lunedì, novembre 20

Linfedema, a Genova guarire è possibile

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Dal 1973 il Professor Corradino Campisi e il Dottor Corrado Cesare Campisi, entrambi genovesi, rappresentano il binomio punto di riferimento professionale più riconosciuto, avanguardistico e importante a livello internazionale nella cura del linfedema, patologia diffusissima in Italia e nel mondo sulla quale attualmente l’informazione è spesso frammentaria, scarsa e confusa.
Il Centro genovese presso cui operano costantemente ogni anno moltissimi pazienti provenienti da ogni parte del mondo è un’Eccellenza sanitaria tutta italiana: www.chirurgiadeilinfatici.it è il sito di riferimento per tutti coloro che vogliano approcciare in maniera chiara e corretta il problema.

Ecco che cos’ha raccontato con dovizia di argomenti e passione viscerale  Corrado Cesare Campisi, svelando tutte le nuove acquisizioni, frutto di una seria e costante attività di ricerca che ha consentito alla medicina attuale di fare passi da gigante nel corretto approccio e risoluzione a 360° della patologia del linfedema che interessa ogni anno milioni di persone in tutto il mondo.

 

Dottor Campisi quali gli attuali numeri dell’incidenza del linfedema nel mondo?
I dati ricavabili dalla Letteratura Internazionale, corrispondenti a quelli ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riportano un’incidenza del linfedema nel mondo pari a 300 milioni di casi (circa una persona ogni 20). Quasi la metà dei linfedemi è di origine primaria ed è caratterizzata da una base congenita linfangio-adeno-displasica, ossia dovuta ad una malformazione, con conseguente malfunzionamento dei linfonodi e/o vasi linfatici. Altri 70 milioni sono di origine parassitaria – le forme più frequenti sono rappresentate dall’infestazione da Filaria Bancrofti -, particolarmente presenti nelle aree tropicali e subtropicali (India, Brasile, Sudafrica). Altri 50 milioni sono post-chirurgici e specialmente secondari al trattamento del carcinoma mammario. Gli altri 30 milioni sono essenzialmente causati da problemi funzionali di sovraccarico del circolo linfatico: ad esempio, in esiti di flebo-trombosi profonda dell’arto inferiore, insufficienza epatica, sindrome nefrosica, fistole artero-venose.

E in Italia, invece?
Il linfedema rappresenta un problema sanitario attivo anche in Italia, dove l’incidenza supera i 40.000 nuovi casi l’anno (numeri sovrapponibili a quelli del carcinoma mammario). Pertanto, questa patologia, potenzialmente invalidante, merita particolare attenzione e centri dedicati multidisciplinari con alta specializzazione per garantire le cure migliori per ottenere validi risultati, stabili a lungo termine.

Il linfedema è una malattia che oggi può essere curata sino alla guarigione?
Assolutamente sì. Le moderne tecniche chirurgiche attualmente a disposizione, previo un corretto inquadramento diagnostico clinico-strumentale, consentono un trattamento personalizzato, a seconda del caso specifico, rivolto alla normalizzazione della qualità della vita di ogni singolo paziente affetto da linfedema. Possiamo, infatti, essere fieri di poter offrire oggi una vera cura per una patologia come quella linfedematosa degli arti, cronica e progressivamente invalidante. Per il trattamento chirurgico del linfedema, primario o secondario, sono, quindi, a disposizione metodiche chirurgiche e microchirurgiche mini-invasive che consentono eccellenti risultati a breve, medio e lungo termine.

A Genova esiste un’eccellenza italiana nella cura di questa patologia. Ce ne può parlare?
Da oltre 40 anni, la cura dei linfedemi primari e secondari degli arti trova a Genova il massimo dell’esperienza maturata imputabile alla case history unica nel suo settore del Professor Corradino Campisi e del sottoscritto, attraverso la ricerca e le applicazioni cliniche, grazie alle moderne metodiche già validate dalla Comunità Scientifica internazionale, alle tecniche più avanzate di microchirurgia ed ai risultati a lungo termine statisticamente più significativi: vale a dire, oltre i 20 anni dall’intervento.

Come ha avuto origine il polo genovese?
L’attività chirurgica dedicata alla patologica, progressivamente disabilitante, del linfedema ha avuto i suoi inizi nel 1973, a Genova, presso la Clinica Chirurgica dell’Università – Ospedale San Martino, diretta dal Prof. Egidio Tosatti, Presidente e Fondatore della Società Italiana di Linfangiologia e Maestro del Prof. Corradino Campisi, Ordinario di Chirurgia Generale, attuale Direttore della Unità Operativa Dipartimentale di Chirurgia dei Linfatici presso il Dipartimento di Chirurgia Generale, Specialistica ed Oncologica dell’IRCCS Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino – IST Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro. Tale Unità Operativa è la prima esistente in ambito nazionale e ad essa si rivolgono i numerosi pazienti, provenienti da tutte le regioni d’Italia e dall’estero.

A chi si rivolge, oggi, la vostra struttura?
A Genova è presente un team di esperti che offre una completa gamma di competenze disciplinari per la globale presa in cura del paziente affetto da linfedema sia primario che secondario. E’ possibile eseguire visite specialistiche e di controllo ambulatoriale per valutare il più appropriato iter diagnostico-terapeutico, con l’obiettivo di una stabile guarigione. Nei pazienti oncologici che hanno subito interventi chirurgici di grande complessità – in particolare, tumore della mammella, melanoma, tumori ginecologici ed urologici – è possibile eseguire una visita per valutare il rischio di linfedema secondario e, conseguentemente, supportare il paziente con una diagnosi precoce, consigliando poi un idoneo trattamento che, nell’esperienza genovese, può comportare anche la prevenzione microchirurgica quando il linfedema è ancora subclinico e non manifesto.

Quanti a oggi i casi clinici presi in carico?
Nell’arco dei molti lustri trascorsi dall’inizio di tale attività sono stati trattati oltre 4000 pazienti, statisticamente valutati con un ‘follow-up’ post-operatorio a lungo termine, variabile da un minimo di 5 anni a più di 20 anni dall’intervento. Questa ampia casistica conferisce al Centro Genovese, in ambito internazionale, la leadership indiscussa, essendo le procedure chirurgiche e microchirurgiche attuali il frutto del progresso scientifico e tecnologico che permette di ottenere, nei vari stadi della malattia, complessivamente i risultati migliori.

Quali le principali novità mediche introdotte nel trattamento clinico del linfedema?
Delle varie metodiche microchirurgiche oggi citabili nel panorama globale, quella del Centro Genovese si è dimostrata la più affidabile sotto il profilo clinico-funzionale e per la qualità di vita dei pazienti, anche in stadi molto avanzati della malattia. Attraverso un approfondito iter diagnostico clinico-strumentale (in cui fondamentale è il ruolo assunto dalla linfoscintigrafia), i pazienti vengono stadiati e selezionati per la terapia chirurgica, sulla guida anche della qualità e del grado di risposta ad un idoneo trattamento medico-fisico e riabilitativo, comunque non protratto oltre i 6-12 mesi dalla diagnosi iniziale, nei casi meno responsivi, al fine di evitare alterazioni tissutali progressivamente irreversibili e le complicanze infiammatorie e dermato-infettive (linfangiti acute, subacute e croniche), tipiche dell’evoluzione della patologia.

Qual è il procedimento interventistico più evoluto oggi per la cura del linfedema?
La tecnica microchirurgica che nell’esperienza genovese si è dimostrata la migliore in assoluto è quella detta MLVA – Anastomosi Linfatico-Venosa Multipla, che consiste nel derivare (bypass) i collettori linfatici all’interno di segmenti venosi tributari di tronchi venosi superficiali e/o profondi, a seconda dei casi, dotati di apparati valvolari continenti e, quindi, tali da impedire il reflusso gravitazionale di sangue nei linfatici. Per questa ragione è essenziale studiare accuratamente anche il circolo venoso dell’arto da trattare (Eco-Color-Doppler pre-operatorio).

Quali, a oggi, i risultati ottenibili nella cura a lungo termine del linfedema?
Con questo specifico trattamento microchirurgico proposto dal Centro Genovese, negli stadi precoci della malattia, si ha una riduzione media dell’eccesso di volume pre-operatorio superiore al 90%, con una ripresa rapida da parte del paziente delle normali attività quotidiane. Questi ottimi risultati consentono di ridurre progressivamente e poi sospendere la necessità di terapie medico-fisico e riabilitative, compreso l’impiego del tutore elasto-compressivo.

Il linfedema per chi ne soffre, oltre che clinico, è spesso anche un problema estetico complesso.
Per ottenere analoghi risultati anche negli stadi più avanzati della patologia – fino alla cosiddetta “elefantiasi”, ovvero l’ingigantirsi sproporzionato degli arti -, è stata recentemente messa a punto dagli specialisti del Centro Genovese una tecnica rivolta all’asportazione del tessuto fibro-adiposo in eccesso, prodotto dalla stasi linfatica cronica, non rimovibile con la sola microchirurgia. Tale metodica mini-invasiva, proposta dopo il trattamento microchirurgico, consente una riduzione del 100% del volume pre-operatorio in eccesso. La tecnica, chiamata “Fibro-Lipo-Linfo-Aspirazione (FLLA) con preservazione delle strutture linfatiche loco-regionali (LVSP)” rappresenta una liposuzione selettiva rivolta alla normalizzazione degli arti affetti da linfedema, dopo aver ripristinato il drenaggio linfatico mediante il preliminare idoneo approccio microchirurgico. La preservazione delle vie linfatiche viene garantita dall’utilizzo della micro-linfografia fluoresceinica al verde indocianina (PDE Test) che permette di mappare le strutture linfatiche lungo il percorso delle cannule da liposuzione.

Quanti, attualmente, i soggetti curati con tale innovativa metodica chirurgica complementare?
Dal 2013 ad oggi, sono stati trattati con questa procedura complementare più di 350 pazienti affetti da linfedema in stadio avanzato, con eccellenti risultati funzionali ed estetici per il paziente. Oltre che a Genova, tali procedimenti chirurgici vengono applicati in Italia anche nei centri di eccellenza di Rapallo e Reggio Emilia.

Quali, invece, le differenze con gli apporti chirurgici proposti altrove?
La cosiddetta “supermicrochirurgia linfatico-venulare” non usufruisce di “follow-up” a lungo termine tale da garantirne risultati stabili nel tempo, anche in considerazione di quanti nel passato hanno proposto la stessa metodica con risultati di scarsa rilevanza. Non può, inoltre, trattare i quadri di linfedema in cui è alterato anche o solamente il circolo linfatico profondo, intervenendo solo sui linfatici superficiali sub-dermici, risultando comunque tale metodica preclusa agli stadi più avanzati. Per quanto concerne il trapianto autologo di linfonodi/tessuto linfatico, anch’esso recentemente proposto, tale procedura, allo stato ancora sperimentale e oggetto di ampio dibattito, comporta il rischio della comparsa di linfedema secondario nella sede donatrice e sono stati riportati casi di evoluzione in tumore maligno provocato dai fattori di crescita stimolati dal trapianto.

Dunque, Dottor Campisi, guarire completamente e non ricadere nel dramma del linfedema è possibile?
Tutte queste tecniche chirurgiche rappresentano oggi la chiave per un trattamento completo del linfedema, garantendo ottimi risultati sia dal punto di vista funzionale che estetico per il paziente. La terapia medico-fisico e riabilitativa pre-operatoria e post-operatoria, complementare a quella chirurgica e microchirurgica, consente prima di destadiare il linfedema e poi di stabilizzare il risultato a lungo termine, al fine di supportare il paziente in un percorso di cura definitiva.

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