giovedì, maggio 24

L’ISIS sperimenta nuove forme di attacco in Indonesia Prima donna a morire nelle vesti di kamikaze in Indonesia, impiegate intere famiglie bambini compresi per sfuggire alla rete di controllo dell’Intelligence, le nuove forme di terrorismo dello Stato Islamico

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Nemmeno il tempo di svegliarsi dalla Domenica di sangue e l’Indonesia si ritrova nuovamente sotto shock a suon di esplosioni, morti e feriti. Infatti, tre membri di una seconda famiglia di kamikaze sono morti in chiusura della serata di domenica 13 Maggio e –di fatto- son rimasti vittime di se stessi, in quanto esplosi con l’ordigno che stavano preparando in un appartamento di Sidoarjo , non lontano da Surabaya, teatro degli attacchi nei pressi di tre chiese cristiane attuati da una famiglia di reduci dalla Siria ed affiliatisi profondamente con i dettami dell’ISIS. Secondo le indagini in corso da parte della Polizia indonesiana, una delle vittime di questa esplosione era un caro amico del padre della famiglia di sei persone che nella giornata di Domenica 13 Maggio ha organizzato il triplice attentato nei pressi di chiese cristiane a Surabaya, attacchi nel corso dei quali sono complessivamente morte 14 persone e 41 son rimaste ferite in modo più o meno grave.

E non è tutto. Proprio nella mattinata del 14 Maggio, sempre a Surabaya, si è verificato un altro attentato con una motocicletta-bomba scagliata contro la sede del Quartier Generale della Polizia. Anche questo attacco è stato attuato da cinque membri tutti appartenenti ad una stessa famiglia. A farsi saltare in aria son stati i genitori e due figli, una sorellina di otto anni, invece, è sopravvissuta. Il bilancio finale è di almeno quattro agenti uccisi e sei civili feriti.

Questi attacchi ed esplosioni fanno seguito alla Domenica di sangue del 13 Maggio, una data che verrà ricordata certo per essere stata una strage di cristiani ma anche perché s’è trattato dell’attentato più grave svoltosi in Indonesia nell’arco dell’ultimo decennio. Vi è anche un altro primato: è il primo attentato che ha visto coinvolta (e morta) una donna-kamikaze. Si è trattato di tre esplosioni all’esterno di tre differenti chiese Cristiane a Surabaya, la seconda città più popolosa d’Indonesia, la Nazione musulmana più popolosa al Mondo. Almeno 13 morti e 41 feriti. Gli attentati sono stati rivendicati dall’ISIS e sono stati compiuti da una famiglia di sei membri. Una famiglia tornata dalla Siria, affiliata all’ISIS, tra i componenti quattro figli tra i 9 e i 18 anni. Le tre esplosioni sono avvenute Domenica 14 Maggio, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra intorno alle 7,30, cioè poco prima della messa del mattino. Il primo attacco ha colpito la chiesa di Santa Maria dove si son fatti saltare in aria i due figli adolescenti della famiglia, 18 e 16 anni. Poco dopo il padre ha guidato un’autobomba contro una chiesa pentecostale, infine s’è fatta esplodere la madre, insieme ai due figli più piccoli, all’esterno di una chiesa calvinista. Visitando i luoghi degli attentati, il Presidente indonesiano Joko “Jokowi” Widodo ha bollato gli attacchi come atti barbari e vili, al di là di ogni umanità.

Secondo i servizi di Intelligence indonesiani, gli attacchi sono stati coordinati da Jemaah Anshorut Daulah (JAD) , una rete di alcune decine di miliziani che hanno prestato giuramento allo Stato Islamico tre anni fa e che sono stati già protagonisti di attacchi di entità minore in Indonesia. In una fase successiva agli attacchi di Surabaya, la Polizia indonesiana ha ucciso quattro militanti del JAD prima dell’alba di Lunedì in alcune città dell’Ovest dell’Isola di Giava, roccaforte strutturatasi come tale in tempi recenti per i gruppi ed i miliziani affiliati all’ISIS. Gli attacchi della giornata di Domenica 13 contro la minoranza cristiana in Indonesia –il 9 per cento della popolazione indonesiana intesa nella sua interezza ovvero 260 milioni di abitanti- sono i più gravi dalla Vigilia di Natale del 2000, quando morirono 15 persone.

Dopo gli attentati di Bali del 2002, quando morirono 202 persone, le Autorità indonesiane hanno avviato una vasta campagna anti-terrorismo in tutto il Paese, questa ha progressivamente indebolito la presenza di frange affiliate ad al Qaeda. Più recentemente, però, hanno preso piede gruppi estremisti e terroristici sempre più vicini all’ISIS che prediligono colpire figure di spicco soprattutto nelle file delle Istituzioni e delle Forze di Polizia e militari. Non a caso, pochi giorni prima del bagno di sangue di Domenica 13 Maggio, a Depok, periferie di Jakarta, vi è stata una sommossa in un braccio di un carcere di massima scurezza dove sono detenuti condannati per reati di terrorismo, sono stati presi in ostaggio nove agenti del corpo di élite anti-terrorismo Densus 88 e cinque sono stati uccisi dopo averli torturati. Le Forze di Sicurezza hanno sedato la rivolta, provocando tre morti tra i miliziani. Per alcuni osservatori esperti locali, i fatti di Surabaya potrebbero essere una specie di rappresaglia o vendetta dopo la chiusura violenta della sommossa del carcere di Depok.

Ulteriore ipotesi sulla quale si sta riflettendo in queste ore in Indonesia: i fatti di Depok e Surabaya potrebbero essere la sperimentazione di nuove forme di impiego di soggetti a fini di attuazione di attacchi terroristici nel corpo stesso della società indonesiana, il che spiega perché siano state addottorati ed addestrati prima ed impiegati poi interi nuclei familiari. In secundis, ma solo in ordine a riflessioni in corso, si profila una preoccupazione ancor più grande per quel che attiene ai fatti di Depok e Surabaya: le frange terroristiche locali affiliatesi all’ISIS stanno riorientando i propri metodi e le proprie priorità nell’individuare le vittime in quanto a espansione del proprio raggio d’azione ed approfondimento della violenza che si intende esplicare per minare la stabilità in Indonesia e in tutta la zona Sud Est asiatica. Così, i reduci delle lotte sul terreno in Siria oggi porterebbero con sé le famiglie che lì sono nate e si sono accresciute ma porterebbero con sé anche tutto ciò che hanno imparato in termini di addestramento, tecniche militari e nell’istruire nuove “reclute” da impiegare in attentati e varie azioni terroristiche sul suolo indonesiano.

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