Politica Analisi

Esteri: il Punto

Libia: Obama chiede all’Italia maggiore sforzo in Libia

Iraq, rallenta l'avanzata verso Mosul. Israele critica l’Unesco per la risoluzione su Gerusalemme est

Italia-Libia-
Advertising

Nella serata di ieri il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto al Presidente del consiglio Matteo Renzi un rinnovato impegno militare dell’Italia in Libia. Attualmente il nostro Paese ha dislocato nella sua ex colonia 300 militari con la missione ‘Ippocrate’ a difesa dell’ospedale civile di Misurata, su richiesta del governo di Tripoli guidato da Serraj. La base dell’operazione è nell’ex Accademia Aeronautica libica, dov’erano già stati inviati uomini delle forze speciali – nello specifico un gruppo misto di incursori – in vista del dispiegamento della missione e aprire un coordinamento con le autorità locali. Oltre all’Esercito è coinvolta la Marina Militare, che vede al momento impegnati l’incrociatore San Marco e una nave da guerra in grado di colpire anche bersagli nell’entroterra, mentre un aereo cargo C27-J dell’Aeronautica è disponibile in Italia per eventuali evacuazioni o trasporti di emergenza.

Nel frattempo, il premier del governo libico provvisorio di Tobruk, Abdallah al Thani, ha incontrato il capo del governo di salvezza nazionale (Gnc) degli islamisti di Khalifa Ghwell che venerdì ha tentato un golpe a Tripoli contro Sarraj, occupando alcune sedi istituzionali. Lo scrive Alwasat, precisando che i due hanno discusso della formazione di un nuovo governo unificato che sostituisca le autorità di Tripoli. Non è chiaro dove e quando si sia tenuto l’incontro. Sempre sul piano diplomatico si svolge oggi nella capitale nigerina Niamey la riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi del vicinato libico, cui parteciperanno l’Algeria, che ha promosso l’iniziativa e che sarà rappresentata dal ministro degli Affari del Maghreb, dell’Unione africana e della Lega araba, Abdelqader Messahel, i cinque Paesi confinanti, ossia Tunisia, Egitto, Ciad, Sudan e Niger, e la Libia stessa. Puntare su dialogo e riconciliazione, impedendo qualsiasi interferenza straniera: questi i punti al centro del vertice. Sul fronte petrolifero, la produzione ha registrato un lieve incremento toccando quota 580 mila barili di greggio al giorno, circa un terzo dei livelli pre rivoluzione.

Rallenta l’avanzata della coalizione contro lo Stato islamico a Mosul. I jihadisti dello Stato islamico stanno usando i civili come scudi umani e si servono di attacchi suicidi per fermare l’avanzata della coalizione che sostiene Baghdad. Ad esempio, stamattina due autobombe guidate da kamikaze sono state fatte esplodere a ridosso delle linee delle forze governative irachene nei pressi del villaggio di Hamdaniya, 35 chilometri a sud-est di Mosul. Secondo la Reuters, sarebbero pronti a usare anche armi chimiche. A Baghdad ci sono state proteste, intanto, per la presenza di truppe turche nella coalizione anti-Isis. La cifra reale degli uomini impiegati nell’offensiva è incerta. Sarebbero trentamila i soldati inviati da Baghdad, sostenuti dagli americani e dai francesi, che sono di stanza nella base aerea di Qayyara, dove sarebbero concentrati anche diecimila uomini delle milizie sciite dirette in vario modo da Teheran. Sono schierati sul campo anche alcuni battaglioni di Peshmerga, che sperano di penetrare tra i primi in città. Inoltre, poco fuori Mosul, altri cinquecento uomini di Ankara attendono il momento propizio per entrare in gioco.
Circa 200.000 persone potrebbero essere costrette a fuggire a causa dell’offensiva militare per riprendere il controllo dell’importante località nel nord dell’Iraq. Lo afferma una nota dell’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha). Intanto le forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti hanno effettuato 14 attacchi aerei contro l’Isis in Siria e in Iraq nelle ultime ore, dove sono stati colpiti obiettivi sensibili tra cui edifici, ma anche unità tattiche, veicoli, depositi di armi e altre postazioni.

Mosca e Damasco estenderanno di tre ore la tregua umanitaria prevista per domani ad Aleppo su richiesta delle organizzazioni internazionali. Lo fa sapere lo Stato Maggiore russo. Lo stop ai raid sarà dunque in vigore fino alle 19:00 ore di Mosca. I jet russi e siriani hanno interrotto le operazioni fin da ieri e mantengono una distanza da Aleppo di almeno 10 chilometri. L’ambasciatore russo a Bruxelles Aleksander Tokovinin è stato convocato al ministero degli Esteri belga, dove gli sono state notificate le proteste del governo per le accuse di Mosca secondo cui sono stati F-16 belgi a bombardare, nella notte fra lunedì e martedì, il villaggio di Hassajek, vicino ad Aleppo, provocando la morte di sei civili e il ferimento di altri quattro.

Native Advertising

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>