lunedì, novembre 20

Libia: riecco la tratta degli schiavi Siria, la Russia accusa: 'Usa appoggiano direttamente l'Isis'. Libano, Hariri pronto a tornare in patria

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Aste di esseri umani. A dirlo è un reportage esclusivo della ‘CNN‘, secondo cui in Libia vengono vendute persone anche a 800 dollari. Grazie a telecamere nascoste, la rete americana ha ripreso una vendita a Tripoli. In particolare ad essere venduto è «uno scavatore, qui abbiamo uno scavatore, un omone forte, in grado di scavare». I filmati sono stati consegnati alle autorità libiche, che hanno promesso un’indagine.

Il tenente Naser Hazam, dell’agenzia governativa libica contro l’immigrazione illegale a Tripoli, ha dichiarato di non aver mai assistito ad una vendita di schiavi, ma di essere a conoscenza di gang criminali che gestiscono il traffico di esseri umani.

Intanto l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein in un comunicato diffuso a Ginevra fa sapere: «La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità. Gli osservatori dell’Onu in Libia sono rimasti scioccati da ciò che hanno visto: migliaia di uomini denutriti e traumatizzati, donne e bambini ammassati gli uni sugli altri, rinchiusi dentro capannoni senza la possibilità di accedere ai servizi più basilari» e accusa «l’Ue e i suoi stati membri di non aver fatto nulla per ridurre gli abusi perpetrati sui migranti».

Ma non è tutto per la Libia: un gruppo di avvocati europei impegnati nella difesa dei diritti umani ha denunciato il generale Khalifa Haftar al Tribunale dell’Aja per crimini di guerra e contro l’umanità.

Passiamo alla Siria, dove il ministero della Difesa russo accusa gli Usa di appoggiare direttamente l’Isis. In particolare si sottolinea che la coalizione ha ‘tentato di disturbare’ l’aviazione russa ad Abu Kamal per garantire la fuga degli jihadisti. Per il ministero russo, i miliziani sostenuti dagli Usa agiscono travestiti da membri delle Forze Democratiche Siriane e si sottolinea: «Gli Usa si sono rifiutati di bombardare un convoglio Isis in fuga da Abu Kamal usando come pretesto la Convenzione sui prigionieri di guerra».

Torna a parlare Saad Hariri, il premier dimissionario che da Twitter fa sapere che tornerà in Libano «entro i prossimi due giorni», che bene e che la sua famiglia resterà in Arabia Saudita. Certo è che il presidente libanese al momento non ha accettato le sue dimissioni e che spera di scoprire i reali motivi della sua ‘fuga’.

In Afghanistan i talebani hanno sferrato la notte scorsa una serie di attacchi contro le forze di sicurezza nella provincia Kandahar. Almeno 62 i morti, di cui 40 jihadisti e 22 membri di polizia ed esercito. Obiettivi dei talebani, ha precisato il portavoce della polizia di Kandahar, sono stati almeno 15 checkpoint.

In Yemen invece un kamikaze si è lanciato alla guida di un’autobomba contro un centro delle forze di sicurezza ad Aden. L’attacco, secondo le prime informazioni, ha provocato 4 morti e anche diversi feriti. Nella città portuale di Aden ha sede il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, vicino all’Arabia Saudita.

Andiamo in Gran Bretagna, dove è iniziata alla Camera dei Comuni la discussione degli emendamenti al Withdrawal Bill, la legge quadro sulla Brexit. Ne sono stati presentati oltre 470, per un totale di 186 pagine, soprattutto dal partito laburista, che vuole introdurre una serie di modifiche per rendere l’uscita dall’Ue più ‘soft’. Secondo la ‘BBC‘ ci sono anche una decina di Tories che appoggeranno molti di questi emendamenti. L’iter della legge, ora in seconda lettura, è ancora lungo: il dibattito sul provvedimento andrà avanti fino a Natale.

Nuove accuse alla Birmania da parte della popolazione Rohingya. Secondo alcuni superstiti, ci sono state uccisioni a sangue freddo e stupri di massa nei villaggi da parte dei militari. Rashida Begum, una profuga Rohingya, ha raccontato alla rete britannica ‘BBC‘ di aver dovuto assistere all’assassinio del suo bebè e di essere sfuggita in prima persona a un tentativo di sgozzamento nel villaggio di Tula Toli.

Chiudiamo andando in Zimbabwe, dove blindati sono entrati nel centro di Harare, la capitale dello stato africano. Circondata anche la tv di Stato. Ieri, il capo dell’Esercito Constantino Chiwenga aveva intimato indirettamente al presidente Robert Mugabe di fermare l’epurazione che ha portato alla fuga del vicepresidente, suo potenziale successore. Si parla sempre di più di colpo di Stato.

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