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Licata sfiducia il Sindaco, la Sicilia è emergenza europea

Il torto di Cambiano? avere applicato una sentenza del Tribunale di Agrigento. E la politica tutta complice e silente
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Come previsto, il Sindaco di Licata, Angelo Cambiano, è stato sfiduciato dal Consiglio comunale. Il suo torto, avere applicato -purtroppo lasciando a metà il lavoro- una sentenza del Tribunale di Agrigento, passata in giudicato, che dichiarava abusive circa 200 ville costruite sul litorale, non case per miserabili. Ne avevo parlato nell’articolo di lunedì 7 agosto, raccontando i dettagli di una vicenda che in quelle proporzioni poteva prendere corpo solo in Sicilia e che nemmeno Luigi Pirandello avrebbe saputo apparecchiare in maniera così grottesca. Tanto grottesca che il Sindaco è sotto scorta mentre i nemici della legalità possono celebrale la loro vittoria.

La politica tutta è complice e silente, timorosa, in vista delle prossime regionali, di perdere consenso.
Si pensi che il centrodestra evoca il nome di
Totò Cuffaro, puntando ai suoi voti senza vergona, come se fosse stato vittima di un errore giudiziario o condannato per parcheggio in seconda fila.

Una follia, in una regione che oramai è da identificare come emergenza europea, prima ancora che nazionale. La distanza che separa un qualunque distretto europeo dalla Sicilia è diventata abissale, ma quello che più fa paura è l’andamento ingravescente di questa corsa verso il basso nonché l’assenza di prospettive. Il male, infatti, è oramai penetrato nel Dna mentre i contropoteri che potrebbero rovesciare il tavolo sono troppo impegnati a giocare con i loro piccoli traffici interni, a cominciare dalle università siciliane, tre delle quali sono vecchie di oltre 500 anni. Ognuno pensa di salvarsi da solo, mentre l’aereo è rimasto senza carburante è sta precipitando nell’Oceano. Persino la Chiesa isolana è inconsistente, don Pino Puglisi rimane uno dei pochi scomodiincidenti’, memoria per molti consacrati, carrieristi o semplicemente codardi, inadempienti quando non compiacenti, al netto di qualche eccezione.

Conosco la differenza tra una villa abusiva e un tugurio, avendone da piccolo abitato uno, costruito per disperazione da padri che avevano trasformato una vecchia caserma militare in una baraccopoli, surrogando istituzioni incapaci di dare una casa a chi non ne aveva. È l’unico abusivismo tollerabile, quello di sopravvivenza, il resto è crimine. In Sicilia è sistema, in tutti i campi di materia, alimentato da una politica popolata di individui spregiudicati, impreparati e attenti solo alla difesa della loro carica, ossia il loro posto di lavoro, che dilapidano risorse enormi e minando i conti dello stato nazionale, come denunciato di recente dagli organi di controllo.

Politica inqualificabile, dunque, sostenuta da popolazioni che portano sulle spalle l’orrenda responsabilità di avere svenduto l’avvenire dei propri figli, che sempre più vedranno sciamare lontano, alla ricerca di un briciolo di avvenire. Cittadini imperdonabili, protagonisti di una gigantesca sindrome di Stoccolma in cui rapitore e rapito fraternizzano fino a innamorarsi. Una malattia che rende il futuro dell’Isola semplicemente improbabile o addirittura impossibile.

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