sabato, maggio 26

L’Italia è Europa: voci dal Centrosinistra Pur con differenze di rilievo, la via verso un’economia del benessere e un ruolo internazionale dell’Italia ‘allargato’, passa per una forte integrazione istituzionale con Bruxelles

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Con una certa simmetria rispetto alla coalizione avversaria e, diversamente da quest’ultima, con un numero di ‘gambe’ pari a quello del 2013, il Centrosinistra si presenta alle elezioni di marzo articolato in quattro formazioni: Partito Democratico, Lista Insieme, +Europa e Civica popolare.

Programma PD – Politica europea

Secondo l’analisi contenuta nel Programma del PD, che si autodefinisce «una comunità di donne e di uomini che, di fronte a un problema, cerca una soluzione, non partecipa alla caccia al colpevole», non tutti hanno tratto pari vantaggio dalla ripresa che, tra il 2013 e il 2017, ha segnato una crescita del PIL dal -1,7% al +1,5%. In particolare, i giovani, le donne e i territori del Sud-Italia hanno risentito di questa mancanza. Investimenti export e consumi in ripresa non sono, nel discorso di apertura, garanzie sufficienti a «chiudere quelle fratture generazionali, di genere, sociali e territoriali che di anno in anno si sono allargate sempre di più» (p. 2). Occorre, perciò, guardare al problema sociale, al welfare, che non può considerarsi svincolato dall’integrazione dell’Italia nella sfera europea: «servono più lavoro, più Europa, più cultura» (p.3).

La politica estera, nel quadro dell’appartenenza storica dell’Italia all’Unione e della sua centralità euromediterranea, si pone ‘naturalmente’ come referente del discorso politico del PD. Un discorso, su questo piano, unificante, se pensiamo che all’interno del PD le correnti seguono a ramificarsi: renziani, catto-renziani, Area Dem, Sinistra riformista, Giovani turchi, Sinistra Dem, Sinistra è cambiamento…

La scelta elettorale del 4 marzo è ritenuta essenziale a un processo di rafforzamento dell’UE del quale «l’Italia sceglierà se vorrà essere alla testa (…) per renderla più vicina ai bisogni dei cittadini, per rimettere crescita e sicurezza al centro del progetto europeo, o restarne ai margini». Questo recupero di prossimità tra istituzioni e cittadinanza sarà possibile grazie a un ruolo attivo della nostra Repubblica fra i Paesi di testa dell’Unione (oggi: Germania, Francia, Spagna e Italia), secondo il principio differenziale inserito – nonostante le critiche dei governi degli Stati orientali, destinatari dell’allargamento – nella Dichiarazione di Roma del 25 marzo 2017: «Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione (…) in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile». L’immagine, contenuta in quel documento, di un’«Europa sociale», in grado di ridurre diseguaglianze e povertà nel rispetto delle diversità interne ai sistemi e alle realtà nazionali, e «più forte sulla scena mondiale» ha permeato nelle proposte come nei principi gli orientamenti del Centrosinistra.

Nel Programma del PD, che dedica al tema il secondo di 4 capitoli (intitolato: «Più Europa. E più politica in Europa» – pp. 22-27), l’Italia ha diverse carte da giocare sulla scena europea. Secondo Paese manifatturiero dopo la Germania e settimo nel mondo (con una quota costante di valore aggiunto del 2,3%, come conferma l’ultimo Rapporto del Centro Studi Confindustria), «siamo l’unico Paese al mondo con un costante avanzo primario da più di venti anni», forte di «una storia europeista e di integrazione, che ha attraversato governi di vari colori e differenti fasi storiche». Inoltre, rispetto ai mancati adempimenti nei confronti dell’Europa, «negli ultimi tre anni le procedure di infrazione a carico del nostro Paese sono passate da 120 a 62». Fatto rilevante nel processo di risanamento dell’economia, negli ultimi due anni l’Italia ha negoziato con la Commissione europea la gestione in via preventiva degli aiuti di Stato. Il passaggio dalla crisi a una nuova fase di crescita, che confermerebbe l’uscita dell’Italia dalla seconda recessione (2011-2013) «in accelerazione tirata dall’industria» è, secondo il Rapporto sopra citato, progressivo e non ancora sufficientemente percepito nel Paese.

Nell’attuale Europa unita, le derive del principio di solidarietà che dovrebbe orientare l’azione dei singoli Stati sono evidentemente legate alla gestione comune dei flussi migratori, al rispetto delle ricollocazioni e, in seconda battuta, alla percezione dei fondi europei. In proposito, il Programma non risparmia una dura critica ai Paesi che (a partire dai 4 di Visegrád) si dicono «europeisti quando si tratta di passare alla cassa dei fondi strutturali, e nazionalisti quando si parla di diritti e solidarietà»: «Non è accettabile continuare a dare fondi europei a chi non rispetta i diritti fondamentali e non adempie ai propri obblighi (…) in ambito di asilo e migrazione».

Le numerose misure specifiche proposte in materia economica e finanziaria (istituzione di un Ministro delle Finanze per l’Eurozona, consolidamento di un budget comune anti-crisi, semplificazione del ‘Fiscal Compact’ che incentivi gli investimenti nazionali e la riduzione del debito, creazione di un Fondo monetario europeo, lotta all’evasione e alla concorrenza fiscale sleale tra Stati, apertura dei mercati e tutela anti-dumping) mirano a realizzare una «politica europea comune che superi la logica intergovernativa e consenta un recupero di sovranità democratica di fronte alle sfide della globalizzazione». A tali misure dovrà fare riscontro «un cambio di passo nella politica sociale dell’Unione Europea, che ora è troppo frammentata e poco riconoscibile ai cittadini». Essa dovrà essere «razionalizzata e rafforzata finanziariamente»; ma l’aspetto economico-finanziario non esaurisce la definizione della nuova «cittadinanza sociale» auspicata dal PD, basata su «un nucleo di diritti soggettivi direttamente ancorato al livello europeo». In questa direzione, oltre ai fondi già esistenti (ad esempio, il Fondo di aiuti europei agli indigenti – FEAD) sono previste l’attuazione del ‘Piano Prodi’ per lo sviluppo delle infrastrutture sociali, un progetto di «‘Children Union’ che realizzi investimenti comuni contro la povertà educativa», uno schema di previdenza europeo per i lavoratori mobili e uno schema intra-europeo di assicurazione e monitoraggio contro la disoccupazione.

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