli antidoti che mantengono un minimo di equilibrio, in Sicilia sono insufficienti. I voti regalati alle superiori nelle scuole del Sud, ad esempio, gonfiano quelli della maturità (oggi c’è una media quasi matematica che tiene conto del trend del triennio) e questo danneggia gli studenti del Nord, soprattutto per gli accessi all’università quando è a numero chiuso, giacché il voto di diploma fa media con quello dei test d’ingresso. Le prove Invalsi, dove gli studenti meridionali sono regolarmente sovrastati da quelli settentrionali, dicono che qualcuno bara al gioco, ma non dicono la cosa più grave, ovvero che questo uccide la coesione sociale e distrugge l’avvenire di tutti. Non possiamo permettercelo.

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