mercoledì, settembre 19

L’ IVA nei Paesi del Golfo: un passo verso la creazione di ‘economie razionali’ Per la prima volta Arabia Saudita e Emirati Arabi hanno introdotto l’IVA. Ce ne parla Jim Krane, ricercatore del Baker Institute della Rice University a Houston

0

Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, dal 1 gennaio 2018, hanno introdotto l’IVA sul valore aggiunto. Qui fino ad ora, i residenti hanno beneficiato di una vita fortemente sovvenzionata. La tassa impone un prelievo del 5% sulla maggior parte di beni e servizi, ed è volta ad aumentare le entrate statali, soprattutto dopo il crollo dei prezzi del petrolio dal 2014. Già dall’estate del 2017, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno imposto una tassa del 100% sui prodotti del tabacco e le bevande energetiche e una tassa del 50% sulle bevande analcoliche. Il pericolo di questa ulteriore tassazione, potrebbe essere un rallentamento della crescita economica in un momento in cui l’economia del Golfo è già stagnante. Secondo le analisi governative, invece, si prevede che gli Emirati Arabi Uniti aumenteranno il loro PIL di circa 3,3 miliardi di dollari grazie all’introduzione dell’IVA.

L’Arabia Saudita e il più grande esportatore di petrolio del mondo e possiede la più grande economia nella regione araba. Dal punto di vista economico, ha agito riducendo i salari dei ministri e imponendo un arresto agli aumenti dei salari dei dipendenti pubblici per far fronte al deficit di bilancio del 2016 di 97 miliardi di dollari. Ha inoltre effettuato tagli senza precedenti ai sussidi per i combustibili e le utilities. L’obiettivo dell’Arabia Saudita è fissato per il 2030, infatti, la scelta di introdurre l’IVA fa parte di un importante bilancio statale presentato a dicembre dal Paese. Il budget stanziato è pari all’ equivalente di 261 miliardi di dollari solo per l’anno fiscale corso, in linea con un pacchetto di riforme, il cosiddetto ‘Vision 2030’, che ha come obiettivo l’ampliamento delle risorse economiche del regno.

Abbiamo chiesto a Jim Krane, ricercatore del Baker Institute della Rice University a Houston, quanto oggi la dipendenza del petrolio penalizza i Paesi del Golfo e quanto tempo resta per le operazioni di diversificazione.”Le monarchie del Golfo dipendono in media dalle entrate petrolifere per circa l’80% dei loro bilanci governativi e per il 40% del loro PIL”, afferma Krane. ”Questo livello di dipendenza li lascia esposti a ogni tipo di rischio. Questi portano alle famose rotazioni dei prezzi del mercato petrolifero, che sottopongono le loro economie a frequenti disfunzioni e in alcuni casi alla rottura. Anche le economie petrolifere sono esposte in modo univoco al rischio per l’azione del clima”, afferma Jim Krane.

I grandi esportatori di petrolio nel Golfo sono doppiamente esposti al rischio climatico. Sono i principali responsabili delle emissioni di carbonio e delle vittime dei cambiamenti climatici causati dal riscaldamento globale. La loro situazione pone un dilemma. Se l’intervento globale per il clima riuscirà, danneggerà la domanda per il loro principale bene di esportazione, il petrolio, il che rischia di minare le loro economie e i sistemi politici basati sulla salvaguardia del petrolio. Se l’azione globale per il clima fallisse, le monarchie del Golfo potrebbero diventare inabitabili entro la fine del secolo”.

Le alte temperature estive si sono recentemente alzate sopra i 50 gradi C”, afferma Krane, “raggiungendo il più grande record di tutti i tempi e raggiungendo i limiti della tolleranza umana. I ricercatori prevedono che le continue emissioni di carbonio da parte delle imprese potrebbero rendere questi Paesi troppo caldi per l’abitazione umana entro il 2070 circa”.

I Paesi del Golfo hanno introdotto la VAT con l’obiettivo di promuovere la diversificazione dell’economia che urgentemente richiede di ridurre la sua dipendenza dal petrolio. Krane ci spiega che la VAT è in grado di favorire questa diversificazione dell’economia proprio perché la sua introduzione fornisce una fonte alternativa necessaria di entrate statali che non dipendono dal petrolio e riduce le oscillazioni dei ricavi causate dalla dipendenza del greggio. Gli Stati del Golfo hanno discusso l’IVA nel contesto del Gulf Cooperation Council (CGG) per molti anni, ma il rifiuto della tassazione a livello locale ha impedito la sua applicazione fino ad ora”’ afferma Krane.

Jihad Azour, direttore del dipartimento Medio Oriente dell’FMI (Fondo monetario internazionale), ha descritto l’IVA come parte di una riforma a lungo termine: «riteniamo che l’IVA sia una componente importante dei piani di adeguamento fiscale e di diversificazione delle entrate per Paesi del GCC e tali misure sono necessarie per la sostenibilità fiscale a lungo termine». L’IVA non è stata introdotta indistintamente su ogni settore. Infatti, è stata applicata ad una serie di articoli come benzina, elettronica, cibo, settore vestiario, acqua ed elettricità, bollette telefoniche e prenotazioni alberghiere. Sono al contrario esclusi da questa tassa: l’affitto domestico, gli acquisti immobiliari, le tasse scolastiche, l’assistenza sanitaria e i trasporti, compresi i viaggi aerei. 

Tim Callen, rappresentante dell’FMI in Arabia Saudita, ha parlato dell’IVA definendola «un passo importante nella giusta direzione». Ha dichiarato che troppo spesso i Paesi del Golfo sono esposti alla fluttuazione borsistica delle materie prime, «questo rende i Paesi vulnerabili alle oscillazioni del prezzo del greggio, è importante che i Paesi del Golfo diversifichino le loro risorse per diminuire la dipendenza».  Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, l’introduzione della VAT potrebbe garantire un ritorno economico pari all’1,5-3% del PIL per Paesi che decideranno di adottare questa misura.

Dall’altra parte, alcune previsioni appaiono essere più negative. Alcuni analisti sentiti da ‘Al Jazeera’, sostengono che l’IVA rischia di non avere grandi effetti sulle economie arabe. Altri ancora pensano che l’introduzione della nuova imposta porterà degli effetti positivi nel breve periodo, dunque, più gettito nelle casse statali, ma nel lungo periodo, l’aliquota potrebbe influenzare negativamente la spesa privata. Non è di quest’avviso Jim Krane, il quale sostiene che “una tassa del 5% fornirà effetti prevedibili e gestibili sull’economia”. Krane afferma che “l’introduzione della VAT non rappresenta la fine dell’epoca d’oro del Golfo, non si tratta di una ‘rivoluzione fiscale’, ma l’imposizione dell’IVA è solo un altro passo verso la creazione di ‘economie razionali’”.

Secondo ‘Reuters’ a gennaio scorso, altri Paesi del Golfo si erano posti come obiettivo l’introduzione dell’IVA, e a seguito di un progetto concordato con il Consiglio di Cooperazione del Golfo, Qatar, Bahrain, Oman e Kuwait avranno tempo fino a Gennaio del 2019 per adottare l’introduzione dell’imposta.

Il Kuwait, in particolare, potrebbe subire ritardi a causa del lento iter parlamentare. Il Governo dell’Oman non ha annunciato una data fissa per l’entrata dell’IVA, mentre i funzionari del Bahrain hanno detto che è prevista nel loro Paese per metà 2018.

Jim Krane ha affermato: “la mancanza dell’IVA negli altri Stati del GCC crea effettivamente vantaggi commerciali per coloro che non hanno ancora imposto la tassa. Mi aspetto che queste lacune vengano affrontate quando Oman, Bahrein, Kuwait ed eventualmente il Qatar seguiranno l’esempio”. Secondo il ‘The National’,Il costo della vita negli Emirati Arabi Uniti dovrebbe aumentare di circa l’1,5% quest’anno a causa dell’IVA. Il sondaggio Cost of Living Survey 2017 di Mercer, aveva già inserito Dubai e Abu Dhabi tra le città più costose dove vivere nel mondo arabo. Ci siamo chiesti che conseguenze potrebbe avere l’introduzione dell’IVA sul turismo, Krane ci ha risposto: “saranno praticamente quasi nulle”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore